Squinzi rompe le uova nel paniere a Saputo. Violenze: a Castelrotto abbiamo perso tutti

Squinzi rompe le uova nel paniere a Saputo. Violenze: a Castelrotto abbiamo perso tutti

Se arriva un uomo ricco in Serie A, un altro uomo ricco cercherà di mettergli i bastoni tra le ruote. Ecco dunque che il patron del Sassuolo Squinzi ha deciso di incrinare le certezze del Bologna, semmai ce ne fossero state. Perché non è mai bello farsi scippare i giocatori, ma il quadro della situazione risulta abbastanza chiaro alla luce dei fatti. Se con Quintero probabilmente sono state ‘sbisciate’ notizie prima che si avesse la firma sui documenti, con conseguente fregatura, su Alfred Duncan a fare la differenza è stata la moneta sonante, una melodia stordente per un giovane centrocampista in rampa di lancio che ha ancora tutto da dimostrare. Sì, Duncan lo avrei preso, l’ho scritto più volte, ma il desiderio ad un certo punto si scontra con la realtà e con il buon senso. Il ragazzo alla Sampdoria percepiva 400mila euro di ingaggio, Pantaleo Corvino è arrivato ad offrire quasi 600mila, tutto sommato una discreta cifra per un mediano tutto muscoli e che non ha in faretra qualche gollettino importante. Ecco, se poi arriva la ‘corazzata’ neroverde ad offrire poco meno di 900mila, bè, è doveroso tirarsi indietro. Un ingaggio di quel tipo (se escludiamo la gestione Zanzi e i contrattoni ad Acquafresca e Bianchi) lo percepisce un attaccante di buona fattura in Serie A, ovvero un giocatore che può risultare decisivo nell’economia di una stagione. Parliamoci chiaro: i parametri per i centrocampisti alla Duncan non sono questi. Insomma, che vada pure al Sassuolo, qui ne arriverà un altro, che costerà meno e che forse diventerà migliore, la classica sliding doors sportiva. Non è la prima volta che corteggi un giocatore, te lo soffiano, ma il sostituto che hai trovato ti piazza la stagione della vita spazzando via tutti i possibili rimpianti estivi. Spero accada tutto questo qui, a Bologna, una piazza incredibilmente più attrattiva di Sassuolo ma che, al momento, deve ancora tenere un occhio al bilancio. 

 

Dispiace farsi soffiare i giocatori sotto al naso, ma è chiaro come le cifre questa estate siano schizzate a livelli inadeguati per il vero valore dei giocatori. E’ un mercato folle, fatto di cessioni di buoni elementi (non fenomeni) a cifre da top player. Che sfiga per Saputo, se poi uno dei rivali più ricchi decide di mettersi di traverso su alcune tue calde trattative, allora forse davvero si teme l’avanzata rossoblù. Non tanto ai vertici, le prime della classe rimarranno prime, ma quelle che lottano per la salvezza sono consapevoli di ritrovarsi di fronte ad una realtà in ascesa, anche se le difficoltà, come dimostra il mercato, non sono svanite. Ecco allora che il Sassuolo si è preso Duncan e si è inserito per Defrel, a questo punto Corvino, forse, ha deciso di fare sul serio per Paloschi, da tempo seguito dai neroverdi. Capricci di mercato, perché è chiaro che al direttore sportivo rossoblù questa situazione non piace, non dico che qualcuno ostacoli di proposito i lavori del Bologna, di sicuro, banalmente, si cerca di rendere la vita difficile ad una rivale accreditata. 

 

Non sono stati invece capricci quelli accaduti mercoledì a Castelrotto. Mi sono preso ventiquattr’ore di tempo per capire se fosse giusto o meno affrontare l’argomento, vuoi per non scadere in banalità, moralismo e ipocrisia, vuoi per non dare troppo risalto ad una vicenda decisamente censurabile. Alla fine ho deciso di farlo il moralista, o meglio, di rischiare di passare per tale. Se una settimana fa eravamo sui network nazionali per i possibili colpi di mercato, ora ci siamo per episodi di violenza. Come cambia il mondo…Peccato, perché vedere una rissa organizzata a 400km da Bologna non mi stupisce ma mi rammarica. C’erano dei bambini, questo rende l’episodio deprecabile, perché continuo a pensare che a tutto ci sia un limite mentre invece questa linea di demarcazione tra cosa può essere tollerabile e cosa no pare essere troppo labile per non oltrepassarla. Lo ammetto, non capisco quel mondo, non lo capirò mai così come loro non capiranno perché non tollero questa violenza e questa filosofia di tifo. Partendo da questo presupposto, ed essendo consapevole che in Italia ci sono problemi anche più gravi, credo sia necessario prendere provvedimenti utili per limitare questa vergogna, azioni concrete per evitare che il mondo del calcio sia pervaso da rivalità tra tifoserie pronte a darsi battaglia su appuntamento. Il problema grosso, però, è che non so se c’è qualcuno in grado di fare tutto ciò. Ora, al di là dell’ipocrisia, delle opinioni o degli stili di vita, credo di potermi mettere di stigmatizzare quanto avvenuto, perché si tratta di violenza alla presenza di famiglie innocenti salite per guardare, assieme ai propri figli, una partita di pallone. Poco importa se erano due o tre, ne basta anche una per rendere l’episodio di mercoledì da condannare fermamente. In tutto questo, siccome i sentori di possibili scontri erano ben noti da diversi giorni, ho trovato sbagliato organizzare quella amichevole in un impianto che non consentisse le adeguate norme di sicurezza. Questo però conferma il fatto che il mondo del calcio presenta dei contorni malati, perché se per organizzare una partita è necessario verificare che due tifoserie possano o no darsele di santa ragione, significa (per davvero) che abbiamo perso tutti. 

 

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