Non è questo l’anno zero

Non è questo l’anno zero

Placati i bollenti spiriti visti in tribuna e in curva, è ora di guardare avanti, tentare – almeno a due giornate dalla fine con la possibilità di fare i playoff – di concentrarsi sul complesso generale e non agli interessi personali. In sintesi: cerchiamo di guardare oltre il proprio orticello se davvero si vuole bene al Bologna e se si rema tutti dalla stessa parte in questo delicato finale di stagione in cui si gioca la A. Vale anche sul nuovo mister Delio Rossi. Facile ora attaccare chi ha invocato il cambio di guida tecnica dopo l’ennesimo pareggio, ma se si continua a fare questo si cade nello stesso errore di cui si accusavano i detrattori del mister uruguagio: gufare per aver qualche argomento a suffragio delle proprie teorie. L’ambiente da sempre continua ad essere spaccato sulla base di opinioni: a me piace questo, per cui spero vada male a quell’altro che sostieni tu. Di questo passo la tanto invocata unità non l’avremo mai e solo ora capiamo come i lasciti dell’Era Guaraldi fatichino a dissolversi come la nebbia al comparire del sole. Pensavamo che l’arrivo di una proprietà ricca avrebbe portato serenità, ma in realtà da queste parti sono i risultati sportivi a sancire o no lo sbarco della quiete. E in alcune circostanze non bastano nemmeno quelli. I 51 punti di Guaraldi cambiarono il sentore popolare sulle strategie di gestione societaria, ma le magagne sono poi uscite col passare del tempo e si è passati dall’essere strafelici ad incazzati come leoni in gabbia. Nel mezzo, anche chi ha iniziato poi a criticare il mister come se nella marea di allenatori che da anni navigano nel calcio professionistico non ci fosse niente di peggiore; invece abbiamo scoperto che c’era poco o nulla di cui lamentarsi. Qualche decennio fa, non me lo dimenticherò mai, si è arrivati addirittura a criticare Gazzoni come se, durante la sua gestione, non avesse fatto di tutto per costruire un Bologna competitivo e che desse filo da torcere a chi manovrava i fili del calcio italico. I rossoblù hanno sfiorato la Champions League ma la sensazione è stata simile ad una retrocessione. 

 

 

Sembra umanamente difficile mantenere unita questa piazza, perché molto probabilmente non si chiedeva solo l’arrivo di un proprietario che ripianasse in un amen un debito da quaranta milioni, ma anche che si dominasse e stravincesse il campionato. Parliamoci chiaro: qui si vuole sempre tutto subito e sono sicuro che se il Bologna al secondo anno di A non sarà in zona Champions pioveranno altre dure critiche. Non c’è pazienza, non c’è una visione comune delle cose e non c’è modo di placare i nostri animi perennemente in tumulto. Funziona così da tanto tempo, non si riesce ad avere una visione oggettiva delle cose, cioè a capire come in una stagione divisa a metà risulti complicatissimo trovare una quadra di tutti i problemi. Proprio in queste pieghe si è insinuata la critica: Fusco che fa le formazioni anche da fuori (Zuculini però è rimasto in panca e Troianiello non ha più giocato), Corvino che non è stato all’altezza (qualche giocatore che ha dato punti, per me, lo ha portato), Saputo che non decide, Tacopina puffarolo per via delle fideiussioni per concludere con Rossi che avrebbe dovuto in tre giorni rivoluzionare tutto. Pare che l’equilibrio non esista, comprendere come una stagione nata sotto cattivi auspici non potesse svoltare definitivamente con una nuova società costretta gestire, nel bene e nel male, qualcosa costruito da altri. Lo ripeto: l’anno zero sarà la stagione 2015/2016, la differenza sta tutta nel capire in quale categoria l’affronteremo.

 

 

Certo, anche io mi aspettavo di essere con un piede in A a questo punto della stagione e ammetto come abbia una delusione di fondo per l’andamento del girone di ritorno, dall’altro però ho poi capito che il calcio non è una scienza esatta e non sempre le tue campagne di rafforzamento tramutano i pronostici sulla carta in risultati in campo. O almeno non sempre si riesce ad ottenere la totalità dei desideri che nutri e custodisci. Una volta che ho preso coscienza di questo provo a crederci fino alla fine, punto primo perché i playoff della Serie B sono, quasi per definizione, una chance in più per salire e non una in meno, secondo perché se Delio Rossi riesce nel suo lavoro di rivalutazione di una rosa caduta in disgrazia penso davvero che alla fine il Bologna ce la possa fare. Se l’atteggiamento messo in campo sabato verrà riproposto, voglio pensare che saranno le altre ad aver paura di noi e non viceversa. Sinceramente non credo che il Vicenza o lo Spezia siano contente di aver a che fare con noi in post season. Magari mi sbaglio, ma le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue. Soprattutto, penso che i veri avversari non siano i nostri compagni di banco con penne o portatili al seguito ma quelli che ogni sabato corrono dietro ad un pallone con una maglia diversa da quella rossoblù. Ci proviamo davvero a remare tutti dalla stessa parte?

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