Tacopina chiede rispetto, Rossi i giocatori: è l’estate calda rossoblù

Tacopina chiede rispetto, Rossi i giocatori: è l’estate calda rossoblù

Due conferenze stampa, una con i crismi dell’ufficialità e sotto l’egida del club, l’altra da esiliati sui gradoni dell’impianto di Sestola. La prima di Delio Rossi, un tesserato del Bologna e al centro del progetto, la seconda di Tacopina, il presidente separato in casa. E’ la torrida estate rossoblù, di quelle che invece di scorrere tranquille verso l’inizio del campionato vengono turbate dalle tensioni societarie e da un calciomercato in notevole ritardo.

Andiamo con ordine. Partiamo dal mister che, senza rispolverare battute in stile ‘siete più giornalisti che giocatori’, ha ammesso il grave ritardo con cui la società sta improntando questo calciomercato. Non sono arrivate critiche verso l’operato di Corvino, anzi, un lavoro di comune accordo per cercare giocatori e non per racattare briciole sparse sulla tavola imbandita o ai suoi piedi. Come aveva sentenziato Corvino, chi vuole venire a Bologna, oltre a doti tecniche, deve avere una predisposizione caratteriale al sacrificio e al lavoro, inoltre: sposare totalmente la causa rossoblù. Il Bologna cerca, trova, ma dall’altra parte deve avere una risposta convinta. In sintesi: non prendiamo rusco e brusco. Ecco, la strategia mi piace, perché indirizzi il mercato verso i tuoi interessi e non verso quello di altri, purtroppo però arriverà un momento in cui sarà necessario scontrarsi con le tempistiche. Il Bologna non può rimanere così e se non dovessero arrivare i tuoi ‘obiettivi primari’ occorrerà aprire le porte anche chi, fino ad oggi, non avresti voluto vedere nemmeno in cartolina. Per quanto mi riguarda possono arrivare tutti il 21 agosto, l’importante è che arrivino, ma è ovvio sottolineare come il mister sia desideroso e smanioso di lavorare con i giocatori che saranno i futuri titolari. Ad oggi ne può utilizzare solo una metà. E’ un problema, lo sappiamo, ma la tattica attendista può dare i suoi frutti più avanti, quando le prestazioni in campo potrebbero confermare la bontà delle scelte effettuate sul mercato.

Conferenza stampa isolata invece per Joe Tacopina, sulle tribune del campo di Sestola e non al media center del Bfc. La separazione, la frattura, tra il presidente e il resto della compagine societaria è evidente, se nessun addetto stampa ha deciso di accompagnare le parole di chi, nella storia, rimarrà colui che ha strappato il Bologna dalle mani di Guaraldi e colui che – da trentesimo presidente – ha guidato il Bologna dalla Serie B alla Serie A. E’ un Tacopina che rivendica la sua posizione di ‘owner’, ovvero di personaggio che ha investito denaro nel Bologna, e di procacciatore di dirigenti. ‘Io ho portato Fenucci, io ho portato Saputo e io ho portato Andrew Nestor’, insomma, il pres lancia il sasso e non nasconde la mano, anzi, grida presente a tutti quanti anche se ad ascoltarlo sono solo i giornalisti e tifosi in collegamento radio. E’ una situazione che rattrista, vedere il presidente di un club di Serie A oscurato proprio dalla società che presiede, inoltre, Tacopina ha affermato che il famoso comunicato sulla rissa di Castelrotto era stato spedito a tutto il comparto degli addetti stampa. Sul perché non sia stato ripreso dal sito ufficiale del club, Tacopina ha risposto chiaro: ‘Evidentemente qualcuno ha chiesto che non venisse pubblicato’. Ora, senza entrare nel merito delle cose, senza prendere le parti di Saputo o di Tacopina, la prima cosa che balza agli occhi è l’assoluta inutilità dello stato di tensione che questa vicenda ha creato. Parliamoci chiaro, non è possibile che in una società di Serie A chairman e amministratore delegato non vogliano incrociare nemmeno di striscio il presidente. Di conseguenza, e questo lo ha ribadito anche Tacopina, occorre trovare al più presto una soluzione. Il problema però è che nella mente di Saputo l’unica via di uscita è la separazione, ma per far questo occorre liquidare chi ha messo soldi (o è sotto contratto) con il Bologna. Soprattutto, per scindere le sorti di Tacopina da quelle del Bologna serve che sia d’accordo chi dovrebbe essere messo fuori dalla porta. Nella fattispecie proprio Tacopina. La sensazione è che la faccenda non si chiuderà qui, anche perché in Canada giungeranno le dichiarazioni del presidente e non so come Saputo le potrà accogliere. C’è aria di guerra, ma l’importante, nonostante tutto il bene che posso volere al presidente, è che a non rompersi le scatole sia chi ci mette la grande maggioranza dei danari: ovvero il magnate canadese.

Cosa volete che vi dica, in una estate in cui avremmo solo potuto godere della Serie A e del mercato, invece riempiamo pagine con una guerra societaria che, in tutta onestà, andrebbe chiusa il prima possibile. E’ un peccato ritrovarsi in questa situazione e mi spiace ancora di più vedere come i tifosi si spacchino in pro Saputo o pro Tacopina. Servirebbe unione, coesione, lavorare per il bene comune che è solo ed unicamente quello del Bologna. Vorremmo parlare di campo e non della dignità calpestata di un presidente, che avrà certo commesso errori ma che fa parte della squadra di governo del Bologna. Ha una carica importante, quella che nei manuali di storia è affiancata a nomi del calibro di Gazzoni e Dall’Ara. Tacopina da presidente ha portato il Bologna in Serie A, la soluzione non può che essere una sola d’ora in poi: o Joe e Joey riescono a trovare un punto di convergenza, oppure occorrerà trovare le dolorose contromisure. In questo modo, con un presidente lasciato solo senza un addetto stampa e censurato nei comunicati ci facciamo solo una brutta figura.

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