Nulla da dichiarare

Nulla da dichiarare

Sosta, il Bologna non ha giocato, spunti di riflessione meno di zero. Nulla da dichiarare, domenica monotona. Tutto quello che potevamo dire lo abbiamo detto, attendiamo questa settimana per capire con quali moduli e quali uomini Delio Rossi affronterà la sfida decisiva, forse, per la sua permanenza in panchina. Sette giorni di quattordici di sosta sono passati in un amen, con due di riposo, tre sessioni di allenamento senza mezza squadra e una amichevole da ritmi blandi contro la Primavera. Se ci aspettavamo un super lavoro per curare i mali del Bologna ci sbagliavamo di grosso. Vedremo cosa succederà ora, ma segnali tangibili di uno stravolgimento della situazione non ce ne sono. Anzi, continua a non cambiare nulla, compreso l’altissimo numero di infortunati. Sinceramente non mi aspetto un Bologna più bello, pimpante, autorevole. Probabilmente il 18 vivremo una sfida difficile, sofferta, che i ragazzi dovranno vincere con la determinazione ma soprattutto con la tattica. Un match non entusiasmante, in cui due squadre in difficoltà cercheranno di strappare tre punti senza rischiare troppo, badando al sodo piuttosto che all’estetica, al concreto rispetto allo spettacolo. Un pareggio, inoltre, potrebbe salvare la panca ad entrambi gli allenatori, ma se da un lato a Iachini farebbe comodo, a Rossi e al Bologna no. Adesso serve bottino pieno, le mezze misure ti lasciano malinconicamente sul fondo e sarebbero servite più nel passato che nel presente. Una pareggite acuta l’avremmo benedetta, adesso no. Sono alle porte scontri diretti che il Bologna non può permettersi di perdere o pareggiare, a maggior ragione quelli casalinghi. Iachini e il Palermo avranno di fronte un Bologna in crisi conclamata, sanno che c’è spazio per la vitamina e l’antibiotico, la medicina che fa rinascere tutte le squadre che affrontano i rossoblù dopo un periodo di influenza, ma non è detto salgano al Dall’Ara spavaldi, scoprendosi, attaccando. Sai mai che non succeda il contrario, che la pillolina venga somministrata ai rossoblù. Ecco perché non mi aspetto una partita avvincente, capovolgimenti di fronte, spazi in campo aperto. Me lo auguro per il Bologna, perché per evitare di prendere gol bisognerà iniziare a serrare le fila, restare compatti, con le distanze tra i reparti giuste e senza lasciare spazio a ingenuità, sia che si tratti di una copertura saltata o di una diagonale errata. Serve l’ABC del manuale di calcio direbbe Josè Altafini. Perché il Bologna in questo inizio di campionato è mancato soprattutto nelle cose semplici, basiche, quelle che in teorie una squadra professionistica non dovrebbe dimenticare. Molte volte, anche solo facendo il compitino, si portano a casa punti importanti. Non è un dramma per una squadra debole, o in difficoltà, ripartire dalle piccole cose, da quei compiti – se vogliamo banali – ma fondamentali per tornare ad essere una squadra di calcio. Altrimenti il copione sarà sempre quello: discreto primo tempo e tracollo nella ripresa.

Servirebbe una sferzata di entusiasmo, un risultato positivo che desse nuovo vigore ad una squadra inevitabilmente depressa dall’ultimo posto in classifica. Dobbiamo aggrapparci a qualcosa per risalire e in questi casi a fare la differenza sono anche gli episodi, le vittorie ottenute con mezzo tiro in porta o con un pizzico di fortuna. Le stagioni possono svoltare anche così, non solo con un cambio di guida tecnica in panchina. Sotto questo profilo, la decisione deve essere chiara e netta se domenica il Bologna capitolerà di nuovo. Rossi ha mille attenuanti, le responsabilità non sono tutte sue, ma non può certo godere di fiducia illimitata se i risultati non cambieranno a stretto giro di posta. Anche perché, a mio parere, il Bologna manca di una organizzazione di gioco, una struttura che consenta ai giocatori di non crollare nella ripresa. Troppo dispendioso l’impianto utilizzato fino ad ora, con troppe energie spese invano nei primi quarantacinque minuti di gioco. O meglio, si può proseguire anche sulla difesa a quattro, a patto che non ci sia questa ostentata ossessione di pressare alto e costantemente per tutta la partita. La squadra semplicemente non ce la fa e forse sarebbe meglio rimanere più accorti e compatti dietro. Attendiamo dunque con ansia la ripresa, perché due settimane all’ultimo posto sono davvero troppe da sopportare. Inoltre, senza partite da commentare e senza variazioni di modulo in allenamento è difficile estrapolare un commento sensato a quello che sta succedendo, una opinione nuova rispetto a tutto quello che abbiamo già analizzato in tutto per tutto. Per questa domenica non c’è nulla da dichiarare, anche perché hanno perso pure le nostre due squadre di basket, non esattamente il nostro weekend dei sogni.

 

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