Largo ai giovani, in panchina non cresceranno mai

Largo ai giovani, in panchina non cresceranno mai

Diawara, Pulgar, Taider, Masina, Ferrari e Oikonomou. Eccola la pattuglia di giovani che Delio Rossi si appresta a schierare domenica nella sfida salvezza contro il Frosinone. Età media? 21 anni. Pensate che i più ‘anziani’ risultano il 23enne Taider (rispetto a Diawara lo percepiamo come un trentenne navigato) e l’altro 23enne Oikonomou. Sei ragazzi quasi debuttanti, se escludiamo lo ‘zaffiro’ alla sua quarta stagione in massima serie, tutti gli altri sono al km zero in Serie A. Eppure il Bologna è questo, Corvino ha deciso di puntare sul nuovo, perché l’usato sicuro a lungo andare scade producendo risultati deficitari (una retrocessione). Per tanti anni ci si è affidati a giocatori più esperti, andando incontro a sonore critiche per l’assenza di una progettualità votata al futuro, ai ragazzi da crescere, accudire, allevare e lanciare sui grandi palcoscenici. Lo stiamo facendo adesso, pagando uno scotto iniziale in termini di punti ed errori, un aspetto che verrà colmato tra qualche mese quando scopriremo che questi ragazzi hanno la qualità e la consapevolezza di come sfruttare le loro doti migliori, senza disperdere l’interessante potenziale percepito. C’è di più, perché prendendo in considerazione gli altri cinque elementi che dovrebbero comporre domenica l’undici iniziale, si capisce come il Bologna punti su un età media bassa. Sarà di 25 anni, nonostante verranno buttati dentro quelli già sopra i trenta come Mirante, Gastaldello e Brienza. Ecco, anche la punta, nella fattispecie Mattia Destro, non si può certo considerare attempata: 24 anni.

Linea giovane a più non posso, giusto così. Diawara ha dimostrato di poterci stare, Pulgar anche, Masina e Ferrari risultano più maturi di quanto potessimo pensare, e allora: perché non schierarli tutti? Sbaglieranno, commetteranno qualche sciocchezza, ma abbiamo già perso troppo tempo tenendo in panchina i nostri giovani nel passato. Quanti ragazzi sono stati considerati futuri fenomeni salvo poi perdersi nel corso degli anni, guadagnando solo qualche comparsata in Coppa Italia e nulla più. Così facendo i giovani non crescono, perché hanno bisogno di giocare, capire a cosa si va incontro in Serie A, prendere magari qualche sberla che però si rivelerà utile nel il processo di crescita. Non si accumula esperienza restando in panchina o ai margini della rosa, si impara giocando e sbagliando, perché fino a che non si commette una ingenuità non ci sarà nessuno ad insegnare a questi giovanotti cosa è stato sbagliato e come non commettere nuovamente un determinato errore. Avanti così, con i ventenni in campo, quelli che non hanno paura e hanno fame di emergere, molto spesso il requisito fondamentale per farcela davvero.

Mi trova d’accordo anche il nuovo modulo varato da Delio Rossi, una via di mezzo tra l’albero di Natale e il 4-3-1-2. Occorre, a mio modo di vedere, evitare che Franco Brienza sia costretto a novanta minuti di dura copertura come esterno di un 4-3-3, a trentasei anni potrebbe esser troppo. Corretto invece avvicinare due uomini nelle prossimità del raggio di azione di Mattia Destro, nella fattispecie Brienza e Mounier, quest’ultimo fungerà anche come seconda punta, perché le differenze tra i due moduli sono davvero minime. Agirà tra le linee il francese, come meglio crede, sperando che possa essere d’aiuto a Destro che dovrà, nel caso, esser pronto ad una verticalizzazione in zona centrale ma anche a qualche cross che potrebbe arrivare dai terzini, con la speranza che Masina e Ferrari riescano a metter dentro palloni interessanti. Che dire, le carte in regola per battere il Frosinone ci sono, compreso Oikonomou che dovrà fare a spallate con Ciofani e Dionisi. Meglio il greco di Maietta.

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