Lo sport dovrebbe essere meritocratico, Saputo merita la Champions

Lo sport dovrebbe essere meritocratico, Saputo merita la Champions

Le big inglesi spingono per la Superlega, Tottenham e Leicester in Champions League non piacciono. Così, mentre in Italia ci si indigna per una telefonata di Lotito, in Inghilterra si passa direttamente all’azione. Comportamento forse più elegante, ma nella sostanza i pensieri lotitiani coincidono con quelli dei proprietari di Oltremanica. Chi l’avrebbe detto che il problema diritti televisivi avrebbe accumunato i fanfaroni italiani con i perfettini inglesi. Invece è proprio così.

Il progetto Superlega con le big del calcio europeo affascina, intriga, tutte partite con squadre blasonate e infarcite di campioni, ma non basta mettere assieme tutto il meglio del calcio per sistemare le cose. Se meritatamente Carpi e Frosinone sono salite in A, altrettanto si potrebbe affermare nel caso in cui Leicester e Tottenham chiudessero ai primi due posti della Premier. La squadra di Ranieri ha vinto a casa del City nettamente, il Tottenham ha quasi messo sotto l’Arsenal a domicilio. Si stanno dimostrando più forti, non ci sono scuse. E allora, se il mondo dello sport si può ancora definire meritocratico, non si capisce perché si dovrebbe proibire a realtà più piccole di partecipare alle competizioni più importanti solo perché poco attraenti al grande pubblico. Anche perché, se queste risulteranno solo un fuoco di paglia faranno presto a ritornare nei ranghi, oppure, potranno nel giro di pochi anni affermarsi come nuova importante realtà. E se da tutto il mondo giungono a Leicester per vedere il miracolo di Ranieri un motivo ci sarà…Ovvio, anche da queste colonne una Serie A con Carpi e Frosinone è stata considerata poco attraente, ma il calcio che giocano Leicester e Tottenham è concettualmente diverso, di conseguenza altamente più spettacolare.

Ma ammesso e non concesso che l’idea Superlega possa essere considerata giusta e nel solco creato dai principi di lealtà sportiva, si pone un altro problema. Chi decide i partecipanti? Sulla base di quali criteri? Cioè, in Italia Milan, Juve, Roma e Inter ma il Napoli no? In Inghilterra City, United, Arsenal e Chelsea ma il Liverpool rimane fuori? Per la Francia prendiamo anche Lione e Marsiglia nonostante abbiano un divario abissale dal Psg? Ci sono tanti aspetti da sistemare, analizzare, decisioni da prendere in maniera chiara, con parametri indiscutibili e incontrovertibili. E alla fine qualcuno rimarrebbe fuori senza un valido motivo.

Sembra dunque che la tanto sponsorizzata Superlega sia sospinta più dai nomi dei club che dai meriti o dai bilanci, perché tantissime società italiane e non risultano gravemente indebitate ma i passivi nel mondo moderno sono una entità sospesa in aria, ferma, immobile, che nessuno estingue mai. In tutto questo c’è il Bologna, che finalmente dopo tanti anni si può permettere una proprietà ricca e intenzionata a riportare il club in Europa, magari proprio in quella Champions League che tanti vorrebbero abolire o declassare in favore della Superlega. E allora è lecito chiedersi una cosa: se il Bologna diventasse una big d’Italia, con bilanci sani e rose competitive, verrebbe esclusa dalla Superlega o dovrebbe partecipare ad una Champions di Serie B?  La sensazione è che Joey Saputo, grazie alla sua voglia di investire, alla sua propensione verso il futuro, alla concretezza delle sue parole e dei suoi fatti, si meriterebbe il massimo palcoscenico europeo. Se le big d’Europa vogliono crearsi una elitè, una ristretta cerchia di pochi eletti, facciano pure: costruiscano una competizione ogni quattro anni, come per le nazionali. Perché Lotito non aveva certo tutti i torti, ma le sorprese, se non sono sorrette da investimenti, hanno un destino segnato. Altrimenti non si possono più definire sorprese.

 

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