Non è tempo di processi

Non è tempo di processi

“Obiezione vostro onore, illazioni!”. Quante volte abbiamo sentito questa frase nei film durante la scena di un’udienza di tribunale. Mancano sette partite alla fine della stagione e l’Aula bunker del Tribunale di Bologna è stata aperta. Sul banco degli imputati: tutti. Allenatore, dirigenza, giocatori, giornalisti e, per qualcuno, tifosi. Non si salva nessuno, anche se ci sarebbe ancora tempo per salvare il salvabile. Ovvero le ultime sette partite. Il processo è iniziato, ma risulta ancora sommario se non altro perché un po’ tutte le parti hanno una quota importante di ragione. Lopez era da cambiare a dicembre, vero, ma poi le critiche sarebbero arrivate copiose per via della presunta dannosa rivoluzione (che non avrei effettuato nemmeno io, ma col senno di poi è più facile) portata a compimento. Inoltre, cambiare allenatore portava con sé un’altra conseguenza: sostituire mezza squadra. I giocatori portati da Fusco sono legati indissolubilmente a Lopez, cacciare il mister avrebbe potuto portare a malumore all’interno dello spogliatoio difficilmente gestibile da un nuovo allenatore. E’ una catena, un effetto domino in base alle scelte effettuate. Succede così, in qualunque campo. Ora, il post Brescia comincia a dileguarsi ed è giunto il momento di guardare avanti. Proviamoci almeno, anche perché la decisione di tenere Lopez è stata presa. Continuare il processo su di chi siano le maggiori responsabilità è una strategia utile per riempire i palinsesti ma dopo un po’ stanca, e soprattutto distoglie tutti dall’obiettivo: la Serie A. Una volta ribadita una pseudo fiducia a Lopez, è inutile continuare con la sequela di accuse e di caccia alle streghe. Siamo in una situazione talmente delicata che ogni parola può essere spesa, tutti hanno ragione e tutti torto. Ad esempio, se è vero che persiste una mancanza di rifornimento alle punte (un trequartista) lo è anche il fatto che Corvino ha provato a tappare la falla ma da tanti si alzava un sontuoso coro: “Non toccate Laribi!”. Ecco dunque il tutto e il contrario di tutto, il rovescio della medaglia e il suo lato prestigioso, il bianco e nero che a volte si tinge di grigio. 

 

Non è dunque il momento di arrivare alla resa dei conti, il Bologna è secondo e può ancora raggiungere il proprio obiettivo nonostante le latenti difficoltà, soprattutto, una volta intrapresa una strada, è inutile rimuginarci su. Cosa facciamo? Tifiamo contro per avere la dimostrazione della nostra ipotetica ragione da sbandierare ai quattro venti con il famoso “ve l’avevo detto”? No, chiaro, tutte le volte che si guarda il Bologna si tifa e si soffre indipendentemente da chi allena o gioca. Soprattutto, non sapremo mai ora se la scelta di cacciare il mister si potesse rivelare a maggio geniale oppure suicida. Parliamoci chiaro, se libero ci fosse Donadoni il cambio sarebbe da effettuare, anzi, sarebbe già dovuto avvenire da tanto tempo ma purtroppo l’opportunità (un allenatore buono sul mercato, magari da poter tenere in A) non esiste in questo preciso momento. Ecco dunque che di fronte a noi si presenta un bivio importante, o decidiamo di sostenere questa squadra e proviamo ad incitarla verso questa Seria A, oppure molliamo tutto, chiudiamo le serrande e i televisori e andiamo a farci una bella gita per tre-quattro mesi fino a che non riprenderà una nuova stagione. E’ importante capire cosa si vuole fare, perché da qui al 22 maggio sarà una battaglia dura, in cui soffriremo e in cui correremo il rischio di vivere un’altra cocente delusione primaverile. Sì, ci vuole coraggio per tifare Bologna da qui alla fine, perché da queste parti ogni stagione (anche quelle impreziosite dall’arrivo di una nuova proprietà) nascondono insidie e delusioni.

 

Si parte sabato, contro una squadra imprevedibile e che può fare la partita della vita oppure il suo contrario, viene da due sconfitte in fila ed è chiamata a rilanciarsi in zona playoff. E’ una delle partita più complicate, perché lo Spezia si chiude e riparte ma è anche vero come il Bfc abbia fatto la sua miglior partita proprio all’andata al Picco contro gli uomini di Bjelica. Può succedere di tutto, possiamo vincere e riprenderci oppure perdere e finire nell’oblio, Lopez può continuare l’avventura o essere esonerato. Sono tutte dinamiche che affronteremo al fischio finale, fino a quel momento proveremo ad incitare e sostenere la squadra. Perché i giocatori sono fragili anche se non dovrebbero esserlo per via dei loro stipendi e della loro vita agiata rispetto a chi paga il biglietto con sacrifici e di mestiere fa l’operaio. Se decidiamo di seguire il gioco del calcio dobbiamo mettere in contro queste piccole-grandi incongruenze. Forza Bologna dunque, i processi proviamoli a sospendere fino al 22 maggio, e se promozione sarà, eliminiamoli direttamente dal nostro repertorio godendoci una meritata e sofferta festa.

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