Questione di business

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Saputo vuole maggiori introiti per il Bologna, è tutta questione di business

Si parla molto in questi giorni del bilancio del Bologna, del fatto che Saputo tanto ha messo e probabilmente tanto dovrà mettere sia per continuare il processo di crescita del club sia per coprire i rossi di bilancio che la società ancora non riesce del tutto a limitare. Si sa, fino a che non ci sarà un netto e deciso cambiamento delle regole sulla ripartizione dei diritti televisivi e fino a che il club non riuscirà ad aumentare il proprio fatturato, è difficile che il Bologna possa entrare stabilmente nelle big del campionato. O meglio, per farlo servirebbe scoprire talenti sconosciuti (pagati poco) oppure chiedere al chairman di investire costantemente. Si può fare, soprattutto la prima ipotesi, ma procedere per continui aumenti di capitale non è la strategia che Saputo ha pensato per il Bologna.

Servirebbe dunque una gestione diversa del club, un potenziamento di tutte le aree, partendo dal marketing per concludere con lo stadio di proprietà (o, nel caso del Dall’Ara, restaurato per renderlo vivo e confortevole sette giorni su sette). Non è un caso che Saputo pretenda una sinergia tra Montreal Impact e Bfc, perché il mondo americano può illustrarci molto del modo di fare business con lo sport e noi possiamo insegnare ai canadesi come si lavora tecnicamente nel mondo del calcio, partendo dal settore giovanile per concludere con la prima squadra. Può essere dunque visto in questa ottica, e non con l’intento di convincere Corvino, il ruolo di Primo Salvi, manager di respiro internazionale e che potrebbe essere sbarcato a Bologna proprio per aiutare il club a decollare dal punto di vista finanziario-dirigenziale. Potrebbe servire una visione diversa del management, ampliare e potenziare i rapporti di ambito internazionale e creare un circolo virtuoso che consenta al Bologna di camminare con le proprie gambe. Oppure, sarebbe lecito che il chairman, dopo essere sbarcato in Europa e a Bologna, riuscisse ad ampliare il business di famiglia investendo sul territorio generando quindi nuove risorse.

Per onor del vero, non sono io a dirlo ma lo stesso Saputo in persona: “Il calcio lo vedo come un business entertainment, se entriamo con la passione rischiamo di fare errori ed è per questo che lo vediamo come un business”, affermò il chairman in una recente intervista a Sky. Da qui si capisce come il Bologna stia disperatamente cercando di cambiare le cose, non solo dentro al club come visione globale strategica ma anche e soprattutto a livello nazionale. Saputo proseguì così: “In Mls non c’è differenza tra le squadre partecipanti, si parte sullo stesso piano. Servirebbe questo anche nel calcio italiano perché altre leghe hanno superato la Serie A. Dovremmo essere rivali in campo ma uniti in Lega”. Tradotto: Saputo vuole ampliare il portafoglio del Bologna, con uno stadio di proprietà che generi profitti, con un’opera di marketing e merchandising importante e un entertainment (spettacolo) simile a quello del mondo americano (e Primo Salvi può aiutare questi aspetti, oltre ad investimenti mirati sul territorio per l’azienda di famiglia), inoltre, preme affinché il calcio italiano cambi rendendo la competizione realmente aperta a tutti con condizioni meno squilibrate a favore delle solite big del campionato. Ci riuscirà? Sul secondo aspetto è difficile – chi gode di benefici perché dovrebbe privarsene – sul primo lo scopriremo presto, soprattutto se dovessero concedere via libera per il restyling del Dall’Ara.

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