La società non abbia paura di decidere

La società non abbia paura di decidere

Noi tutti ci auguriamo che Rossi conquisti questa tanto sospirata vittoria domenica, tre punti scaccia crisi da inserire – senza troppi fronzoli – in classifica. ‘Restiamo uniti’, direbbe il social Morandi, attorno alla squadra. Lo faremo fino a domenica alle 14.30 circa quando avremo davanti agli occhi il risultato finale. Lo facciano anche i giocatori, dimostrando di essere ancora dalla parte del mister in tutto e per tutto. Settimana di passione, ma remando idealmente dalla stessa parte. Stavolta però, il risultato farà da discriminante. Non è più tempo delle sconfitte giocate bene (vedi Sassuolo), o delle partite complicate giocate alla pari (vedi Samp), tutte giustificazioni per rendere meno traumatica una batosta e dare qualche appiglio al futuribile, si spera, Bologna targato Corvino. L’ultimo posto in classifica impone delle priorità. Quella con il Palermo è dunque la sfida da vincere per antonomasia, in qualsiasi modo legale esista su un campo da calcio, il resto conta poco, pochissimo, nulla. Se Lazio, Sassuolo, Sampdoria, Fiorentina e Juve sono state considerate partite non alla portata per il ‘giovine’ Bologna, quelle con Frosinone e Udinese sì, ma la prima è stata vinta per inerzia soffrendo, la seconda addirittura persa in malo modo dopo averla avuta in pugno. Tanti alibi in queste sconfitte, partendo dall’aver affrontato squadre in forma o di vertice, concludendo con gli infortuni e le assenze. Per carità, teorie condivisibili, ma è un dato di fatto oggettivo come i ragazzi vestiti di rossoblù abbiano comunque gettato via punti importanti che ora farebbero comodo in classifica. Due lunghezze sicuro (Sassuolo e Udinese) ma qualche recriminazione salterebbe fuori anche per la sconfitta di Marassi. Questi punti fittizi, che in alcuni casi hanno testimoniato la capacità del Bologna di giocarsela alla pari con formazioni più forti, rende la rosa costruita da Corvino più pronta per questo campionato? La risposta può essere sì, in realtà non lo sappiamo. Perché se da un lato il Bfc ha fatto bene contro squadre di medio-alta classifica, dall’altro ha fatto male contro le deboli, quelle contro cui si gioca la salvezza. Mounier a decidere la vittoria contro il Frosinone, ma tanta sofferenza nel finale con due traverse, mentre il capitombolo con l’Udinese ha destato preoccupazione per il tracollo nella ripresa, stavolta più vistoso perché al cospetto di una squadra non di certo in forma e irresistibile. Ce ne facciamo poco di un Bologna che gioca bene e perde con le big e di un Bologna che gioca male e fatica a far punti con le deboli, nel primo caso il margine di errore è minimo e il risultato dipende in gran parte dall’avversario, nel secondo caso risulterebbe un peccato mortale steccare gli scontri diretti più importanti. Ecco dunque che Palermo, Carpi e Atalanta (in mezzo l’Inter) diventano partite cruciali per il cammino del Bologna, sfide da non fallire, da azzannare con la bava alla bocca e senza paura alcuna.

Il calendario però pone la società di fronte ad una scelta netta, basata – stavolta irrimediabilmente – sul risultato di domenica. Dopo i rosanero ci sarà la settimana da tre partite, il turno infrasettimanale che da sempre spariglia le carte rendendo difficoltose le scelte di gestione, sia tecnica che societaria. Spieghiamo il perché. Se Rossi dovesse perdere domenica, speriamo di no, la società si ritroverebbe di fronte ad un bivio: o prende la decisione di esonerarlo, oppure decide di tenerlo per le successive tre partite. Difficile, impossibile, cambiare tecnico nella settimana che propone il turno infrasettimanale. Sarebbe un rischio, lo sappiamo tutti. Perché se Rossi non cura il Bologna con il Palermo rischia di non farcela nemmeno dopo, con altri due scontri diretti da giocare, con il burrone davvero ad un passo.

Non bisogna avere paura dunque, a maggior ragione se si tratta di prendere decisioni importanti, fondamentali per il futuro della squadra. Leggo che la società avrebbe remore ad esonerare Rossi per non esporre pubblicamente al fallimento il progetto lanciato da Corvino in estate. Non sono d’accordo, cacciare il mister, se necessario, non significherebbe sancire la fine del Bologna giovane proposto in questa nuova avventura in Serie A, tutt’altro. Credo invece che trovare le giuste contromisure, se è stata sbagliata qualche scelta, sia nei compiti di una dirigenza ora finita nell’occhio del ciclone per via dell’ultima piazza. Aggiungo di più: il progetto fallirà sul serio se questa squadra non si salverà, magari avendolo potuto fare se si fossero prese decisioni tempestive. E tra queste anche un eventuale esonero del mister. Per la dirigenza è meglio cambiare e salvarsi, magari grazie all’esplosione di qualche giovane giocatore, piuttosto che non farlo e retrocedere. Banale, lapalissiano. Anche perché il progetto è già ampiamente in discussione. Tentennare non serve più a nulla, o Rossi si rilancia e vince, facendo risalire il Bologna in classifica, oppure si prendano immediatamente le dovute contromisure prima che sia troppo tardi. Potrei già citare l’esempio della passata stagione, vissuta sul filo per tutto il girone di ritorno e con un cambio di guida tecnica ad un mese dalla fine del campionato. Infatti il Bologna ottenne la promozione anche grazie ad una discreta fortuna, la stessa che potrebbe girarti le spalle ora. Se da una parte la squadra non potrà avere paura in campo, dall’altra non dovrà averne la società se sarà chiamata a decisioni drastiche, nette, decise. Ne va del futuro del Bologna, del progetto di Corvino e Fenucci, ne va della credibilità del Bologna.

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