La lunga estate caldissima

La lunga estate caldissima

“Questo senso di festa che vola e che va sopra tutta la città, nella lunga estate caldissima. Questo senso di vita che scende e che va dentro fino all’anima, nella lunga estate caldissima”. Era il 2001 quando gli 883 intonavano il ritornello di una classica canzone estiva, di quelle che inizi a cantare e non smetti più. Banali forse, ma a sedici anni mica ci fai caso e pensi solo al ritmo, alla musica e all’estate. Caldissima, come sempre a Bologna grazie all’amica umidità, senza contare i bollenti spiriti di ogni ragazzino di quell’età. Sapete com’è, no? “Con tutte queste gambe che si ripropongono, dopo quasi un anno che si nascondevano sotto strati per proteggersi dal freddo. Come va? Ben tornate in libertà!”. E poi la scuola, finita, terminata, fine delle alzatacce alle sette del mattino e delle interrogazioni terrorizzate davanti al professore. “Studenti senza menate, le scuole sono finite. Vacanze tanto sognate ma finalmente arrivate”. Sì, l’introduzione è molto “alla Biasin”, ma ormai è estate, il campionato è finito e l’esame per il Bologna è andato bene, anche se solo con il salvataggio all’ultima domanda, quella che il professore più magnanimo ti sottopone come un salvagente in mezzo all’Oceano Pacifico. E’ la tua ultima chance, devi sfruttarla. Sfruttata, festa, vacanze, estate. Insomma: cazzeggio. Nulla di tutto questo ora, anzi, il triplo del lavoro. C’è il calciomercato, c’è una squadra da costruire e da inventare, studiare le mosse e comprendere fin da subito gli obiettivi più concreti. Salvezza? No, dai, non così in basso. Metà classifica? Sì, già meglio, una permanenza in A tranquilla vorrebbe dire consolidamento, porre le basi per alzare l’asticella tra due anni e iniziare il percorso verso la caccia all’Europa. Quindi? Di vacanze neanche l’ombra, il ritiro dista un solo mese e l’obiettivo, come sempre, è andare su con “l’80% della rosa costruita”. Lo hanno detto tutti nel corso degli ultimi duemila anni ma nessuno è mai riuscito a farlo, chissà che non ce la faccia Pantaleo Corvino. 

 

Non è mica finita qui, c’è il Dall’Ara, uno stadio da ristrutturare in toto ma anche solo da rimettere in sesto in tempi brevi. Bisogna sistemare quelle lacune per iniziare la prossima Serie A con un impianto più decoroso di quello che abbiamo ora. Si lavorerà fin da subito, a calcio giocato fermo, per riaprire la San Luca, modernizzare la tribuna stampa (mettete un wi fi, vi prego), sistemare quei poveri e derelitti bagni, per concludere, su questo qualche dubbio in più c’è, con i seggiolini. Dico la mia, li rifarei tutti rossoblù, via quel giallo canarino che fa molto Modena e via quelle chiazze azzurre (vi ricordate lo sponsor Stream?) che sembrano una variante della psoriasi per stadi di Serie A. Abbiamo uno stadio maculato senza un motivo, incredibile. Vedere tutto rossoblù darebbe un altro tono al seppur vecchio Dall’Ara, pensateci, anche se è complicato. Tanto paga Saputo, pare che da qualche mese abbiamo a disposizione una cassa continua in cui escono soldi anche se non si ha la carta bancomat. Scherzi a parte, forse il caldo sta incidendo sulla mia mente, anche qualche piccolo mirato lavoro per raddrizzare visivamente il nostro impianto potrebbe fare una piccola-grande differenza. Si prenderà l’acqua lo stesso nei Distinti, ma almeno si potrebbe andare in un bagno decente. 

 

Chiudo con un paio di considerazioni sul calcio mercato. I prestiti. In linea di massima non mi piacciono a meno che non ci sia un diritto di riscatto di mezzo, lavorare per le altre società non mi aggrada, soprattutto non piace a Corvino che vuole sempre mettere una mano sul giocatore in questione. E’ ovvio però che in Serie A qualcosina in prestito dovrà arrivare. Innanzitutto perché non possiamo pensare che Saputo spenda 400milamiliardi di euro, secondo per il semplice motivo che una delle tattiche del nostro chairman è quella di stringere solide alleanze con chi, nel calcio italiano, conta parecchio. Attenzione, non significa fare le succursali ma non inimicarsi chi potrebbe farti fuori in un batter d’occhio. Non si va alla guerra totale contro Juve, Roma e Milan, ci si siede al tavolo, si discute e si mette sul piatto la propria visione delle cose forte della credibilità che la società che amministri ha assunto con il tuo arrivo. Non siamo più quelli da mettere in un angolino. Infine, i nomi di mercato. E’ bene spiegare una cosa, sicuramente ne escono tanti ed è altrettanto certo che non tutti verranno qui, ma c’è differenza tra raccontare panzane e parlare di trattative non andate a buon fine. Questo perché il mercato è fatto anche di contatti, abboccamenti, sondare la situazione e prendere una decisione. Può succedere che un direttore sportivo alzi la cornetta e chieda informazioni per un giocatore ma che questi, vuoi per costi o scelte tecniche, non arrivi effettivamente. Accostare un nome al Bologna non significa dare per certo il suo arrivo. Ad ogni modo, tra la rosa di nomi che in questi giorni sta uscendo sui vari organi di stampa, state sicuri che sono presenti due o tre elementi che sul serio verranno acquistati dal Bologna. Un po’ di pazienza, perché quello che stiamo per vivere può essere uno dei calcio mercato più belli del periodo recente. L’aria è decisamente frizzantina.

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