Si stava meglio quando si stava peggio?

Si stava meglio quando si stava peggio?

Rabbrividisco dinanzi a certi azzardati paragoni con la gestione precedente. Nonostante il mercato sia fermo, non è possibile paragonare chi ci ha portato sull’orlo del precipizio da chi ci ha salvato. E’ come se io andassi in giro con un’auto con una gomma bucata a folle velocità, sbandassi uscendo di strada fermandomi esattamente sul ciglio del burrone, in bilico tra il cadere giù e restare in vita. Poi, è come se dal nulla arrivasse un personaggio pronto a darmi una mano e a riportare l’automobile in carreggiata e, piano piano senza sbandare, la indirizzasse verso il primo meccanico disponibile. Certo, il tragitto risulterebbe lungo e tortuoso su una gomma bucata, ma la differenza tra il sottoscritto che scorrazzava senza ritegno rischiando il capitombolo e chi ha deciso di portarmi in salvo è evidente, seppur questo comporti un viaggio di ritorno ad andatura lenta. In attesa che quel pneumatico venga cambiato. Ora, Saputo ha puntellato l’auto con qualche acquisto, ma non ha ancora acquistato la gomma nuova da sostituire a quella vecchia e al momento si procede a passo d’uomo, questo però non significa che non lo farà a breve. Impensabile per una persona intelligente come lui rischiare di ripiombare in B, dire di nuovo addio agli introiti televisivi ed esporsi irrimediabilmente ad una nuova uscita di denaro dalle sue tasche e ricapitalizzare una società in debito di ossigeno. Qualcuno dice che un anno fa a livello di organico eravamo messi meglio perché la squadra era già stata completata. E’ un parallelismo che stride, perché Filippo Fusco ha sì fatto un ottimo lavoro ma il Bologna alle prime uscite era tutt’altro che una squadra rodata, tant’è che sono arrivate sberle da Aquila, Perugia e Crotone, più uno scialbo pareggio rubacchiato contro l’Entella. Questo perché incasellare acquisti non significa avere la squadra pronta per competere, infatti è toccato a Diego Lopez trovare una quadratura passando, se ricordate, dal 4-3-3 al 4-3-1-2. Occorre tempo nel calcio, ancora di più se si tratta di allestire una rosa da Serie A rifondano.

Non è nemmeno possibile scambiare un mercato incompleto per immobilismo societario, quando il chairman sta provvedendo a ripianare i debiti e a riqualificare uno stadio desueto e arrugginito. Ci sta invece che la società decida di investire senza esagerare, in primo luogo per non appesantire un monte ingaggi che influirà sul bilancio di questo esercizio, in secondo luogo per evitare di nuovo di commettere l’errore di firmare contrattoni a ragazzi che poi rischiano di rimanerti sul gruppone. E’ un Bologna che prova a scegliere sul mercato senza per forza raccogliere le briciole che le grandi ti lasciano. So che è facile sintentizzare con un banale ‘fuori la pilla’, ma il calcio non è sempre una somma di addendi o di denari, ci sono equilibri da preservare e dinamiche da analizzare, perché governare una società calcistica non è come amministrare un’azienda. Saputo si fida di Corvino, se lo fa il chairman che elargisce a tutti lo stipendio non vedo perché non dovremmo farlo noi. Se il Bologna ha deciso di intraprendere questa strategia attendista è perché probabilmente non c’è altra scelta o la si considera la migliore da seguire. Nessuno in seno al Bologna lavora per fare danni o autodistruggere la società, tutti cercano di dare vita a questo progetto ambizioso che tra qualche anno potrebbe regalarci grosse soddisfazioni. Certo, un po’ di apprensione – l’ho ammesso più volte – per un mercato complicato c’è, ma da qui a rimpiangere addirittura le gestioni precedenti ce ne passa. Preferisco essere qui, con mezza squadra mancante ma con un futuro davanti che può farci divertire piuttosto che tornare indietro di un anno, avere la squadra completa, ma sull’orlo del precipizio. Preferisco che Saputo possa sedersi allo stesso tavolo di Agnelli, non che si debba sperare in un Lotito qualsiasi e in uno sblocco di un paracadute fondamentale per non sfracellarci al suolo. Per capire dove si è, occorre ricordarsi bene da dove si viene.

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