Revisionismo

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Bologna ultimo in classifica, è crisi nera, ma guai al revisionismo

In Italia ci siamo abituati, perché nonostante la storia abbia fatti e date ben precisi, revisionare quello che è successo diventa facilissimo; soprattutto se le cose stanno andando a rotoli nel presente. Che il Bologna attuale navighi ultimo è fuori discussione (la classifica non mente), che la responsabilità sia condivisa anche – non è mai colpa solo dell’allenatore se fai 3 punti su 24 – e che la gestione Saputo non sia decollata mi pare evidente. Da qui, però, a rivalutare le gestioni precedenti ce ne passa. Perché anche le retrocessioni sono certificate, così come i debiti, il rischio fallimento e le cessioni invernali. Fatti inconfutabili che macchiano il lavoro di chi ha preceduto Saputo. Certo, ci sono state anche le salvezze, i 51 punti, ma pure due gravi situazioni finanziarie che hanno visto il Bologna ad un passo dal tracollo. Ora, Saputo è alla guida di una squadra ultima in classifica e preda di una impasse societaria lampante (la giornata di domenica lo testimonia) e sicuramente il chairman dovrebbe intervenire con urgenza prima che tutto diventi irrimediabile, ma non dobbiamo comunque dimenticare che se il Bfc 1909 è ancora in vita è proprio grazie all’intervento del magnate canadese. Qualche punto in più a favore andrà pur dato. Altra considerazione, si dice spesso che nel calcio i presidenti non dovrebbero mettere becco nelle vicende tecniche, delegare a chi di soccer ne capisce e ne vive tutti i giorni, bene: Saputo lo ha fatto. Ogni decisione tecnica è delegata ai dirigenti, tutti di altissimo profilo. Fenucci e Corvino (senza dimenticare Di Vaio) sono considerati tra i migliori in Italia e, sulla carta, la squadra dirigenziale del Bologna è di primo ordine. Inoltre, Saputo ci ha messo un sacco di soldi, sia per salvare il club sia sul mercato, chiedere di più è difficile.

Cosa si può rimproverare al chairman? Forse la mancanza di una gerarchia chiara sotto di lui e forse la troppa lontananza dalla città e dalle stanze di Casteldebole. In questo periodo è venuta meno la  rapidità nelle decisioni, la chiarezza sulle strategie e l’oculatezza nella gestione della crisi, la quale non è di certo iniziata domenica alle 14.30 al termine della sfida con il Palermo. Prima di lui vengono comunque i dirigenti, coloro deputati a sbrigare le faccende di casa qui avendo il chairman un’altra realtà in Canada. Detto questo, non mi sbilancerei troppo sul mancato decisionismo di Saputo, perché a Montreal non ci ha messo molto a far fuori l’allenatore. Ha cercato invece di fare le cose secondo protocollo a Bologna, Saputo, affidandosi a dirigenti di livello assoluto per quanto riguarda ogni tipo di decisione tecnica, fidandosi del loro operato come è normale che sia tra proprietario e sottoposti. Oppure pensate che, dopo ogni sconfitta, a Saputo non sia venuta voglia di alzare la cornetta e silurare Delio Rossi? Se non lo ha fatto è perché qualcuno di sua fiducia gli ha consigliato di non farlo.

Siamo però vicini al capolinea, perché sabato Rossi rischia di saltare ma se non uscirà definitivamente dalla crisi entro poco tempo potrebbe essere silurato una settimana dopo. Di questo e di altro dovrà parlare Joey Saputo con i suoi dirigenti al suo ritorno in Italia, anzi, dovrebbe già averlo fatto in questi giorni perché è necessario analizzare la situazione in toto e non solo nell’immediato. Capire cioè cosa fare se Rossi si salverà sabato ma ripiomberà nella crisi martedì, pianificare la strategia da adottare in sede di scelta del nuovo tecnico (se si sarà chiamati a farlo), se cioè affidarsi ad un traghettatore oppure ad un allenatore da poter confermare anche nelle prossime stagioni e, infine, valutare bene cosa non è andato in questi mesi. Saputo dovrà capire, in base ai risultati, se si è trattato solo di un problema di allenatore. Se il Bologna ripartirà con un altro allenatore (o riuscirà Rossi a riprendersi) vorrà dire che la rosa costruita ha una sua logica, seppur minima, tangibile, se invece anche cambiando guida tecnica i risultati rimarranno deludenti la conclusione diventerà chiara: qualcuno ha sbagliato. In quel caso Saputo sarà chiamato a prendere decisioni importanti. In sintesi, la situazione è abbastanza complicata e il Bologna ha fatto poco per renderla più risolvibile, ma Saputo non può essere accostato ad una serie di gestioni che in città vorremmo solo cancellare, proprio perché ritenute incapaci di fornire solidità al club. Non è mai bello vivere sempre sull’orlo della disfatta. Di conseguenza non rimpiango nessuno, attendo solo tempi migliori dal punto di vista sportivo perché a Bologna, non si sa perché, qualsiasi obiettivo è sempre duro da raggiungere, anche quando ci sono soldi alle spalle. Non rimpiango nemmeno Zanetti, sempre troppo lesto a farsi da parte e forse mai troppo preso da questa realtà da salvarla da solo con le sue mani e con i suoi capitali. Non è Saputo il problema principale, anzi, è una garanzia, si tratta ‘solo’ di far fruttare al meglio il potenziale economico che il Bologna ha alle spalle. Evidentemente, per adesso, non si è stati in grado di farlo.

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