Visione distorta della realtà

Visione distorta della realtà

Critiche sul Bologna reduce dalla seconda sconfitta consecutiva, ma il tiro al bersaglio su una squadra che tante gioie ha regalato è fuori luogo (anche perché occorre ricordarsi da dove si è partiti)

Il Bologna non vince dal 14 febbraio: 2 gol fatti e 4 subiti nell’ultimo mese, una vittoria, tre pareggi e due sconfitte. I dati confermano la flessione del Bologna, quantomeno se si paragona questo rendimento a quello sontuoso tra autunno e inverno. Prima di Atalanta-Bologna scrissi una cosa: “Se la prestazione opaca di Milano dovesse ripetersi, potremo aprire il dibattito”. Bene, ci siamo.

L’assunto è questo: probabilmente c’è una visione distorta della realtà sul vero livello della squadra. Ovvero: non è che forse il Bologna di Delio Rossi è stato sottovalutato e quello di Donadoni sopravvalutato? In estate si pensava ad un Bfc da salvezza tranquilla, da metà classifica, da pochi patemi e qualche soddisfazione, l’inizio della stagione ci ha consegnato un Bologna da retrocessione mentre quello invernale è stato da Europa. Forse esiste la via di mezzo, proprio la salvezza tranquilla. E se si sta a metà, significa che ci saranno porzioni di stagione convincenti ed entusiasmanti alternate ad alcune più buie, pallide, stanche. Altrimenti il Bologna di Donadoni, mantenendo quella media, sarebbe andato a riprendere pure il Milan. Impensabile.

E allora, è sicuramente lecito chiedere conto di una ‘crisetta’ e analizzare il momento difficile, ovvero un Bologna meno tonico, meno qualitativo, meno affamato, ma non lo è buttare nel rusco quanto di buono fatto fino a qui. Questo vale sia per l’opinione pubblica e anche per la squadra. Il Bologna è ancora decimo, parte sinistra della classifica, e può essere ingiusto sparare a zero su una squadra che fino adesso è andata a mille, probabilmente sopra quelle che possono essere le vere possibilità tecniche, lottando, sudando, faticando con impegno e dedizione per risollevarsi dalle secche della zona retrocessione. Sbattere i mostri rossoblù in prima pagina non mi piace. Criticarli sì se le prestazioni sono insufficienti, esagerare dopo tutto quello che è stato fatto no. I giocatori invece dovrebbero sfruttare la sosta per ricaricare le pile – e con esse le motivazioni – evitando che la critica li distrugga per un finale di stagione in calando. Tocca a loro reagire, mettendo a zittire i puritani del calcio, quelli che vorrebbero sempre vittorie e giocate da Barcellona nel corso di tutte le partite.

E’ lecito pensare dunque che la grande maggioranza dei tifosi avrebbe firmato, a luglio, per un Bologna a quota 36 punti a fine marzo e 8 lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione. Bene, la squadra è proprio lì, dove si sperava e si credeva potesse essere con Saputo alle spalle e Corvino Ds. Donadoni ha risollevato il lavoro di Corvino, ma anche la dirigenza ha il merito di aver messo a disposizione del mister una squadra consona e funzionale all’obiettivo. C’è un calo del desiderio? Sì, lo hanno ammesso gli stessi giocatori, evidentemente rilassati dal cuscinetto scavato sulla zona calda e fiaccati da una cavalcata che li ha visti andare oltre le proprie possibilità. Potevano fondere il motore, non lo hanno fatto, sono state tolte due marce per evitare il fuoco che ha fermato Raikkonen in Australia. La sosta serve per rimettere benzina nelle gambe, e anche a tutti per ricordare che Destro non c’è – assenza non da poco – e che il club viene da annate con Cristaldo, Ibson e Friberg. Inoltre, occorre ricordare che al Bologna manca un rigore contro il Carpi e uno contro l’Atalanta, due partite che sarebbero potute terminare con 3 punti in più in classifica. Un Bologna a 39 verrebbe esaltato e promosso da tutti. La memoria è sempre troppo corta…

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