La B è un inferno, ma i mea culpa a quando?

La B è un inferno, ma i mea culpa a quando?

Non ne possiamo più di questa Serie B, parliamoci chiaro. Viviamo nei gironi dell’inferno e chissà se troveremo un Virgilio lesto  a farci uscire tenendoci per mano. Il Bologna perde tre a zero a Carpi, perde Zuculini per infortunio (si è fatto male da solo ed è uscito con le mani sul volto) Laribi espulso direttamente senza passare dai gialli e nel finale i rossoblù hanno evidenziato una tensione e un nervosismo non consoni per una squadra guidata da Diego Lopez. Ci sarà ancora parecchio da fare per conquistarsi questa benedetta Serie A, soprattutto, ora saremo chiamati a reagire sul campo, per noi storicamente ostico, di Brescia. Partita a due facce, che di colpo è diventata una sola. Buonissimo primo tempo del Bologna che ha dato l’impressione di poter segnare da un momento all’altro, come solito le parate di Gabriel e un po’ di imprecisione hanno negato ai rossoblù la soddisfazione della rete e la possibilità di instradare la partita su binari sicuramente più favorevoli. Nella ripresa il Carpi ha preso in mano la situazione, lezione di calcio, lucrando sulle nostre inopinate incertezze e sul nostro continuo incorrere nei soliti grossolani errori. Si perde inspiegabilmente concentrazione in determinati frangenti della partita, non c’è lucidità nelle fasi importanti e, di conseguenza – essendo di fronte alla capolista – se ne prendono tre. Tutti abbiamo gridato al calcio ingiusto nella prima frazione, in svantaggio senza nemmeno accorgercene e immeritatamente, poi di colpo il soccer torna meritocratico sancendo una giusta vittoria dei padroni di casa. Deraglia anche Lopez nella ripresa in cui prova a rimontarla inserendo due punte ma sbilanciando la squadra, confermando la puntuale regola che a volte sancisce un poco intuitivo principio: non sempre mettendo dentro tanti attaccanti si aumenta la probabilità di segnare, infatti molto spesso capita il contrario. Poi c’è sempre il campo dei “se”. In fin dei conti le tre reti avversarie sono frutto del regalo di valore servito dal Bologna su un piatto d’argento: prima marcatura con la difesa immobile su un tiraccio di Letizia, la sanguinolenta palla persa da Matuzalem sulla trequarti in occasione del secondo gol e la sciagurata incomprensione tra Casarini e i compagni che ha steso il tappeto rosso sotto i piedi di Lollo nel terzo. Sinceramente è normale che girino. Sono comunque tre sintomatici errori che dimostrano lo stato mentale confuso del Bologna, una situazione che dovrà essere sanata il più possibile se davvero si vorrà instaurare una mentalità lottatrice e vincente.

Ad ogni modo, dopo una sconfitta per tre a zero, ci si potrebbe anche aspettare un messaggio di umiltà in cui sottolineare il buon primo tempo ma anche ammettere come in realtà si possa (e si debba) fare meglio di così. In più, dopo aver subito una lezione di calcio nel secondo tempo, si potrebbe provare anche a chiedere scusa per la sonora sconfitta.  Invece no, le responsabilità ricadono sempre altrove. E’ chiaro però che qualche interrogativo ce lo poniamo vedendo la capolista giocare e triturare tutti. La differenza di mentalità è apparsa chiara, così come la condizione fisica nettamente migliore della nostra. Certo, si può maledire Mancosu che non segna o un difensore che non segue un taglio, ma se tra noi e il Carpi ci sono dodici punti un motivo ci sarà; nella fattispecie si potrebbe anche pensare che Castori sia meglio di Lopez. Ecco allora che per tentare di reagire sarebbe bene capire quali limiti attanagliano questa squadra, pensare solo ed esclusivamente al campo senza usare le classiche dietrologie da bar per difendere qualcosa di indifendibile. Altrimenti poi si cannano le opinioni e si tarano le discussioni su fondamenta fragili nate da simpatie o antipatie in base ai personaggi e non a quello che succede nella realtà dei fatti. Siamo già retrocessi in maniera clamorosa la passata stagione, se poi continuiamo a ragionare con il nostro classico tafazzismo, allora è chiaro come la Serie A rischi di sfumare in maniera incredibile quanto dolorosa.

Per concludere, ribadendo il fatto che continua a non essere opportuno esonerare il mister, occorre però guardarsi in faccia ripartendo da zero senza guardarsi dietro e a cosa sarebbe potuto essere ma non è. La vittoria con il Livorno ci aveva restituito un Bologna diverso che è durato, ahinoi, solo una quarantina di minuti a Carpi. Servirebbe resettare la testa e comprendere che questo campionato è infernale come pochi, le gerarchie sulla carta non esistono, esiste invece quello che viene messo in campo e la determinazione con cui si gioca in ogni situazione; anche la più sfavorevole. Vorremmo non rivedere mai più impianti con velodromi, strutture impresentabili da 4mila posti e manti erbosi più gibbosi di un campo di patate. E’ la Serie B, vorremmo andarcene al più presto e, semmai, prenderne tre sul campo della Juve se proprio si deve essere cornuti e mazziati. Perdere a Carpi o ad Avellino è una tortura che questa piazza non si merita, soprattutto non se lo merita il proprietario che ha investito 40 milioni e non è ancora riuscito a vedere un gol dal vivo della propria squadra. Saputo per godere almeno un po’ deve assistere alle partite dei Montreal Impact in un calcio minore e di secondo livello. Ora forza e coraggio, basta parlare di Corvino, Fusco, di hombre vertical e Carpi che scoppia, non c’è nulla di tutto questo, c’è solo un Bologna surclassato dai biancorossi che vede una squadra già con lo champagne in mano e che con due spicci ha lavorato alla grandissima. Segno che Guaraldi o non Guaraldi anche con pochi soldi si può fare un grande lavoro. Siamo un’orchestra con suonatori di assoluto livello e altri meno, servirebbe suonare tutti assieme e non qualcuno per conto suo e in maniera stonata. Per conquistare il secondo posto serve essere una squadra disposta ad un enorme sacrificio, serve un direttore d’orchestra in grado di dettare tempi e fare in modo che ognuno possa esprimersi al meglio. Oppure, un Virgilio bravo a guidarci. A Carpi tutto questo non si è visto, pensiamoci su.

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