La sottile differenza tra noia e palpitazione

La sottile differenza tra noia e palpitazione

La conferenza stampa di Fenucci apre il fronte tra critici e sostenitori, ma forse la verità è un po’ democristiana…sta nel mezzo.

Dove ci si diverte in questo momento? A Sassuolo con Squinzi. Ci si potrà divertire anche a Bologna con Saputo? Forse…Lo ha ammesso l’amministratore delegato del Bologna Claudio Fenucci, che ha proprio deciso di delegare l’innalzamento dell’asticella a stagioni successive al 2018, ma a patto che si verifichino determinate condizioni. Punto uno: variazione sostanziale della ripartizione dei diritti televisivi. Punto due: completo rifacimento delle strutture del club (stadio e centro tecnico). Nulla di nuovo, è lo stesso mantra di sempre.

Se le aspettative del Bologna dipendono da questo, forse è bene non stimolare facili entusiasmi europei, perché dei 50 milioni che dovrebbero servire a ristrutturare lo stadio il patron ne metterà circa 30 sostiene qualcuno, gli altri li stanno cercando, ma l’importante è iniziare a mettere qualche gru. Non si prevedono tempi rapidissimi, anche per una certa lunghezza burocratica. Altro aspetto, i diritti televisivi: davvero possiamo pensare che i top club d’Italia – quelli che più guadagnano e più vincono grazie alle tv – un giorno possano decidere di spartire un po’ della loro ricchezza, e magari privarsi di qualche trofeo, per puro spirito caritatevole? Certo, basta guardare la Juve per capire come lo stadio abbia prodotto un cambio di passo notevole in termini di ricavi, speriamo succeda anche qui e speriamo che a Saputo glielo facciano ristrutturare. Qualche altro dubbio c’è, perché il Leicester sarà un unicum che non appartiene all’Italia. A proposito di unicum, quello del Bologna è Mattia Destro, Fenucci ha sentenziato che il club non può permettersi campioni, li formerà in casa, l’unico investimento importante in avanti è stato quello di Mattia l’anno scorso.

A fronte di tutto questo, è normale che la piazza mugugni davanti ai soliti obiettivi di sempre anche quando il proprietario cambia. La società non può pensare che l’umore popolare possa rimanere immune dagli stimoli di mercato, dalle prospettive stagionali, dalle aspettative che, indipendentemente dai media, nascono automaticamente quando l’amato Bologna passa nelle mani di una delle famiglie più ricche del pianeta. Fenucci da mesi tiene l’asticella bassa, spegne qualsiasi entusiasmo di fronte al sacro bilancio e ai sacri paletti di Saputo, ma i tifosi non possono essere placati in massa, perché il calcio è emozione, e tutto ciò che non è razionale sfugge al controllo dei numeri. Come si può evitare questa domanda (quella che i più critici sottopongono da tempo): Siamo passati da Guaraldi e Saputo ma sempre di salvezza si parla? E’ chiaro che chi va allo stadio il pensiero di essere ancora dietro al Chievo nonostante Saputo non se lo toglie dalla mente.

Ben lungi criticare le scelte del chairman, il patron ha deciso di ‘investire’ 100 milioni nel Bologna per i primi tre anni, quando lo annunciò a Repubblica i vari forum sprizzavano di entusiasmo da tutti i pori, ma una larga parte di quei 100 milioni è stata destinata ad altro e non alla squadra, scelta necessaria per mantenere in vita il club e che ora si ritorce mediaticamente contro il proprietario, accusato di un mercato al risparmio. Il calcio dà e il calcio toglie: due anni e mezzo fa la nuova compagine era idolatrata perché pronta a metterne 100 per il grande salvataggio, ora l’umore è cambiato, perché lo stadio e le strutture non sarebbero il core business. Vero, se fossimo la Juve, ma se l’innalzamento dell’asticella dipende dall’aumento del fatturato allora non c’è altra via che questa. Perché di certo la Serie A non donerà denaro al Bologna per farlo vincere. L’altra ipotesi è chiedere a Saputo di metterne tanti tutti gli anni, e allora sì: sai mai che poi la famiglia chiuda i rubinetti per sempre…

Ora, la differenza sottile tra la noia, le lacrime e il sangue di vivere altre due stagioni da salvezza e le palpitazioni da calcio vissuto con enormi emozioni è sottile. Abbiamo palpitato quando Porcedda dove pagare gli stipendi e non lo fece, abbiamo palpitato per il nono posto di Guaraldi così come per la retrocessione di due anni dopo. Abbiamo vissuto il batticuore per una iscrizione da completare e un fallimento da evitare, così come per quella splendida notte del 9 giugno. Le palpitazioni ci sono state, positive e negative, e la noia può far capolino nei prossimi due anni che si preannunciano da 14esimo posto. Gli obiettivi di sempre dunque, quelli per cui tutti siamo stanchi. Ma la domanda è: meglio viverli con Guaraldi o con Saputo? Preferisco nettamente la seconda, possiamo viaggiare tranquillamente in autostrada senza sbattere contro muri pericolosi. Se poi il presidente deciderà di cambiare il motore si potrà andare più forte, per il momento può anche essere piacevole viaggiare in sicurezza e con le cinture ben allacciate indipendentemente dal fatto che Fenucci piaccia o meno (e qui si può aprire il dibattito…). Chissà, chi va piano va sano e va lontano.

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