Restyling Dall’Ara: la burocrazia non fermi gli investimenti

Restyling Dall’Ara: la burocrazia non fermi gli investimenti

Saputo pronto a investire 50 milioni di euro ma i tempi si allungano. Il rischio è ritrovarsi un Dall’Ara privo di vita.

Pare che i progetti per il nuovo Dall’Ara presentati da Joey Saputo il 21 gennaio, siano stati trasferiti a Roma, dove il comitato tecnico e scientifico del Ministero li sta analizzando con cura. Così scrive Stadio ieri. La trafila burocratica si allunga dunque, aspetto tipicamente italico. Ma per chi ha intenzione di iniziare i lavori a giugno, appena terminato il campionato, la velocità di decisione è tutto.

Il Bologna si aspettava una risposta entro un mese, scadenza temporale ormai ampiamente valicata. Ma il club ha la necessità di sapere come procedere, capire se il progetto può essere portato avanti – quindi iniziare i lavori – oppure se le difficoltà obbligheranno Saputo a cambiare le sue strategie. Da contraltare, pare sia stato chiesto ai progettisti di modificare qualcosa nei progetti, componenti che probabilmente non combaciavano come avrebbero dovuto. Da qui anche una delle cause del ritardo. Resta però il fatto che la questione non è più solo locale ma nazionale, se è vero che la Sovrintendenza ha passato i documenti al Ministero. Bisognerebbe capire il perché, se si tratta di normale prassi o se il restyling si prospetta talmente complicato da essere analizzato nei minimi dettagli. Ciò che resta è la burocrazia, che rischia come sempre di limitare gli investimenti che gioverebbero a tutto il territorio bolognese. Non si tratta solo di uno stadio confortevole, ma di aziende e dipendenti, persone che troverebbero lavoro, uno stipendio, soldini per la propria famiglia. Far circolare denaro è sempre un aspetto positivo per una città.

Saputo non doterebbe dunque la tifoseria solo di un impianto moderno, ma produrrebbe anche un circolo virtuoso di investimenti, di denaro, di lavoro. Sarebbe importante per tutti che il progetto venisse portato a compimento, ma per fare questo servono requisiti e buon senso. I primi devono essere rispettati per non deturpare l’aspetto architettonico della zona, impreziosita dalla visuale della Basilica di San Luca e dalla presenza della Torre di Maratona, il secondo è utile per capire quando la burocrazia valica il limite, quella linea di demarcazione tra il rispetto delle norme e la reiterazione dell’inutilità. Se anche chi porta copiosi e fondamentali investimenti in città resta imbrigliato dalle maglie della burocrazia, l’Italia non diventerà mai un paese all’avanguardia. Un imprenditore facoltoso è pronto ad investire 50 milioni per dotare la città di un impianto funzionale e moderno, attende solo di sapere verso quale direzione spenderli. Ma se non si vorrà lasciare un gigante abbandonato in uno dei quartieri più apprezzati della città, forse l’idea del restying può essere salvifica. Anche perché un Dall’Ara lasciato al suo destino, privo della sua anima, deturperebbe comunque l’architettura presente. Chi deciderà dovrà tenere conto anche di questo.

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