Sabatini? No, c’è Corvino

Sabatini? No, c’è Corvino

Sabatini dice addio alla Roma, i rumors lo vorrebbero a Bologna; ma avrebbe senso cambiare?

Pare che Walter Sabatini abbia comunicato a James Pallotta la volontà di chiudere la sua esperienza a Roma a fine stagione. Nulla di clamoroso, le ultime due stagioni sono andate male e Sabatini è finito nell’occhio del ciclone per le sue scelte di mercato e per l’ostentata difesa del mister Garcia. ‘Se fallisce Garcia falliamo tutti’, sentenziò il d.s. poco prima dell’esonero del tecnico francese, ecco: hanno fallito tutti. Ora con Spalletti la Roma sta vivendo un periodo di transizione, a cui farà seguito una ricostruzione post Era Sabatini. Ma non è tanto questo a muovere lo Spunto, bensì i rumors che vorrebbero Sabatini prossimo direttore sportivo del Bologna.

‘Ho un contratto con il Bologna, resterò qui’, questa è stata la risposta di Pantaleo Corvino a chi tempo fa gli chiese conto di un possibile ‘scambio’ di direttori sportivi: lui alla Roma, Sabatini qui. Onestamente la mia speranza è questa. Corvino deve portare a termine il suo progetto tecnico. Sabatini ha fatto ottime cose in carriera, avremmo benedetto il suo arrivo quando da queste parti il mercato veniva curato da dirigenti rivedibili in Era Guaraldi, Menarini e via dicendo, ma ora sembra del tutto fuori luogo interrompere a metà un progetto interessante e che ora sta prendendo vita sul campo. La carriera di Sabatini è lunga, la sua fama di talent scout anche, ma il direttore sportivo deve essere anche altro. Ad ogni modo, se pensiamo all’Arezzo di Cosmi e Bazzani che sfiorò la A, al Palermo che perse di un soffio la Champions League con Delio Rossi in panchina e alla Lazio che arrivò quarta nel 2007, la carriera di Sabatini parla chiaro. Ci sono state anche ombre, come una squalifica a fine anni novanta, una gestione giallorossa via via naufragata per lo strapotere juventino e diverse rotture con i presidenti che lo hanno contrattualizzato. Ma i giocatori scoperti – se analizzati – danno un quadro chiaro delle capacità di Sabatini: Nesta, Di Vaio (alle giovanili della Lazio), Zampagna a Perugia, Kolarov, Behrami, Lichsteiner, Handanovic e Mauri in epoca Lazio, Acquah, Ilicic, Hernandez e Pastore a Palermo. Non male.

Ma una delle critiche più ricorrenti che viene fatta a Sabatini è quella di essere bravo nello scouting ma insufficiente nella gestione ordinaria della settimana. Il direttore sportivo deve lavorare al fianco della squadra, accudirla, accarezzarla, rendersi disponibile ad ascoltare i calciatori e così via. Sarebbe un problema qui? Probabilmente no se consideriamo la presenza del club manager Marco Di Vaio, ma è anche vero il fatto che il direttore sportivo Sabatini è un personaggio con cui non è sempre facile lavorare, forse anche per via del suo carattere. Insomma, il d.s. della Roma non è perfetto, lavora anche molto con determinati procuratori e in queste stagioni la società giallorossa è quella che di più ha speso (52 milioni) come intermediazioni in fase di mercato. Diciamo che non è proprio un dirigente economico.

Si potrebbe dire lo stesso di Corvino, ma ora abbiamo avuto la prova tangibile del buon lavoro svolto, con Donadoni la squadra è decollata, grazie al mercato del d.s. salentino il valore del club sta prepotentemente aumentando e quello che Saputo ha acquistato per due spiccioli da Guaraldi è un Bologna che tra dieci anni può valere 30 o 40 volte tanto. Anche questo significa fare business, rendere la propria creatura una società di valore, patrimonializzare il club in modo da renderlo sempre più appetibile. E poi diciamolo, dopo l’inizio difficile è intrigante provare a scoprire dove può arrivare questo Bologna, quanto possano ancora crescere Diawara, Donsah e Masina, quanto maturo e incisivo può diventare Destro, quale margine di crescita hanno i vari Pulgar, Rizzo, Oikonomou, Mbaye, Ferrari e via dicendo. Se Corvino poteva essere in discussione con il Bologna ultimo, le spese importanti sul mercato, una rosa dal valore inestricabile per quanto ermetico e per un approccio alla A tardivo, ora la situazione è completamente diversa, il d.s. salentino ha ripristinato la sua immagine grazie ai risultati della squadra e all’arrivo di Donadoni. I motivi per cambiare sono caduti, l’esigenza di cambiare rotta estinta. Continuiamo così, con questa compagine, ora che le cose vanno bene cambiare non avrebbe senso.

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