Tre milioni da pagare per la promozione, intanto Lino Saputo…

Tre milioni da pagare per la promozione, intanto Lino Saputo…

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Possiamo chiamarla: tassa sulla vittoria. Sì, ora non solo retrocedere fa perdere denaro, ma anche essere promossi. E’ una delle tante regole bislacche che il calcio si è dato. Per mantenere integri i fatturati della cadetteria, la Lega Serie B ha deciso di mettere una tassa a chi “abbandona” la categoria per quella superiore. Tassa non estesa a tutta la Serie A (una sorta di aiuto alla B più povera) ma solo a quelle tre società che otterranno la promozione. Ecco, siccome in linea di massima retrocedono club non di primissima fascia, e se sono finiti giù significa che le finanze non stanno benissimo, imporre un aiuto economico che va a decurtare gli introiti televisivi di Sky appare un controsenso e un provvedimento iniquo per quelle società che faticano ogni anno a mantenere i bilanci in parità (o con un passivo limitato). Si torna al discorso del Parma di ieri, un conto è aiutare tutti indistintamente, un altro solo determinate società. Così, potrebbe essere una buona cosa se tutte le squadre di A fornissero una quota dei loro proventi (magari ripartiti in base alla ricchezza, es: la Juve mette più denaro del Chievo) per aiutare la B, cattiva se tocca solo ai pesci piccoli mettere sul piatto qualcosa per aiutare pesci ancora più piccoli. Certo, in linea di massima per Joey Saputo non dovrebbe essere un problema, ma se pensiamo a tutti gli investimenti fatti fino ad ora per via di un bilancio disastrato ai massimi, si capisce come ogni uscita di denaro non strettamente necessaria alla gestione del club appaia controproducente e profondamente ingiusta per chi viene da un mondo professionistico in cui si cerca di dare a tutti la possibilità di competere ad alti livelli. Ecco, ci manca solo la colletta pro Parma e poi siamo a posto.

In tutto questo marasma una ulteriore buona notizia sembra esserci, ovvero il possibile ingresso di Lino Saputo nel cda del Bologna. Notizia battuta ieri da Gianluca Di Marzio su spifferata di Emanuele Righi a cui faccio gli auguri di pronta guarigione. Le divergenze di vedute e pensiero non sono nulla al cospetto della salute. In attesa di avere riscontri, i primi hanno negato l’ipotesi, sul possibile ingresso di Saputo seniro a Bologna in un amen si apriranno due strade ben distinte ed opposte. I più ottimisti vedranno l’ingresso del capostipite come una nuova spinta propulsiva di capitali nel Bologna, perché è Lino il padrone del patrimonio da 4.8 miliardi di dollari costruito dal nulla negli ultimi sessant’anni. Sensazione mia, non escluderei anche corposi sbocchi nel business caseario, non faccio nomi di aziende ma il riferimento è abbastanza chiaro. I più scettici vedranno la discesa in campo di Saputo padre come una sorta di freno alle spese del figlio nella società felsinea, ovvero limitare l’uscita di risorse a fondo perduto per ricapitalizzare il club. Rimarrete costernati, ma vedrete che qualcuno pronuncerà la sentenza dai contorni foschi.

La storia la conosciamo già: siamo passati dal “Tacopina puffarolo” al “Saputo indeciso” concludendo con il “avete i paraocchi su Corvino”. Insomma, ci sarà sempre qualcuno pronto a guardare il bicchiere mezzo vuoto, a vedere problemi dove non ce ne sono anche se, finalmente, il Bologna è nelle mani della famiglia più ricca del Canada. Esattamente tutto ciò che abbiamo sempre desiderato: avere un padrone ricco. Per cui, lipotetico (non c’è certezza della notizia) intervento familiare con peso specifico maggiore, mi pone nella condizione di pensare alla messa in moto del secondo step di questo progetto. Servirebbe creare business, avere introiti sul territorio se non si vuole investire, anzi perdere, denaro nel calcio. In realtà qualche smentita sotto traccia della news è trapelata, di conseguenza non so dove risieda l’origine del presunto scoop, ad ogni modo, Lino Saputo o no, è chiaro come sia necessario lavorare d’insieme in questa avventura e non strettamente nel Bologna Calcio. Ci vorrà tempo per lo stadio, servirà tanto denaro per ripianare i buchi di bilancio e costruire una squadra di Serie A, di conseguenza, dando un’occhiata fugace, nell’immediato i costi saranno più dei ricavi e se non vogliamo che anche i ricchi scappino, cerchiamo di aprire al mondo la bontà del comparto produttivo felsineo che tante eccellenze esporta nel pianeta. Personalmente mi basta Saputo figlio, se entrerà anche il padre ben venga. Ora si sogna davvero, ed è tanto bello.

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