Se anche Donadoni apre alla cessione di Diawara

Se anche Donadoni apre alla cessione di Diawara

Sempre più probabile la cessione di Diawara se anche Donadoni apre all’ipotesi. Saputo non può spendere 40 milioni tutte le stagioni, ecco perché serve pazienza

Lo avrà anche detto scherzando, ma il fatto che Roberto Donadoni abbia in qualche modo aperto alla cessione di Diawara (ovviamente a patto che i denari vengano reinvestiti) dovrebbe spingere i tifosi più innamorati ad entrare nell’ottica di una quasi certa cessione in estate. Lo scrivo da tempo, ma se arriva un’offerta discreta per Amadou non c’è santo che tenga. E’ lo stato reale del Bologna ad imporlo, perché i sogni son belli ma per attuarli serve tempo. In un mondo ideale Diawara resterebbe e Saputo spenderebbe 20 milioni per Gabbiadini, non sarà così. Con i 35 milioni che Saputo impegnerà nel Bologna nel corso del prossimo Cda, l’esborso totale del chairman in questo anno e mezzo salirà sopra i 70 milioni di euro. Già questo basterebbe per un monumento in piazza. Alla luce di questi dati, però, è impensabile che il canadese ogni anno investa 40 milioni di euro per la squadra, perché il suo pensiero – neanche tanto nascosto – è questo: ho salvato il Bologna, ho speso per conquistare la promozione, ho speso ancora per mantenere la categoria, ma da ora in avanti serve che il club cammini sulle proprie gambe.

E allora serve una gestione virtuosa, che non significa solo spendere e spandere. A volte anche le cessioni possono rappresentare un segnale di miglioramento, soprattutto se si fanno non per sopravvivere ma per reinvestire. Un budget di mercato può diventare importante a fronte di una plusvalenza, specie se può portare soldi sufficienti ad acquistare quei 4 titolari che noi tutti consideriamo necessari per il progressivo miglioramento della rosa. Certo, con Corvino probabilmente saremmo stati sicuri di trovare un nuovo Diawara, con il nuovo direttore sportivo non si sa. Quel che importa è che con Saputo al timone non dovremmo vedere una cessione come un fatto negativo, la classica strategia guaraldiana improntata al cedere tutto per fare cassa, bensì come un modo – per una squadra che non ha ancora introiti da big – di rendersi competitivi con altre realtà italiane emergenti. Non è un caso prendere l’esempio del Sassuolo, che alla sua prima stagione in A fece peggio del Bologna e, dopo tre anni e la cessione di Zaza, si ritrova a novanta minuti dall’Europa. Da qui, si tratta solo di capire quanta forza avrà il Bologna per trattare una eventuale cessione del suo gioiellino. Privarsene per meno di 13-15 milioni di euro sarebbe un errore, alla società il compito di prendere la giusta decisione.

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