Il calcio al secchio del latte (o dell’Acquafresca)

Il calcio al secchio del latte (o dell’Acquafresca)

Aza Nikolic diceva: “Tu sei come mucca di Erzegovina: prima fare tanto buon latte e poi dà calcio al secchio”. Possiamo definirlo così il secondo tempo del Bologna, a tratti un assedio, un numero di palle gol talmente alto che forse supera quelle create nelle ultime cinquecento partite, ma alla fine sempre pari al Dall’Ara è. Sprecato tutto lo sprecabile, ottima produzione di latte maldestramente buttata al vento per un calcetto al secchio. Un po’ come se qualcuno nel bel mezzo del deserto del Sahara urtasse contro la borraccia dell’acqua fresca…Peccato, perché i rossoblù – dopo un primo tempo difficile e finito sotto di una rete – erano riusciti a reagire di carattere e anche di gioco, di grinta ma con un pizzico di qualità e tre punti ieri avrebbero riaperto una piccola speranza in chiave secondo posto. A questo punto diventa diabolico perseverare nella non vittoria anche quando i risultati degli altri campi ti sorridono. 

 

Il Bologna è talmente masochista che è riuscito nell’impresa di non sfruttare nemmeno un dubbio rigore a favore – fischiato da quel Gavillucci che ci concesse quello alla prima giornata a Perugia – e ad autocondannarsi probabilmente ai playoff. Insomma: questa Serie A non la vogliamo proprio catturare. Adesso tutti si scaglieranno con Acquafresca, reo di aver calciato di piatto un rigore che forse andava scagliato con prepotenza sotto la traversa. Proprio lui, Waterfresh, che aveva però contribuito a cambiarla la partita entrando ad inizio ripresa al posto di uno spento Improta. Per onestà dobbiamo scriverlo: le sostituzioni hanno inciso e tra queste c’è stata anche quella di Acquafresca, un attaccante pressoché perfetto quando si tratta di aiutare la manovra ma totalmente desolante quando gli si chiede di fare gol (e per un attaccante è un difetto non da poco). “Doveva tirarlo Mancosu!”, questo è il sentore popolare, ma vai tu a fermare un attaccante che si è procurato il penalty è si è già impossessato del pallone per andarlo a tirare. Lo blocchi dalla panchina e imponi ai giocatori di farlo a tirare all’altro, ma chi garantisce che il risultato sarebbe stato diverso? Nessuno. Se ci fossero stati in campo i Di Vaio, i Cruz, i Signori o i Gilardino certo che non avremmo avuto dubbi sulla realizzazione, ma tra quelli che c’erano su chi si sarebbe potuto scommettere ad occhi chiusi? Forse Sansone, ma era squalificato. Cosa volete che vi scriva, quando ho visto Acquafresca mi tremavano le gambe e le mani, sarebbe però successo lo stesso se si fosse presentato Mancosu che si era notato fino a lì solo per un assist e una sponda; un po’ poco per colui che ha segnato più di tutti in B nell’ultimo anno e mezzo. Sì, sei rigori su sei a Trapani ma quello che vediamo qui è un altro giocatore. 

 

Poi c’è Rossi. Si nota la sua mano, no è troppo presto. Possiamo dire tutto e il suo contrario tanto nessuno potrà confutare, sono opinioni e controprove non le avremo mai. Di sicuro si nota una propensione migliore rispetto a Lopez nel leggere le partite e nel modificarle se non si mettono sui binari giusti. Ha dovuto modificare la formazione titolare per ovvi motivi, ha utilizzato nel migliore dei modi il rientrante Matuzalem e probabilmente trovato un assetto di centrocampo degno di nota con il brasiliano regista e Krsticic trequarti (meglio lì che arretrato) con Casarini e Buchel pimpanti come mezzali. Forse di più non poteva fare se poi al momento di mettere Cacia, si è fatto male l’austriaco. Mancava anche Sansone, che se fosse stato in campo probabilmente una rete l’avrebbe segnata. Non c’erano anche i due centrali difensivi e chissà se quel gol dell’innocuo Sbaffo sarebbe stato evitato. Sono tutte supposizioni derivanti dal fatto che a questo Bologna mancano sempre due o tre centesimi per fare l’euro. A volte mi chiedo dove siano stati nascosti questo atteggiamento e questo discreto livello di gioco in tutte quelle partite che abbiamo fatto fatica anche a pareggiare e non ho risposta. Non mi spiego come si possa fare bene a Bari e Catania e poi crollare a Frosinone, non mi spiego come si possano buttare punti a Livorno, La Spezia e Catania ma faticare con Latina, Ternana e Modena (queste ultime in piena zona retrocessione). Con più ci penso e con più aumentano i rimpianti e la rabbia di non essere al sicuro nemmeno del terzo posto. 

 

Chiudo sulla classifica. Probabilmente ormai la seconda piazza è andata, servirebbe un miracolo del Crotone al Matusa e una vittoria nostra. Mi pare però inutile guardare in casa di altri se poi noi non riusciamo a fare il nostro dovere. E allora non gettiamo lo sguardo fuori dal recinto di casa, dove cioè chi produce latte se lo beve e se lo gode in tutte le salse piuttosto che gettarlo al vento per incapacità o distrazione. Si cerchi almeno di conquistare la terza piazza evitando di perdere tutto il raccolto perché continuare a scialacquare opportunità significa anche non imparare dagli errori già commessi. Si può salire anche con i playoff, l’importante è che nei momenti chiave le cose vadano diversamente. Non solo in campo ma anche sugli spalti, dove a volte si vedono persone che tifano per la stessa squadra dirsene e darsene di santa ragione. Chissà, forse non siamo davvero pronti a tornare grandi. Spero non sia così…

 

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