Tradizione e innovazione, il Bologna è tornato

Tradizione e innovazione, il Bologna è tornato

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, credo si possano fugare: il Bologna è tornato. Sentire il notiziario di Sky che annuncia ‘colpo Bologna, preso Quintero’, oppure ritrovarsi in home page su Gazzetta.it per l’arrivo del talento colombiano, dà perfettamente l’idea di come il club rossoblù inizi, finalmente, ad essere considerato sui network nazionali. Guardate che non si tratta solo di aspetti mediatici, ma bensì anche di status, di considerazione di cui la squadra gode e che aiuta anche le prestazioni in campo. Cioè, mettetevi nei panni del Chievo, dell’Empoli o dell’Atalanta, tutte squadre che dovrebbero contendersi la salvezza con una neopromossa, tutte società che sentono l’arrivo di questo potenziale campione e a cui arrivano graffianti le parole del chairman rossoblù con un video messaggio che trasmette la solita incredibile carica. Ah, dimenticavo, dalle altre parti sapranno anche che Saputo fa parte di una delle famiglie più ricche del mondo. Chissà che alla fine chi è in lotta per la salvezza non inizi a vedere nel Bologna non un avversario, ma una squadra che può tranquillamente arrivare decisamente più avanti, un fuori target, una formazione che con gli ultimi tre posti non ha più nulla a che fare. Sapete, un po’ di paura sale, perché delle tre neopromosse si rischia subito di escluderne una, rimangono Carpi e Frosinone, e la sensazione che dovrai giocartela con altre squadre che non siano il Bologna c’è eccome. E’ tutta una questione di percezione, perché se io vedessi il Chievo governato dal quattrocentesimo uomo più ricco del pianeta, mi preoccuperei, soprattutto se iniziasse a godere di un certo risalto mediatico che, per definire le gerarchie in precampionato, aiuta sempre. 

 

E’ un Bologna dunque che ritorna sui grandi palcoscenici, lo fa, in teoria, senza sfigurare, anzi, mettendo a segno i primi acquisti di risalto internazionale. Innovazione: ragazzi giovani, futuribili, su cui costruire un futuro luminoso. Basta sopravvivere, ora si programma, si attua un progetto e si aspira a diventare una società modello dopo anni di torture, incubi e retrocessioni. Tradizione. Lo stadio e la maglia, l’idea di togliere quella forzatura d’acciaio avvinghiata sui mattoni rossi di un tempo, il ritorno ad una casacca con colletto, una soluzione di eleganza, un po’ come quelle che distingue Federer dagli altri mascolini tennisti. Sono anche i segnali di distinzione a fare la differenza, un discorso perfettamente illustrato dalla scritta ‘lo squadrone che tremare il mondo fa’ scolpito sull’etichetta rigorosamente rossoblù. 

 

Forse sono troppo romantico, ma mai come ora la passione per questi colori, questa società e questa maglia è viva, ardente, focosa. L’attesa sale sempre più, perché questo mix innovativo che decide di riabbracciare il passato, se costruito nella maniera giusta, può rendere il Bologna una società unica nel suo genere, un modello per tanti altri club che, presi dalla frenesia del calcio moderno, dimenticano il passato, il blasone e le tradizioni che mai andrebbero dimenticate. Il Bologna c’è, è tornato e promette bene, se poi Saputo si cimenta anche nel dialetto, bè: oura ien caz amèr par tòt!

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