Sansone inamovibile, ma i suoi compagni di reparto?

Sansone inamovibile, ma i suoi compagni di reparto?

Il Bologna si gioca stasera la finale dei playoff, l’uno a zero dell’andata fornisce tranquillità ma meglio evitare passi più lunghi della gamba. Delio Rossi in conferenza ha predicato calma ed è giusto così. In questi casi è necessario tenere tutti sulla corda ed evitare paurose distrazioni dovute all’eccessiva sicurezza di farcela. Gianluca Sansone ha deciso la gara di andata con il suo classico piattone a giro beffando Frattali nell’angolino basso, un gol prodotto con velocità, precisione, scaltrezza e lucidità. Esattamente tutto quello che il Bologna avrebbe dovuto fare per passare ad Avellino. Oggi il ritorno dunque, ma mentre l’ex Samp è l’uomo inamovibile dell’attacco rossoblù, chi gli ruota attorno non sta di certo producendo partite indimenticabili da qualche mese a questa parte. Sansone serve come il pane a questo Bologna e stavolta possiamo dirlo: meno male che Corvino lo ha acquistato. E’ lui l’uomo che può accendere la miccia e la punta da cui aspettarsi la giocata risolutiva, altrimenti i rossoblù in attacco sarebbero rimasti piatti e poco cinici soprattutto visto il rendimento delle altre punte. Qui si può aprire il dibattito su chi sia meglio schierare al fianco dell’attaccante di Potenza. Delio Rossi da quando è sbarcato a Casteldebole ha puntato tutto su Matteo Mancosu, probabilmente in quanto l’ex Trapani mostra in allenamento quello che, purtroppo, non riesce mai a riprodurre anche in partita. Difficile capire con esattezza cosa abbia bloccato il sardo, passato da capocannoniere ed attaccante più prolifico della B a quello che in rossoblù non ha bollato nemmeno una volta. Il peso della maglia, certo, ma non può essere solo questo dopo cinque mesi. Probabilmente né Diego Lopez né tantomeno Delio Rossi sono riusciti a scuotere mentalmente il giocatore (l’attaccante che non segna entra nel classico tunnel involutivo da cui è difficile uscire) e a costruire una tattica di gioco che potesse esaltare le caratteristiche di Mancosu; ovvero quelle di punta in grado di attaccare la profondità. In sintesi, smarcarsi in verticale. 

In realtà per rendere Mancosu l’attaccante più decisivo della B basterebbe un solo gol nella partita più importante dell’anno, successe a Dino Fava e può accadere anche a Matteo, il problema è che l’ex Trapani nell’economia di gioco di una squadra diventa importante se gonfia rete, decisamente meno se non lo fa. Non è una sua dote naturale aiutare la manovra giocando anche spalle alla porta, giocare di sponda e far salire la squadra in modo tale da fornire sempre un punto di riferimento offensivo; un aspetto utilissimo se non si vuole rischiare di buttare via il pallone con una sequela di lanci lunghi in verticale se questi diventano facile preda dei difensori. Un attaccante in grado egregiamente di fare questo è Robert Acquafresca. Criticato, criticatissimo, in Serie A, Robert quest’anno ha dimostrato di poter incidere in una categoria inferiore proprio per quella sua propensione ad arretrare e giocare il pallone permettendo ai suoi compagni di alzare la linea difensiva e rifiatare se sotto assedio. Utile anche il suo gioco di sponda in fase di possesso palla, fondamentale quando si tratta di sincronizzare i movimenti con  il compagno di reparto in campo: uno arretra, l’altro attacca la profondità. In fase di possesso palla Acquafresca ha dimostrato di accoppiarsi bene sia con una prima punta a cui girare attorno, oppure facendo lui il perno offensivo. Il problema è il suo cinismo sotto porta, da sempre deficitario nelle sue apparizioni a Bologna e di cui abbiamo avuto prova anche in questa stagione. Il dilemma ora è questo: continuare con Mancosu, che se non segna non fornisce un contributo percettibile alla squadra, sperando che si sblocchi, oppure cercare di aiutare ulteriormente il possesso palla con una punta più duttile ma che è afflitta dallo stesso problema realizzativo? A Delio Rossi il compito di risolvere l’enigma. 

In tutta questa disquisizione tecnico-tattica, non mi sono certo dimenticato di Daniele Cacia. A inizio stagione se mi avessero chiesti chi avrei preferito tra lui, Mancosu e Acquafresca come punta titolare la risposta sarebbe arrivata in automatico: Cacia tutta la vita. Lo ripeto tuttora nonostante un campionato balbettante, da doppia cifra ma troppo ad intermittenza per una punta decisiva come lui. L’incidenza dell’ex Verona nell’economia della stagione rossoblù non è stata così elevata come invece ci aspettavamo a luglio, quando cioè tutti (più o meno) eravamo convinti che Fusco avesse risolto il nostro cronico problema del bomber. Cacia può fare la differenza ma è necessario capire se mentalmente è rimasto sul pezzo. Reinserirlo, quindi, in una semifinale playoff penso possa essere un rischio. La mia convinzione è che a questo punto della stagione il mister debba proseguire sulle scelte fatte fino ad ora, non dando l’impressione di avere ancora le idee confuse su chi schierare in attacco. Il momento delle decisioni è già passato e una volta fatte è giusto continuare a proporle quantomeno per far capire a tutti che si sta credendo nella strada intrapresa. Se il sentiero sarà stato corretto lo scopriremo, ma di certo si è reso necessario scremare un po’ la lunga rosa a disposizione del Bologna. Inoltre, cambiare le carte in tavola nel momento decisivo potrebbe togliere ulteriori punti di riferimento ad una squadra propensa a perdere ogni tanto la bussola. Se Rossi ha scelto Mancosu non può ora rispolverare Cacia, soprattutto dopo essere finito in fondo alle rotazioni. Non avrebbe lo spirito per tornare quello di un tempo e, soprattutto, il Cacia visto a Frosinone e Vercelli non ha la verve utile per partite da dentro o fuori. Probabilmente Daniele “vede” la porta più di Mancosu e Acquafresca, ma penso manchino gli stimoli per inquadrare con decisione il bersaglio. In sintesi, l’attacco del Bologna campa sul piede sinistro di Gianluca Sansone (riponetelo in una teca di vetro e riparatelo dalle correnti d’aria), sulla predisposizione al sacrificio di Robert Acquafresca e sulla speranza che Matteo Mancosu si sblocchi. Il primo può portare lontano, ma i campionati non si vincono mai da soli e – banalmente – serve l’aiuto delle altre due componenti del treppiede. Negli altri reparti il Bologna se la gioca con tutte, se l’attacco da settanta reti riuscisse in quello in cui noi tutti speriamo…beh, la frase concludetela voi. 

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