Stretti all’angolo con i pugni chiusi

Stretti all’angolo con i pugni chiusi

Nelle ultime tre trasferte il Bologna è apparso un pugile suonato stretto all’angolo con i pugni chiusi cercando di difendersi dai montanti avversari. Sembra una canzone di Jovanotti, ma dipinge bene il momento. In due di queste gite ci siamo trovati di fronte un pugile qualsiasi ed un pareggio è stato portato a casa, anche grazie alle provvidenziali parate del portiere, mentre a Carpi, contro il Tyson della Serie B, siamo andati clamorosamente al tappeto. Bene, se al Cabassi c’è stato il paracadute del buon primo tempo disputato, a Brescia non c’è nulla su cui fare affidamento, nessun ombrello a coprire l’imbarazzante livello messo in mostra e ora al sempre più solo Lopez rimane un virtuale secondo posto in attesa del recupero al Matusa tra Frosinone e Latina. Ecco, se prima si stava precipitando in maniera lenta, ora si rischia di cadere a corpo morto verso il suolo se non si riuscirà in un modo o nell’altro a invertire il trend.  Spaventa la pochezza, la difficoltà ad incontrare chiunque (non solo quelle chiuse dietro, altra favoletta) e l’assoluta mancanza di condizione atletica palesata da gennaio in poi. Ci si chiede che fine abbia fatto il richiamo di Lopez, perché a sette giornate dalla fine vedere le altre che corrono il doppio qualche dubbio ce lo lascia, anzi, si può dire che probabilmente la preparazione fisica è stata toppata. In sintesi: non funziona nulla. Pantaleo Corvino non sarà contento, al di là del fatto che sia uscito prima per sua usanza o inviperito dal cambio di Sansone, poco importa perché non credo che un direttore sportivo possa essere soddisfatto di prestazioni del genere. E chissà che questa storiella dei nuovi acquisti portati qui per distruggere tutto non finisca visto che a deludere sono un po’ tutti. In realtà, pare proprio che i neo arrivati Sansone e Da Costa qualche punto pesante lo abbiano portato, altrimenti ora invece di guardare quanto ci rimane di vantaggio sul terzo posto, guarderemmo quanto distacco ci separa dalla zona playoff.

In tutto ciò, Lopez persevera su alcune scelte, aspetto che di certo lo rende coerente ma anche esposto alle critiche; soprattutto se le prestazioni e i risultati non arrivano. Il 3-5-2 lo hanno voluto tutti ma evidentemente non è solo un problema di modulo, c’è un atteggiamento di fondo che manca, dettami tattici chiari che rappresentano l’ABC del calcio, uno di questi è non abboccare a una finta come successo in occasione del gol di H’Maidat. Su questo il mister può obiettivamente poco anche se stride continuare a proporre in campo giocatori che poco stanno dando, in particolar modo è inconcepibile come Lopez non digerisca nessun tipo di appunto nemmeno se gli si fa notare dei soli 10 punti conquistati nelle ultime otto partite.  Bene invece ha fatto Maietta ad assumersi una bella dose di responsabilità, ponendo tutta la squadra davanti ad uno specchio virtuale in cui guardarsi e capire se in campo tutto si è dato o se, ce lo auguriamo, si poteva fare meglio. Perché se il vero livello del Bologna è questo…bè, in bocca al lupo.

Forse è necessario capire che continuare la strategia delle fazioni tra antico, nuovo, scarso, forte, simpatico o antipatico non porta a nulla. E’ una caccia spietata ai fantasmi quando in realtà siamo alle prese con un Bolognino che da presunto Golia si trasforma in Davide e, rimanendo in tema, dai Filistei continua ad uscire Sansone, l’unico in questo momento in grado di accendere una minima luce nel tunnel che la squadra sta attraversando. Siccome pare che il Bologna non riesca ad uscirne, forse conviene arredarlo. Battute a parte, è necessaria una scossa, una reazione almeno dal punto di vista caratteriale, perché se Maietta davanti ai giornalisti ammette una difficoltà psicologica significa che questi ragazzi sono imbrigliati dalla paura e legati dalla fatica. Quando però si commettono errori difensivi basilari, probabilmente potrebbe servire un mister duro che strigli come si deve i ragazzi e non uno spazientito da un paio di giuste domande della stampa. Siamo a sette partite dalla fine e la Serie A lentamente ci sta sfuggendo di mano, prendiamo sberle un po’ troppo spesso e ricondurre tutto ad un problema di tifo o di fischi allo stadio quando anche in trasferta le cose iniziano ad andare male, mi pare una strategia rivedibile e censurabile. Continuare la tesi del “tanto siamo secondi” è un espediente pericoloso e che porta con sé un doloroso precedente un anno fa. Meglio cambiare rotta il prima possibile e fino a che si è in tempo, anche perché altrimenti sembra che i gufi siano quelli che sperano in un Mancosu impresentabile per difendere tutto ciò che ora appare indifendibile. Dieci punti nelle ultime otto testimoniano una difficoltà generale e su tutti i livelli, un periodo di flessione iniziato però in gennaio e da cui il Bologna non ha più saputo riprendersi. Comprende tutti e l’urgenza del momento richiede una inversione di marcia decisa e tempestiva, il problema è che i dubbi sul fatto che l’allenatore e la squadra siano in grado di imprimerla iniziano a farsi consistenti. C’è paura di non farcela, e questo è un bruttissimo segnale. Rialzarsi subito, prima che qualcuno getti la spugna.

 

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