Senza se e senza ma…

Senza se e senza ma…

Ormai c’è solo una congiunzione che sintetizza, da sola, l’attuale condizione del Bologna: SE…

Se solo avessimo segnato, se lo Spezia non si fosse chiuso in quel modo, se Mancosu l’avesse infilata o se il Vicenza non avesse vinto e il Frosinone avesse già giocato e perso.

Un altro pareggio in casa alimenta la danza di queste ipotesi retroattive e futuribili che non trovano, in ogni caso, una sponda di certezze e solidità tali da trainare il carro verso la promozione e conquistare la serie A. Nel far-west della serie B, dove non puoi mai distrarti un attimo che una squadra come il Vicenza ti soffia via la poltrona, il Bologna torna a reclamare il posto che le spetta a pochi match dalla fine del campionato. Ora si fa dura. Tutti parlano di grande prestazione, ma in realtà due miracolosi salvataggi hanno permesso al Bfc di portare a casa il punto. Casarini a corpo morto in sostituzione di Da Costa e lo stesso portiere nel finale quando a dieci secondi dalla fine si è pensato di non lasciare difensori nelle retrovie, spalancando le porte del contropiede a Catellani; il tutto da un nostro corner. L’immagine della confusione che attanaglia tutti è proprio in quell’ultima incredibile azione. Sinceramente gli interrogativi si fanno insistenti, nelle ultime sette partite casalinghe lo score recita cinque zero a zero ed una sola vittoria, soprattutto, sono 11 i punti portati a casa nelle ultime 9 gare. Così si va poco in là, infatti ufficialmente non siamo più secondi e se il Frosinone vincerà a Livorno piomberemo al quarto posto. Mica male per chi da mesi continua a negare evidenti difficoltà. Da quanto tempo è che non vediamo un Bologna convincente? Tanto, troppo. Per un certo periodo i risultati hanno annacquato il sentore popolare di una squadra sull’orlo della crisi, poi, quando la fortuna è venuta meno così come le vittorie esterne, ecco che tutto d’un tratto ci si è accorti del “bolognino” incapace di gonfiare la rete avversaria. 

 

Lopez sì, Lopez no, il dilemma non è neanche più tale perché l’appiglio del secondo posto è svanito come la grandezza del Bologna, se fossimo a metà stagione il tecnico sarebbe già stato licenziato ma è chiaro come a sei dalla fine la società si ritrovi tra le mani una bella patata bollente. Un allenatore che non manda segnali di guarigione e una squadra imbrigliata dalle proprie paure sono motivi validi per cambiare, dall’altra parte le tempistiche non consentono, a chi dovrebbe prendere tale decisione, di trovare con certezza e lungimiranza la scelta giusta per raggiungere l’obiettivo prefissato. Siamo, ancora una volta, nel campo dei SE. Troppo labile il confine per sapere in anticipo quale scelta sarà più produttiva, sempre che ce ne sia una. La situazione contingente lascia anche quel sentore di tardività, cioè l’impossibilità per chiunque allenatore di far giocare meglio questa squadra. In ogni caso, pare proprio che neanche Lopez sia in grado quindi il discorso si chiude a monte. 

 

In tutto ciò, mentre il tifo come al solito si spende nei momenti delicati dando il meglio di sè, il mister non comprende come siano i risultati deludenti a renderlo attaccabile in conferenza stampa e non la presunta cattiveria della stampa desiderosa di vederlo lontano da qui. A parte qualche rara eccezione, il Bologna è riuscito miracolosamente a sfangarla in trasferte conquistate con colpi estemporanei o miracoli del portiere, ed è chiaro che quando le magagne si palesano è impensabile, per chi è chiamato a fare le domande, edulcorare il proprio lavoro. Più guardiamo questo Bologna e più facciamo fatica a scorgere margini tali di miglioramento che possano farci pensare ad un lieto fine. Si potrebbe parlare della scarsa vena realizzativa, del centrocampo poco costruttivo e della condizione fisica mancante, tutti aspetti che, se migliorati, renderebbero il Bologna più competitivo, ma tutte queste osservazioni vengono prodotte da mesi senza però arrivare mai al momento in cui i miglioramenti si rendono tangibili e percepibili. Quella con lo Spezia è stata una partita migliore rispetto a tante altre, ma quella sensazione di squadra disorganizzata e sulle gambe non se ne va. Gli uomini di Bjelica hanno sofferto, rischiato di prendere gol, peccato però rendano l’impressione di avere una identità di squadra nonostante tanti evidenti limiti. Poche cose ma fatte benino, noi tante spesso fatte e costruiti male. Ecco, per questo Bologna non aver battuto una spezietta da poco sapore è peccato mortale, l’ennesimo di questa stagione che rischia di diventare fallimentare. Ci dicano ora i megafoni quale scusante può essere tirata in ballo, si è partiti col poco entusiasmo (non ci pare se si fanno le code ai botteghini), poi la pressione e i fischi, il mercato di gennaio non all’altezza e definito addirittura dannoso (Da Costa ha portato in dote un altro punto), per concludere con le troppe critiche ad una squadra che non lesina impegno ma proprio non ce la fa ad emergere. La prossima sarebbe di stampo mazzariano: “Poi è arrivata la pioggia e non ce l’abbiamo fatta”. Forza e coraggio, fuori gli attributi (senza se e senza ma), richiudere gli alibi nel cassonetto della spazzatura e accantonare i se. Se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una cariola…Ora serve la concentrazione massima sul campo evitando di farsi raggirare dai soliti strambi discorsi di chi dispensava ottimismo anche dodici mesi fa, e il finale lo sappiamo tutti. Così la A la vedremo solo col binocolo, anche ai playoff. A proposito, oltre a cercare il secondo posto, si cerchi di mantenere il terzo, sai mai che quattro pareggi possano servire in post season per ottenere una sudatissima promozione. Non sappiamo nemmeno se si potrà definire meritata…

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