Quanta mobilitazione per il Parma, questo è un calcio di figli e figliastri

Quanta mobilitazione per il Parma, questo è un calcio di figli e figliastri

 

Successe anche al Bologna di non pagare gli stipendi, epoca Porcedda con buone idee ma zero risorse. In tutto questo le partite al Dall’Ara sono sempre state garantite e a livello istituzionale, nel calcio, nessuno mosse un dito. Si dovette mettere assieme una cordata di imprenditori per evitare il fallimento, buttare dentro decine di milioni a fondo perduto per salvare la baracca e andare avanti. Convincere, inoltre, il vecchio presidente a lasciare qualcosa sul piatto dopo essere finito al centro delle accuse per aver sottratto tre milioni di euro al club. Venne lasciato in dote un albergo. Certo, colpa delle varie gestioni che hanno creato i buchi di bilancio come i groviera svizzeri, ma alla fine, senza chiedere aiuto a nessuno, il Bologna ce l’ha fatta. A Parma invece si sono mobilitati tutti: la Figc, l’Aia e chi più ne ha più ne metta. Mi chiedo (e dovrebbero farlo tutti): la tanto solerte Covisoc dove è stata fino adesso? L’unica mission è fare andare avanti i gialloblù, non si sa bene se per il blasone della società o piuttosto per vendere l’idea che il campionato sia regolare e la figura di melma evitata. Invece è già stata fatta, perché, ricordiamolo, è stata rinviata una partita per il semplice motivo che una delle due società non aveva abbastanza liquidi per aprire il proprio stadio. La storia però durerà poco, perché i giocatori vogliono il fallimento in modo tale da poter salvare il titolo sportivo e, semmai, ripartire dalla B. Anche in questo caso gli intrugli regolamentari sono da geni della materia: se una società fallisce dopo il termine del girone di andata i risultati ottenuti rimangono, mentre tutti quelli successivi al fallimento diventano tre a zero a tavolino. Bene no? Saranno contenti a Roma che col Parma hanno pareggiato, così come la Juve che guadagna senza giocare due punti sui giallorossi. Poco importa, il campionato è deciso, ma se si fosse andati punto a punto fino alla fine? Mica solo per il tricolore, anzi, per alcune forse è addirittura più importante l’obiettivo salvezza che significa non solo mantenere la categoria ma evitare di finire come i gialloblù, oltre tutto senza i milioni dai diritti tv che in B si vedono come le galassie lontane dal telescopio. 

Vogliamo poi parlare delle difficoltà a sbloccare il paracadute avute dal Bologna? Al fatto che abbiamo dovuto dire grazie a Lotito la scorsa estate? A Parma addirittura si pensa di sbloccarlo a campionato in corso per arrivare sino al termine della stagione, con una disparità di trattamento evidente rispetto a tante altre società con problemi economici. Sapete quante sono a rischio fallimento in Lega Pro? Francamente mi interrogo, perché un calcio che ragiona in base a figli e figliastri non lo vogliamo, una società che si è affacciata al calcio che conta (e anche a vincere) grazie alle malefatte di Calisto Tanzi, non può essere considerata un modello da salvare. E’ inutile che vi rammenti il Crac Parmalat, una delle vicende più oscure del mondo finanziario e calcistico italiano con migliaia di piccoli investitori truffati. Chissà che non nasca proprio da lì l’attuale difficoltà finanziaria che attraversa la squadra, e chissà che sotto la gestione Ghirardi i guai non siano aumentati con un debito salito vertiginosamente alle stelle. Quello che si sa è che Tanzi ha patteggiato per il crac Parmalat con l’accusa di aver sottratto, tramite sponsorizzazioni fittizie di giocatori, 10 milioni di euro e 11 milioni di dollari. Quello che si sa è che Ghirardi, con vagonate di debiti, non ha fatto altro che ingaggiare e parcheggiare in Slovenia decine di calciatori, inoltre, la scorsa estate, seppur con urgente bisogno di risorse, la società ducale non ha ceduto nemmeno un big della rosa. Almeno Guaraldi quando ha potuto non ha lesinato a far cassa. Battute a parte, non voglio augurare il fallimento a nessuno, ma appare chiaro come il calcio a Parma sia stato drogato per decenni senza che nessuno dicesse niente, nemmeno la federazione silente a quel tempo e silente qualche mese fa quando la situazione stava già precipitando. Improvvisamente invece si dimostra attiva ora nel momento in cui la condizione richiede un intervento da pronto soccorso, con una mediazione da parte delle istituzioni calcistiche.

Rimango basito come il calcio possa permettere a personaggi come Taci e Manenti di farne parte, di permettere ad un prestanome (è l’unica spiegazione plausibile che mi viene in mente) di acquistare una società con 197 milioni di debiti senza avere le coperture finanziarie a salvare la baracca. Rendetevi conto che il Parma è nelle mani di un personaggio che l’altro giorno ha convocato un cda in cui si è presentato solo, abbandonato da chi doveva condividere l’avventura ma lesto a farsi da parte quando la puzza di bruciato ha fatto capolino in casa; aprire le finestre non basta più. A Bologna abbiamo trovato tranquillità dopo 5 anni di travaglio e senza che nessuno battesse ciglio, immagino come i tifosi bolognesi percepiscano una ingiustizia bella e buona, con la solita strana sensazione che alcune società contino sempre più di noi. Ci mancava, giusto per mettere la ciliegia sulla torta, l’appello di Ferrero a tutti i presidenti per cercare di mettersi in moto e salvare il Parma. E dire che forse bisognerebbe guardare in casa propria…Mi dispiace, davvero, per i tifosi parmensi di buon senso e per quei dipendenti da mille euro che non ricevono da mesi lo stipendio, meno per quelli che fino all’altro giorno ci prendevano in giro per la nostra situazione sull’orlo del baratro. Il calcio è una ruota che gira, ma mentre noi siamo riusciti a salvarci con le nostre mani soffrendo, per il Parma sembra nata una gara di solidarietà. Va benissimo aiutare gli altri, a patto che succeda con tutti e non solo con uno. Altrimenti si può tranquillamente dare vita al Parmathon.

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