Restyling Dall’Ara: nessun dramma dopo le parole di Fenucci

Restyling Dall’Ara: nessun dramma dopo le parole di Fenucci

L’Ad in una intervista Sky detta i tempi del restyling: due anni per il progetto definitivo e le autorizzazioni, poi la costruzione.

Nella giornata di ieri ho visto un servizio dell’ottimo Fabrizio Monari di Sky sulle strutture sportive a Bologna, una carrellata che ha coinvolto basket, calcio e baseball e sui relativi impianti. Mi sono soffermato sulla parte calcistica, visto e considerato che balla un oneroso restyling del Dall’Ara.

Nel servizio inondato dalla pay tv è stata inserita anche una mini intervista all’amministratore delegato Claudio Fenucci, il quale è ritornato sulle tempistiche necessarie a portare a termine l’opera. In sintesi: serviranno due anni per il progetto definitivo e le varie autorizzazioni, presumibilmente dal 2018 potrebbero partire i lavori. Il risultato è che il Bologna si augura di poter tagliare il nastro del Dall’Ara rinnovato per la stagione 2019/2020. Detto brutalmente: non è cambiata una virgola nei piani della società.

Fin da quando si parla di restyling del Dall’Ara le tempistiche auspicate e comunicate dal Bologna sono queste, non c’è nulla di nuovo. Il Bologna sa e conosce i tempi medi italiani quando si tratta di progetti immobiliari, e quello del restyling del Dall’Ara è oltremodo complicato rispetto agli altri. Si sa, in Italia servono anni anche per piccole modifiche abitative, figuriamoci per un colosso da 40mila posti incastonato sotto la basilica di San Luca e sormontato da una torre che ne configura la sua unicità. Se si vanno poi a considerare i tempi di altri progetti simili, o comunque riguardanti nuovi impianti di gioco, è difficile trovare precedenti più veloci, rapidi e snelli. Anzi, sei anni di tempo per la realizzazione del restyling, considerando la data di arrivo di Saputo e quella ipotetica di fine lavori, risulterebbero sotto media per il paese dove impera la burocrazia. Ecco perché a preoccupare non è tanto la tempistica quanto l’onerosità del progetto. Servono investitori, servono aree che generino introiti: non ci penserà Saputo di tasca sua, o almeno non completamente. Fenucci ha ammesso che l’operazione potrebbe costare circa 60 milioni di euro, una cifra importante e che non sarà facile da ammortizzare. Una parte di questi 60 milioni, inoltre, non uscirà dalle tasche del chairman, ed è forse questa la partita più importante. La burocrazia può rallentare i tempi, ma sono i costi a volte lo scoglio più grande da superare e non mi risulta sia l’amministrazione comunale a mettere i bastoni tra le ruote. L’inghippo è economico, mentre sembra che la partita sia politica quando probabilmente non è così. L’unica domanda invece da porsi ora è questa: considerando il 2020 come data di fine lavori, nelle prossime tre stagioni il Bologna per quali obiettivi lotterà? Bisognerà attendere lo stadio per tentare la caccia all’Europa oppure ci si potrà tentare prima?

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