Nibali come il Bologna: un trionfo quando nessuno ci credeva più

Nibali come il Bologna: un trionfo quando nessuno ci credeva più

Come i rossoblù, il siciliano vince il Giro d’Italia proprio nel momento in cui nessuno credeva più in lui. Anche i rossoblù, dopo 6 punti in 10 partite, erano stati abbandonati sul carro.

Alzino la mano in quanti credevano nella salvezza del Bologna dopo dieci giornate e soli sei punti in classifica. Facciano altrettanto coloro che avevano scommesso nella risalita di Nibali dopo la cronoscalata all’Alpe di Siusi (tra l’altro zone in cui il Bfc andrà in ritiro). Eppure è successo che con l’arrivo di Donadoni il Bfc sia riuscito a salvarsi con tre mesi d’anticipo, e il ciclista siciliano recuperare più di 4 minuti in classifica. E’ il bello dello sport, quando ti dà sempre l’occasione per farcela.

I rossoblù, più che tatticamente sono rinati mentalmente, un aspetto che accomuna un Nibali che avrà anche ritrovato condizione fisica, ma ha, soprattutto, ripreso ad essere il can(Nibali) di un tempo. I campioni si vedono nei momenti più duri, perché quando tutto va bene è facile ritrovarsi o semplicemente non perdersi. Se invece ti trovi in fondo a tutti, criticato, dato per morto, ritirato, ritrovare quella voglia di smentire tutti non è facile. Ti sembra che le gambe non girino, che i tuoi avversari ne abbiano più di te: sperduto nel tuo essere il favorito di una corsa dura come il Giro d’Italia. Certo, la fortuna ha inciso, con la caduta di Krujiswik nella discesa del Colle dell’Agnello, ma anche e soprattutto le gambe di Nibali che probabilmente non avrebbe trovato le forze per attaccare se la condizione non fosse migliorata. In più, guidare meglio una bicicletta, quando si è ciclisti, è un merito e non solo questione di Dea Bendata.

La vittoria di Nibali, inoltre, ha reso un Giro d’Italia per trequarti di gara poco scoppiettante una corsa al cardiopalma e decisa solo nell’ultima salita e negli ultimi venti chilometri della tappa regina, ridando vita a quella verve e quella passione che forse gli italiani solo con Pantani hanno vissuto. E’ stata la contesa finale la tappa di Sant’Anna di Vinadio, una resa dei conti tra corridori stanchi ma affamati di vittoria e in gran parte decisa dalla potenza dell’Astana rispetto alle altre compagini. Nelle due tappe decisive c’è stata la mano di Scarponi e di Fuglsang, due compagni di squadra importanti per Vincenzo e che rappresentano alla perfezione il concetto di ciclismo: uno sport fatto di capitani, ma soprattutto di gregari. E’ stato bello, infine, ammirare la sportività di Chaves e dei suoi genitori, persone colombiane, fatte di cuore e sentimenti, gente onesta che rende merito all’avversario che è andato più forte. Si merita tutto il meglio dalla sua carriera ciclistica, il buon Esteban, come nella vita, perché da persona intelligente ha capito che la nostra esistenza è composta di aspetti più importanti rispetto al risultato di una gara sportiva. Nibali ha vinto sulla strada e nei cuori degli italiani, Chaves ha vinto agli occhi di guarda lo sport nel suo senso più puro e spensierato. Sarà bello vederli entrambi domani sul podio.

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