Maggioranza e opposizione compatte, la società resta democristiana. Se poi Lopez discute…

Maggioranza e opposizione compatte, la società resta democristiana. Se poi Lopez discute…

Non è la politica italiana in cui non si capisce più chi rappresenta la sinistra, chi la destra, chi i comunisti e chi i fascisti. Ci sono tante sfaccettature, soprattutto una parte di essa cavalca l’insurrezione popolare contro l’immigrazione rendendo la solita diatriba tra politiche di destra e di sinistra più annebbiata sullo sfondo. Adesso il concetto è uno solo: lotta agli sbarchi in Sicilia, tutti gli altri argomenti non interessano. Nel calcio, nella fattispecie a Bologna, i partiti sono chiari e distinti: Lopez sì-Lopez no. A lato, di rimbalzo, c’è anche la battaglia elettoral-mediatica sull’operato del precedente direttore sportivo Filippo Fusco rispetto a quello attuale Pantaleo Corvino. Alla fine della fiera tutto si è ridotto ad una guerra di opinione tra i vecchi e i nuovi. E la società? Si mantiene democristiana, una via di mezzo tra chi vorrebbe cacciare il mister e chi lo difende a spada tratta. Evidentemente può essere più utile procacciare l’elettorato moderato che si nutre dell’ormai noto pensiero: le alternative sono poco credibili e c’è poco tempo per il mister nuovo di incidere. Non è vero quindi che la nuova proprietà non sta decidendo, anzi, tutt’altro, ha deciso contro il sentore popolare di tenere questo allenatore e per certi versi la decisione è alquanto coraggiosa. Già Saputo, Corvino e Fenucci sono stati trasportati nel campo delle responsabilità per non aver portato un cambiamento radicale, figuriamoci se il Bfc terminerà la stagione terzo, quarto o quinto con Lopez in panca. Finiranno tutti nel calderone. 

 

La situazione è delicata, perché una parte dei nuovi acquisti non ha reso come ci si aspettava mentre i senatori dello spogliatoio sono calati alla distanza; il risultato è il “bolognetto” che vediamo ora. Non può essere, però, colpa di una sola parte in gioco, nelle squadre si vince e si perde tutti assieme e se il Bologna non trova quasi mai i tre punti evidentemente non ha le capacità per farlo, ma non le aveva probabilmente neanche prima. Oppure si vuol far passare il messaggio che con Troianiello, Abero, Garics, Paez, Stojanovic e Acquafresca ora saremmo in fuga per la vittoria? Ricordarsi inoltre che se Monachello a Lanciano avesse segnato il due a zero il Bologna sarebbe forse sprofondato già prima della sosta, segno che i sintomi della malattia si erano già palesati in un più di una circostanza anche nel girone di andata. Ecco, i discorsi e le opinioni si accavallano ma in questi preciso momento tutti possono sentenziare o lanciare strali, tanto controprove non ce ne sono. Vale tutto in questo marasma generale in cui i contorni non sono nitidi e si può tranquillamente raschiare nel torbido, allora la società può preferire la gestione Lopez (che forse riesce a tenere calmo lo spogliatoio) e proseguire con il low profile. C’è però il bisticcio tra il mister ed un tifoso (singolo, non in rappresentanza di un gruppo) ad aprire nel peggiore dei modi la settimana. A forza di provocare con la storia del “avete problemi con Lopez? Andate a dirglielo di persona”, si è arrivati al risultato desiderato: qualcuno c’è andato veramente. La situazione grottesca è che anche in un colloquio con un tifoso il mister ha tirato in ballo i giornalisti, forse ammettendo cosa pensa veramente di loro: se non esistessero sarebbe meglio…Ovvio che in un contesto generale non difendibile per risultati e prestazioni, ritorna utile attaccare la stampa quasi come se fosse la vera causa di questa crisi. Insomma, si spera che queste teorie non siano davvero partorite dalla mente del mister ma che qualcuno, a forza di soffiare sul fuoco, non lo abbia poi convinto. Ad ogni modo, ancora una volta, si sta per rovinare una stagione sul finale e le analogie con la retrocessione dell’anno scorso sono sempre più evidenti. In qualunque modo si cerchi di rigirare una frittata dal sapore amaro, l’hombre vertical mostra evidenti segnali di fragilità e chiedergli di portare questa squadra in A appare una missione – in queste condizioni – quasi impossibile. Forse, sia chiaro, non per colpa della stampa.

 

Ora, di fronte abbiamo due partite da incubo e la prima sarà da affrontare in trasferta venerdì senza l’ossatura centrale della squadra. In più, assume una particolare importanza l’espulsione sciagurata di Laribi a Carpi (altro evidente segnale di nervosismo), tre giornate nel momento chiave della stagione in cui il secondo marcatore della rosa si è autoescluso dalla contesa. Non c’è dunque la sensazione che questa squadra possa riemergere dalle secche, non si percepisce come con questo trend le cose possano cambiare da qui alla fine e nel prossimo weekend probabilmente si deciderà l’80% del futuro del Bologna. Si prosegue con Lopez, una scelta democristiana per non gettare ulteriore benzina sul fuoco in un ambiente ormai depresso e sull’orlo di una crisi di nervi, anche perché a mostrare un lato scoperto è proprio chi dovrebbe rimanere più calmo e impassibile. A volte, succede a tutti, sarebbe necessario far finta di nulla, non reagire alle critiche se nascono al termine di un periodo senza risultati: si gira i tacchi, si continua a lavorare e sul campo si zittisce l’agorà andando a vincere. C’è poco da fare, la domanda che tutti si pongono è: con Lopez (scelta democristiana) si arriverà alla promozione? Nessuno sa rispondere. Dall’altra parte ci si può chiedere: con un altro mister (in versione Salvini, una specie di arringatore), le cose potrebbero cambiare? Anche qui non c’è risposta. Potrebbe servire un Lopez a tinte renziane, capace di unire due anime diverse (corviniani e fuschiani) all’interno della stessa compagine. In fin dei conti, gli elettori di sinistra non si sarebbero mai aspettati, un giorno, di governare assieme ad Angelino Alfano. Battute a parte, dopo la discussione di oggi il futuro è più semplice: o a Bari se ne prenderanno tre senza colpo ferire, oppure i ragazzi reagiranno trovando nel momento di massima difficoltà quella forza di volontà in più che fino a qua è mancata.

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