Il verdetto finale della giuria rossoblù

Il verdetto finale della giuria rossoblù

La frattura che ha incrinato definitivamente i rapporti fra il Chairman di Bologna Joey Saputo e l’ormai ex-Presidente Joe Tacopina, ha inevitabilmente diviso la tifoseria rossoblù schierata da una parte o dall’altra. I tifosi che riconoscono l’operato del Pres nell’aver risollevato le sorti morali della squadra nel difficile periodo di transizione fra la vecchia gestione Guaraldiana e il nuovo corso made in Usa, e coloro che hanno subito intuito il peso specifico dei baiocchi canadesi nell’effettiva risalita del Bologna in serie A. Nessuno di noi avrebbe mai pensato ad un divorzio tanto imminente quanto oneroso da sostenere, sia in termini legali, sia per quanto riguarda i sentimenti contrastanti della tifoseria verso l’avvocato newyorkese che siglò il passaggio di proprietà in quella fantomatica, lunghissima, notte della Firma. In sostanza: l’autografo di Taco segnava la fine categorica di un’era travagliata e incideva un nuovo solco nella storia del BFC, entro cui seminare investimenti e ambizioni che parevano sterili o utopici sogni fino a poche stagioni fa… La firma di Saputo, per parte sua, sopraggiunta in un secondo momento nel dicembre 2014, scavava il solco ben più profondo e solido delle gerarchie e relative porzioni di potere suddivise in seno al Club, dai vertici ai soci minori, delineando anche i termini e le modalità con cui ciascuno avrebbe avuto voce in capitolo sulla gestione del Bologna calcio e sul ruolo dei suoi protagonisti in futuro.

All’indomani della promozione, dopo tre sconfitte consecutive e una rosa che ancora deve ingranare la marcia sulla griglia di partenza in classifica, i tifosi rossoblù sono chiamati a svolgere, loro malgrado, il ruolo di giurati. Una giuria che, forse, Tacopina non avrebbe mai immaginato di trovarsi davanti nella sua arringa contro Saputo, nonostante l’esperienza consolidata fra i corridoi dei tribunali statunitensi e a dispetto della fama di vincitore nel difendere imputati d’indubbia innocenza. Il “povero” Taco, insomma, non aveva messo in conto che, aizzando i cani contro il proprietario del Montreal (e del BFC), avrebbe infiammato anche gli spiriti bollenti di una tifoseria che non perdona facilmente gli atti di protagonismo e le scenate da rockstar in nome del Bologna. E così, gli stessi che probabilmente lo osannavano ad ottobre 2014, erano ieri a Casteldebole per dichiarare apertamente il proprio dissenso verso il suo recente operato nei riguardi del Club.

I tifosi hanno letto, si sono informati e si sono fatti un’idea di quanto accaduto attraverso le Carte tradotte e pubblicate sui giornali. Infine, hanno dichiarato un verdetto finale che Tacopina non si sarebbe mai e poi sognato di udire: colpevole. Colpevole di aver trascinato il Bologna dalle stalle alle stelle (e strisce) americane, e nuovamente dalle stelle alle polverose aule di tribunale, il tutto per ricevere a conti fatti una sorta di rimborso per l’impegno e la passione investita nella piazza bolognese. In tutte le sue sfaccettature e anime, dallo sport alla cultura, dalla vita civica a quella ecclesiastica, dalle tribune VIP agli spogliatoi. Nessuno mette in dubbio il trasporto di Taco e il suo sincero affetto per il Bologna, solo che ci saremmo aspettati – proprio in virtù del suo amore per questa città – una risoluzione del problema meno plateale e sofferta. Un incontro discreto con Saputo in qualche camera d’albergo, ufficio newyorkese, persino sul sedile posteriore di un’auto blu come fanno vedere nei film americani. Tutto fuorché un’azione legale con tanto di Ingiunzioni, ordinanze e reclami descritti in 18 pagine e corredati da altrettante scartoffie che riportano finanche presunte dichiarazioni spiacevoli e offensive di Saputo nei confronti di qualche giocatore… Anche qualora fossero vere, da che mondo è mondo alla gente importano solo i fatti, e i fatti parlano chiaro: il Re della Mozzarellissima aveva sin da subito un preciso disegno in mente e le risorse per attuarlo. Fra i due non c’era intesa, non ci sarebbe mai stata, la separazione dei beni era inevitabile. Ma quando succedono certe cose in famiglia, si cerca di mantenere il più possibile la discrezione, e nessuno sfogo pubblico è ammesso, anche quando la parte “lesa” è convinta di essere nel giusto.

Caro Joe, o ex-Pres che tu sia in questo momento, la questione è molto semplice. I tifosi non sono irriconoscenti e non si schierano dalla parte di Joey (non tutti, è bene dirlo) perché Saputo ha ragione e tu torto. L’espressione manifesta del loro dissenso è per il MODO con cui hai portato all’attenzione dei media questa vicenda. I giornalisti fanno il loro mestiere e, di certo, abituato alle attenzioni dei media, Tacopina sa che le notizie prima o poi trapelano. Le fonti sanno come trovarci e vice-versa. Consapevole di quanto sarebbe stato doloroso per tutti noi conoscere le ragioni della vostra insidiosa guerra fredda, si poteva trovare un accordo in un modo o nell’altro, senza dover per forza indossare i panni del crudele avvocato americano a cui, fra l’altro, il Giudice ha praticamente detto che deve vedersela da uomo a uomo con l’interessato. Appunto: lavare i panni sporchi in casa propria.

I tifosi non ne possono più. Dopo anni di schermaglie politiche dal sapore provinciale e rivendicazioni di magnati che da ogni parte si attribuivano il merito di fare “il bene del Bologna”, dopo falsi allarmi di cordate romane, americane, investitori dall’oscuro retaggio e revival di vecchie quanto sinistre presenze nostrane pronte a prendersi carico di onori e oneri, dopo tutto questo via vai non hanno più la forza di assistere a scenate simili. E’ giusto rivendicare i propri diritti ed è giusto reclamare un ruolo che a più di ogni altro sarebbe spettato per via di una firma che nessun altro ha avuto il coraggio di apporre per dire FINE all’era guaraldiana. In virtù di quel coraggio e dell’immagine onorevole che tutti hanno riconosciuto a Taco, non ci aspettavamo un’uscita di scena preceduta da una pioggia di carte e dichiarazioni al vetriolo.

Quando si mette la famiglia al primo posto, la prima cosa che un uomo d’onore fa è difenderne la reputazione, o quantomeno provarci. I tifosi del Bologna hanno a cuore questo aspetto più di ogni altro, la giuria rossoblù non perdona il reato di protagonismo. La seduta è tolta. E adesso, si prega di sedersi ai propri posti e pensare solo agli 11 in campo contro un Frosinone che ha le stesse nostre ragioni di fare la partita e dimostrare di aver meritato la promozione.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy