Non accendiamo Diamanti, in fin dei conti non fu tutta colpa sua

Non accendiamo Diamanti, in fin dei conti non fu tutta colpa sua

Domenica al Dall’Ara tornerà da avversario Alino Diamanti, da molti considerato traditore: i fischi potrebbero accenderlo, e il revisionismo non fa mai bene

Probabilmente il momento era tanto atteso, perché l’anno scorso Alino affrontò il Bologna a Bergamo, non in quella che per diversi anni è stata la sua casa: il Dall’Ara. Sono dunque curioso di capire come verrà accolto il talento di Prato, se prevarranno i fischi o se invece il cuore avrà fatto pace con la rabbia e scrosceranno gli applausi.

Preferirei la seconda scena, indipendentemente da quello che noi tutti abbiamo provato. Il motivo? Ho il timore che Alino possa accendersi con i fischi, che il suo carattere molto istintivo possa essere spronato da un intero stadio urlante che non vede l’ora di esternare la rabbia verso una cessione dolorosissima, ma che non può essere imputata totalmente a Diamanti. Siccome Alino già l’anno scorso giocò la sua miglior partita contro il Bologna, di Bergamo ricordiamo ogni singola azione, non vorrei che la scena si ripetesse e Diamanti rispondesse ai fischi con una prestazione super. Perché lui è fatto così, necessità di stimoli e rabbia per dare il meglio di sé e in un certo senso preferisce l’uno contro tutti. Fischiarlo, insultarlo, non farebbe altro che scatenare la voglia di riscatto di Diamanti, gli applausi a scena aperta, una testimonianza di affetto, potrebbero invece lenire il dolore di tutti e limitare la parte più istintiva del carattere di Diamanti.

Per quanto riguarda la sua cessione a febbraio 2014, un atto che ha poi sostanzialmente certificato la retrocessione del Bologna, occorre essere onesti: non è possibile accusare totalmente Diamanti dell’accaduto. Quei soldi cinesi servivano all’allora proprietario Guaraldi per non far saltare il banco a stagione in corso, di fatto, senza quella cessione Saputo forse non sarebbe qui. Il Bologna rischiava di ripartire dai dilettanti, e addio sogni di gloria canadesi. Certo, alla luce delle prospettive di fallimento Diamanti non si è opposto alla cessione ed è andato a guadagnare bene in Cina, una scelta che lo ha posto nell’occhio del ciclone della tifoseria. In un certo senso, quell’operazione andò bene a molti, al club e a Diamanti in primis, mentre quello che successe dopo no: il Bologna retrocesse e se non fossero arrivati gli americani non sarebbe ugualmente sopravvissuto nonostante il revisionismo imperante di quei tempi. Ecco allora che l’unica cosa che il pubblico bolognese può fare è non stuzzicare Alino, non renderlo ancora più nemico di quello che è, ovvero leader di una squadra che si gioca a Bologna un pezzo di salvezza. A noi il compito di non resuscitare i rosanero, di non resuscitare il vecchio spirito battagliero di Alino Diamanti.

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