Italia: che peccato, ma nulla è perduto

Italia: che peccato, ma nulla è perduto

Gli azzurri incroceranno la Spagna agli ottavi di finale, il primo posto ha portato gli uomini di Conte nella parte più difficile di tabellone. Ma il cammino in salita potrebbe essere una spinta in più.

Prendiamo atto di una cosa: arrivare primi in un girone all’italiana non è sempre un bene. L’Italia pesca dunque la Spagna agli ottavi di finale e viene catapultata nella parte destra del tabellone, quella in assoluto più complicata. Le big del calcio europeo sono tutte lì: Spagna, Francia, Germania e Inghilterra. Dall’altra parte ci sono le emergenti Croazia, Polonia e Belgio. Una di queste tre arriverà in finale. A destra i pronostici sono invece impossibili, troppo labile il confine tra talento, tattica, fantasia, compattezza ed energie.

Ma una volta criticato un sistema rivedibile, in cui il merito non è sempre premiato, proviamo a guardare avanti e capire dove può arrivare la nostra Nazionale. In sostanza, se arrivassimo in fondo, il cammino sarebbe questo: Spagna, Germania, Francia. Mica male. Per certi versi, i 23 ragazzi scelti da Conte ricordano molto quelli del 1982. Partiti tra tante polemiche, gli azzurri di Bearzot alzarono quella coppa propio uscendo da un cammino impervio per quanto duro. Ricorderete tutti il gironcino con Argentina e Brasile, considerate ai tempi vere schiacciasassi. La differenza è che quell’Italia si meritò una seconda fase dura dopo un girone iniziale pieno di stenti, questa invece il suo dovere l’ha fatto, sconfiggendo la testa di serie e chiudendo i discorsi primo posto dopo sole due giornate. Poi certo, la brutta sconfitta con l’Irlanda incrina tante certezze.

Guardando al cammino, a costo di prendere una cantonata bestiale, non sono così insoddisfatto di trovare la Spagna piuttosto che la Croazia. Perisic e compagnia sembrano in grandissima forma psichica e mentale, e il fatto che abbiano battuto le furie rosse senza Modric e Manzdukic lo dimostra. In più, dal punto di vista tattico abbiamo ampiamente visto come l’Italia si sposi meglio contro squadre che provano a fare la partita e che, di conseguenza, concedono spazi dietro. La Spagna è indubbiamente più forte di noi ma non è quella della finale 2012. Si può perdere, certo, però non sarà una Caporetto. Poi eventualmente la Germania, su cui si potrebbe far valere un discorso psicologico che vede l’Italia sempre vincente quando conta. Il vero scoglio, se si andrà avanti, sarà rappresentato dalla Francia padrona di casa, squadra che gioca, si diverte, ha elementi di indubbio talento e difficilmente arginabili. A quel punto, però, un’Italia perdente in semifinale potrebbe dirsi soddisfatta dell’avventura, anche se gli azzurri, passando di fronte a Spagna e Germania, assumerebbero connotati vincenti difficili da eliminare. E’ un’Italia che può acquistare consapevolezza nei propri mezzi, peccato per quel tabellone così duro: per stile di gioco, gli azzurri possono trasformarlo in un vantaggio.

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