Non è più domenica (Serie A cercasi)

Non è più domenica (Serie A cercasi)

“Ah, da quando Baggio non gioca più…”. Mi perdonerà Cesare Cremonini se estrapolo un ritornello di una sua famosissima canzone, ma il calendario che Abodi e compagnia ci propongono può diventare insopportabile. Si gioca di venerdì e di lunedì sera in cadetteria, neanche più al sabato.Di domenica neanche a parlarne. E’ la dura vita della Serie B. Lo spezzatino diventa una tritura, e forse di triturato c’è anche altro oltre al calendario. Non so voi ma questo campionato mi sfibra: non c’è quasi nulla di normale, gli impianti sono del terzo mondo, ogni pronostico fatto sulla carta va a farsi benedire e si gioca talmente tanto che arrivi a fine stagione con una caterva di infortuni. L’ultimo è Matuzalem che sostanzialmente dice addio al finale di stagione tornando a disposizione nel momento in cui si disputeranno i playoff, ma noi tutti speriamo di non rivedere il brasiliano e che per quel periodo possa godersi un mojito a Copacabana sotto un ombrellone e una Serie A in tasca. E noi vorremmo essere con lui. Mente stuzzicata dal sole brasiliano, il mare, il caldo e tante belle cose, svegliatevi però perché oggi si scende in campo al San Nicola con 35mila tifosi urlanti e strombazzanti mentre lunedì, probabilmente sotto la pioggia, al Dall’Ara arriverà il Catania nostro carnefice la passata stagione. Da queste due partite dipenderà molto del nostro futuro, se cioè continueremo a calcare campi con velodromi, con la possibile aggiunta di piazze come Teramo e Bassano, oltre ad un valore delle avversarie crescente con Cesena, Cagliari e Parma (se ripartirà dalla B) unite a Catania, probabilmente Bari e Livorno se non salirà. Mica male. 

Probabilmente la Serie B è uno dei più logoranti campionati che ci siano, una di quelle maratone sfiancanti che ad un certo punto non vedi l’ora che finiscano indipendentemente dal risultato, ma la sola idea di doverla rifare ti dovrebbe spronare a lasciarla il prima possibile. Un po’ come quando da piccoli sperimentiamo il fuoco, ci scottiamo le dita e col cavolo che dopo ce le torniamo a mettere. Più la conosci e più la eviti dunque, peccato che da adesso in poi non dipenda solo da te. Si parte stasera, una trasferta a Bari in un giorno lavorativo che inibisce qualsiasi esodo con i nostri 22 uomini soli al cospetto di 35mila tifosi avversari. Ecco allora che anche una trasferta a Verona per un banalotto e pareggiante Chievo-Bologna sarebbe l’ideale e un ritorno alla normalità; aspetto che a volte fa tanto bene. Sono finiti i tempi di Tutto il calcio minuto per minuto, sono iniziati, da un bel po’, quelli di Sky, delle tv a pagamento e delle telecronache inadeguate; ma questo è un altro discorso. Siamo in B da un solo anno ma ci sembra che non sia più domenica da secoli, dai tempi di Baggio, Signori, Andersson, Cruz, quando cioè il giorno designato per il campionato era quello in cui tutti si riposavano dal lavoro e andavano a vedersi una partita o si attaccavano alla radiolina. 

Vorremmo possibilmente riviverli quei momenti, ritornare ad emozionarci per qualcosa di importante piuttosto che deprimerci per un pareggio con Ternana o Spezia. La piazza è esigente e basta poco per renderla impaziente, molte volte vive ancorata nel passato non capendo come una rinascita passi anche da stagioni turbolente in cui la rifondazione parte da giocatori non molto conosciuti o all’apparenza non talentuosi. E’ uno scotto normale da pagare per chi viene da un quasi fallimento. Quei giocatori però scenderanno in campo tra poche ore e, in vista di un match decisivo, magari può essere utile rivolgere un appello ai protagonisti della sfera con i pentagoni (ah no, non ci sono più nemmeno quelli).

Cari ragazzi, che siate fragili o solidi, forti o scarsi, uniti o disuniti, cercate di capire come un’altra stagione di B sarebbe una tortura e una sofferenza disumana per chi non vede l’ora di riabbracciare sogni europei tenuti per troppo tempo nel cassetto. Chiediamo tanto, a volte vi stressiamo con le nostre esigenze ma siamo sicuri del fatto che anche per voi giocare a San Siro rispetto al Tombolato è tutta un’altra cosa. Si parla di prestigio, Scala del calcio, palcoscenici destinati solo a pochi eletti che i vari Pierobon e gli stacanovisti della B non avranno mai l’occasione di calcare. E’ qui la differenza, non tanto per noi ma per voi costretti a esibirvi con una maglia blasonata in un campionato che blasonato non è. Non è più domenica da un pezzo, è venerdì, lunedì e a volte pure mercoledì. Tanto passa dalla partita di stasera, a Bari parlano di leoni cercando di intimidire una squadra già di per sé impaurita, ma a volte alzare troppo la cresta può essere controproducente. Una volta il rituale era piatto di tortellini a pranzo e Bologna nel pomeriggio, tutto questo ci manca un sacco. Forza ragazzi, oggi si potrebbe riscrivere davvero un pezzo di storia.

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