Vedove o no, è tutto chiaro: conta lo spogliatoio

Vedove o no, è tutto chiaro: conta lo spogliatoio

Sono sempre stato (e lo sono tuttora) una vedova di Pioli. Parto da qui, dalla felicità nell’ammirarlo soddisfatto in finale di Coppa Italia in una stagione che lo vede in corsa per la Champions League, dopo essere stato esonerato l’anno scorso da una squadra sull’orlo della retrocessione. Anche se, occorre ricordarlo, quando venne esonerato il Bfc era ancora fuori dalla zona calda. Detto ciò, non voglio nascondermi dietro a un dito e non vedere come un anno fa fosse impossibile continuare il percorso assieme tra Pioli e il Bologna. Spaccatura evidente tra il mister e qualche giocatore, spogliatoio disunito e in preda a conflitti inutili e dannosi e una società allo sbando incapace di legittimare l’autorità dell’allenatore. Già, le vedove esistono perché Pioli ha pagato anche colpe non sue e il fuoco amico è sempre quello peggiore. Il tecnico di Parma un po’ ci mise del suo con quelle asticelle alzate, ma è chiaro che non si può imputare a lui la maggioranza delle responsabilità per quella dolorosa retrocessione. Anche perché dopo ci fu la cessione di Diamanti, un mercato di gennaio gestito in maniera inconcepibile e, ciliegina sulla torta, la scelta di Ballardini come sostituto. Diciamo che i più stretti collaboratori del presidente non hanno agito al meglio, ma questo, come sempre, è un altro discorso. Pioli dunque si è preso una bella rivincita, coadiuvato dal livello della rosa tutt’altro che paragonabile con quella del Bologna che fu. Felipe Anderson, ad occhio è croce, è un’altra cosa rispetto a Bianchi o Cristaldo. Poi però i tuoi potenziali astri li devi aiutare ad imporsi, devi metterli nelle condizioni migliori di potersi esprimere e in questo Pioli quest’anno è stato fenomenale. Bravo poi a gestire la pressione che una piazza romana ti impone di mettere sempre in conto, perché da quelle parti basta poco per trovarti i tifosi sotto casa; altroché la cordiale e vivibile Bologna.

 

Qui invece sembra che due fischi dagli spalti creino nei giocatori uno stato d’animo tumultuoso, che un paio di critiche per un rendimento casalingo sotto la media e una dura sconfitta a Carpi creino turbamenti al quieto vivere, nonostante le avversarie incalzino da dietro. In realtà, a gettare tensione, dovrebbero essere le rivali, percepire una situazione di pericolo in cui il Bologna non ha sfruttato diversi match ball con la consapevolezza che ci sarà da soffrire fino alla fine. Questo crea tensione, non il resto. Ecco dunque che conta la capacità di reazione, conta l’unità di intenti e la compattezza dello spogliatoio. Sotto questo punto di vista mi rasserena percepire come la squadra segua i dettami del mister, indipendentemente dal fatto che questi siano corretti o errati. Sulla tattica si può cambiare qualcosa se le cose non filano come si sperava, ma sui rapporti personali e sul quieto vivere all’interno delle sacre mura dello spogliatoio non c’è nulla da fare: se il giocattolino si rompe come nella passata stagione non c’è rimedio. E’ questa forse la principale motivazione (oltre al secondo posto) che ha permesso a Lopez di rimanere abbastanza saldo sulla panchina. Uno dei motivi più concreti di esonero è proprio la rottura totale tra l’allenatore e la squadra, aspetto che in questa stagione non succederà mai. Meglio così.

 

Occorre allora mettersi in carreggiata, rasserenare la mente e pensare al campo, partendo da Brescia che rappresenta un primo spartiacque per il nostro futuro. Una vittoria ci rilancerebbe, una sconfitta lascerebbe strascichi indelebili nelle menti di tutta Bologna; anche perché il Perugia ottavo è a soli sei punti. Basta poco dunque, un po’ come successe in quel 2002 quando all’ultima giornata piombammo dalla Champions all’Intertoto, dall’hotel a cinque stelle all’ostello sgangherato e senza riscaldamento. Davanti sempre il Brescia, squadra da non sottovalutare perché davanti qualche guizzo di qualità ce l’ha eccome. Lo spogliatoio sia unito dunque, ma non contro fisiologiche critiche ma nella lotta alle vere rivali di questa stagione: quelle che ci seguono in classifica. I fantasmi ci hanno già condannato una volta, una esperienza che nessuno vuole ripetere. 

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