Succederà che si stancheranno anche di Saputo

Succederà che si stancheranno anche di Saputo

Quando gioca la Nazionale, in Italia ci sono 60 milioni di commissari tecnici, a Bologna, quando inizia il calciomercato, 600mila (non so esattamente la popolazione felsinea) direttori sportivi. I primi acquisti non sono piaciuti: Rossettini è bollito, Diawara e Rizzo sconosciuti. Si è aperto il tribunale dell’inquisizione, chiunque non sia Messi è un pacco. Che poi, dovesse arrivare Lionel qualcuno direbbe che se il Barcellona lo ha ceduto è perché ormai si tratta di un giocatore finito. Avanti pure. Adesso sì, sono preoccupato. Sapete perché? Bè, pensavo che con la gestione Guaraldi avessimo toccato il fondo, un’Era disperata chiusa nel peggiore dei modi non poteva che lasciare qualche strascico, ma non pensavo si arrivasse a tanto. Evidentemente una fetta di città non si accontenta, è maigoduta nel midollo, non riesce ad intravedere una via di uscita che non sia un giudizio stroncante sulla proprietà, chiunque essa sia e anche se questa ci ha salvato dal fallimento. 40 anni di mancati successi (ultimo trofeo la Coppa Italia 1974) hanno inciso sul sentore popolare: la pazienza è terminata, il desiderio di ritornare in vetta è talmente forte che per alcuni bisognerebbe da subito rimettere lo scudetto nel mirino. Non c’è una via di mezzo, o si sta tanto male o si vuole stare tanto bene. Tutto o nulla. Invece nel calcio è quasi tutto nel mezzo, perché i trofei li vincono due o tre squadre non di più, mentre le tre in fondo retrocedono. Tutte le altre devono stare nella terra di mezzo, quella che non accende gli entusiasmi bolognesi, che non scalda totalmente la piazza rossoblù che ormai non sopporta più nient’altro che non sia un successo. Lo so, meglio vincere un playoff in B che arrivare dodicesimi in A. 

 

Sì, succederà questo: due o tre partite perse e giù critiche verso allenatore, direttore sportivo e chairman. Basta poco, a Bologna, per passare da idoli ad incapaci. Ed è per questo che il clima che si respira verso l’inizio di questo mercato non mi piace per niente. Saputo non spende e – sacrilegio – fa qualche giorno di vacanza a Milano Marittima, il budget è basso, Corvino è fermo, Delio Rossi non è più un allenatore e ha avuto fortuna ai playoff. Mi fermo qui. Mi è bastato leggere i commenti sulla pagina Facebook del Bologna all’annuncio dell’acquisto di Diawara, giocatore sconosciuto e che Corvino spera possa esplodere qui. E’ – forse a questo punto non piace – il classico ‘colpo’ alla Corvino. Quel giocatore che nessuno conosce (ma che gli osservatori calcistici seguono da tempo) e che si spera possa crescere e sbocciare a Bologna generando un potenziale campione in rosa oppure una corposa plusvalenza a bilancio. Non va mai bene niente: prendi un giovane ma qualcuno chiederà il giocatore affermato, prendi il giocatore affermato e ti criticheranno perché non si punta mai sulle giovani leve. 

 

Durissima andare avanti in questo modo. L’obiettivo societario è la salvezza tranquilla, quindi una piazza attorno al decimo-undicesimo posto. A me va benissimo come primo anno di A, ma so già che partiranno sciagurati parallelismi con il nono posto di Guaraldi, inizierà la revisione di un periodo nefasto per il Bfc mettendo sullo stesso piano chi stava guidando il Bologna verso il fallimento da chi lo ha salvato mettendosi una mano sul cuore. Certo, nel post Porcedda anche Guaraldi ha aiutato, ma non con 40 milioni di euro a ripianare tutti i debiti che lui stesso, successivamente, ha contribuito a creare. Perennemente aggrappati al ‘si stava meglio quando si stava peggio’. No, carissimi lettori, si sta benissimo ora, con una società solida ed una Serie A da affrontare. Ancora un po’ di tempo e anche Saputo non piacerà, diventerà un presidente qualsiasi, tutti si dimenticheranno di quanto fatto e nessuno si accorgerà che invece di cedere giocatori li compriamo. Forse è davvero un bene che il chairman viva gran parte del suo tempo in Canada, lontano da questa confusione da social network, lontano da alcuni (pericolosissimi) microfoni. Caro Joey, rischi di entrare nel mirino della critica, ma sappi che da queste colonne arriverà sempre un grazie per tutto quello che stai facendo.

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