Mercato di gennaio? No, pensiamo al presente se non vogliamo renderlo inutile

Mercato di gennaio? No, pensiamo al presente se non vogliamo renderlo inutile

Mentre la società comunica pubblicamente fiducia al tecnico, noi comuni mortali ci interroghiamo sul futuro del Bologna. Siamo già spacciati, pensiamo al mercato di gennaio, Corvino è bollito, Saputo non capisce una fava. Ecco, prima di sparare le solite sentenze, occorre analizzare la situazione con i dovuti crismi, perché – ad esempio – arrivare a gennaio con quindici punti di ritardo dalla salvezza vuol dire rendere inutile la campagna trasferimenti invernale (il cosiddetto mercato di riparazione). Ragioniamo lucidamente, almeno noi addetti ai lavori. La prima cosa che ci viene in mente è un cambio di modulo, passare alla difesa a tre, irrobustire il centrocampo e privare i terzini di continui uno contro uno che non fanno altro che creare pericolosi buchi difensivi. In questo modo si potrebbe recuperare Mbaye e, perché no, pure Crisetig (con Diawara e Donsah a supporto magari). Due acquisti costosi che al momento non toccano campo. L’esterno di colore, fino adesso, ha dimostrato a Livorno di saper interpretare il ruolo nel 3-5-2, è l’unica speranza che abbiamo per non buttare nel bidone i soldi spesi per il senegalese. Chiusa la parentesi, proviamo capire come si può raddrizzare la baracca. La prima cosa a cui Rossi deve porre rimedio è lo scolapasta difensivo, quasi due gol subiti a partita sono troppi per una squadra che deve salvarsi. Di solito, le squadre povere tecnicamente, o che in un determinato frangente di stagione non riescono ad imporsi offensivamente, cementano la difesa, la proteggono, costruendo un castello difensivo organizzato. Questo non significa arroccarsi o sistemare il classico pullman davanti alla porta, semplicemente organizzare un modulo che mantenga la squadra corta, non perda le distanze tra i reparti e che riesca a produrre densità nelle zone più delicate di campo. Soprattutto: che non scopra difesa ed esterni. Il secondo step è legato alla condizione atletica, perché se 9 dei 12 gol il Bologna li subisce nella ripresa un motivo ci sarà. Se i rossoblù, con le classifiche bloccate al 45′, avrebbero 10 punti in classifica, significa che forse il livello per salvarsi c’è, semplicemente occorre allungargli i tempi di permanenza in campo, passare da un’ora a un’ora e mezza. Il 3-5-2 potrebbe aiutare a correre meglio, evitare che la squadra arrivi sfiancata nell’ultima mezzora di gioco. Partiamo da questi due punti, intrinsecamente legati. Perché il 4-3-2-1 al momento non è sorretto dalla condizione fisica della truppa e il Bologna non può permettersi di gettare alle ortiche un tempo di gioco.

Su tutto il resto? Il livello della rosa, il mercato improntato da Corvino, le decisioni di Saputo, la classifica che piange? Bè, proviamo innanzitutto a vedere cosa salta fuori cambiando qualcosa, modificando un impianto tattico che ha prodotto solo sconfitte. Mi ripeto, giusto tentare la carta di cambiare il meno possibile per cementare il gruppo, facilitare gli automatismi, dare certezze e punti fermi, sono concetti che ho espresso in più di una circostanza. Ma ora che è stato fatto e i risultati non sono cambiati, perché continuare? Si può prendere in considerazione l’idea che la strada scelta, almeno per il momento, fosse quella sbagliata? Credo di sì. E allora, tentiamo la carta del cambio modulo e analizziamone i risultati prodotti, comprendiamo se il passaggio ad uno schema più prudente può allungare l’autonomia della squadra, con il conseguente miglioramento dei risultati. Se non arrivano punti, diventa inutile pensare a gennaio, ci arriveremmo da ultimissimi senza più speranze. Però, se il Bologna inizia a marciare, si può forse fare una rivalutazione della rosa, perché ogni giudizio, ogni commento, si basa soprattutto sui risultati.

Proviamoci dunque, restando uniti seppur nella divergenza di opinioni, tentiamo il sostegno a questa squadra, sperando che essa ricambi con qualche risultato importante. A partire dal 18 ottobre contro il Palermo, partita ormai da non fallire, da vincere obbligatoriamente per riprende un cammino complicato, tortuoso, che forse non ci aspettavamo. Non siamo noi gli allenatori, i presidenti o i ds, non ci resta dunque che guardare quello che c’è. Ormai, più che ragionare di pancia occorre un pensiero razionale, di sicuro critico, ma propositivo. L’istinto a volte si sbaglia, è successo a Firenze dove Paulo Sousa è stato accolto con le scritte sui muri per il suo passato juventino, è successo a Napoli dove Sarri ora è un Dio ma la campagna abbonamenti è stata tra le più disastrose degli ultimi anni. Anche perché il ragionamento di pancia produce alibi, rende acute le divergenze tra le fazioni, i critici avranno tante ricompense per il loro pensiero pessimista visti i recenti risultati, gli ottimisti continueranno a guardare al futuro e ad un potenziale che forse c’è ma che potrebbe richiedere molto più tempo del previsto per essere espresso. Perché se Pulgar diventa fenomeno tra due anni, al Bologna attuale non basta. Dobbiamo creare una parvenza di base solida ora, non a gennaio e non tra dodici mesi. A Rossi, visto che è stato confermato, il compito di farcela nelle prossime due settimane. Perché contro i rosanero si gioca la panchina, stavolta per davvero e senza mezzi termini.

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