Frosinone e Carpi, ci rincontreremo in Serie A…

Frosinone e Carpi, ci rincontreremo in Serie A…

 

Tifano tutti per il Frosinone, lo fa Mbakogu del Carpi e Pino Iodice, il direttore generale dell’Ischia che registrò la telefonata di Lotito. Ecco a cosa è servita quella subdola conversazione: a generare un loop di polemiche infinito e creare un sentimento di vicinanza verso le squadre ritenute più deboli e meno blasonate. Da che mondo è mondo, nell’eterna faida tra Davide e Golia, si patteggia sempre per quello sfavorito e dato per battuto in partenza. In B la potente sarebbe il Bologna, il sistema lo favorisce e le povere piccole società non devono solo lottare sul campo ma anche contro i magheggi di palazzo. E’ la storia che qualcuno continua a ripetere e a cui qualcuno tendenzialmente crede. In realtà mi pare chiaro come non ci sia assolutamente stato un disegno a favore del Bologna, altrimenti non saremmo rimasti in dieci in 11 partite su 40, ci avrebbero dato qualche rigore dubbio nelle partite chiave della stagione e a quest’ora saremmo abbondantemente con due piedi in Serie A. Se invece davanti ci sono Carpi e Frosinone è perché hanno meritato i loro piazzamenti e, come qualche critico sostiene, perché le parole di Lotito gli si sono ritorte contro. Il derby con il Latina rinviato, l’arbitraggio subito a Bari da parte del Bologna e anche il divieto di andare a Vercelli in trasferta per non si sa quale motivo, ecco: tutti aspetti che di certo testimoniano la non esistenza di un gioco di potere a favore dei rossoblù.

 

Certo, inutile rimuginare sopra determinati aspetti se poi il Bologna ha sciupato cinque incontri casalinghi, quasi tutti gli scontri diretti e buttato al vento una vittoria importantissima contro l’Avellino, ma dall’altra parte non sarebbe nemmeno male se tutti si mettessero l’anima in pace capendo come il bacino d’utenza, il ritorno economico e l’appeal del club rossoblù siano nettamente superiori rispetto a quelli di Frosinone e Carpi. Meglio chiarirlo subito: le parole di Lotito sono eticamente censurabili, ci mancherebbe, ma non è neanche giusto strumentalizzarle ora che il suicidio perfetto sta per compiersi. Oppure pensate davvero che Frosinone-Sassuolo sia più spendibile televisivamente di Bologna-Juve? Mettiamola così: se foste un presidente di Serie A, vorreste partecipare ad un campionato più attrattivo oppure no? Preferireste in Serie A una società in grado di investire (e far circolare) denaro sul mercato oppure una che potrebbe affidarsi ad una marea di prestiti od operazioni a bassissimo costo?. Il calcio è sport, ma gestirlo è business.

 

C’è poi il discorso campo. Sembra quasi che se il Frosinone otterrà la promozione sarà solo ed esclusivamente per meriti suoi e di un atteggiamento gladatorio in campo contro la potente che governa il sistema, si esclude cioè a priori che le avversarie non lottino o sudino in egual misura, come se da una parte sia necessario sudare sette camicie invece dall’altra si giochi in infradito davanti ad un cocktail sotto l’ombrellone. Corrono e lottano tutti, poi alcune riescono a farlo meglio ed altre peggio e infatti la classifica parla chiaro. I meriti delle prime due della classe sono evidenti così come i demeriti del Bologna e la graduatoria rispecchia l’andamento stagionale, qui custodiamo ancora una piccola speranziella di secondo posto e tra pochi giorni sapremo il nostro destino, a Frosinone probabilmente hanno già lo champagne al fresco e una nuova linea di magliette da sfoggiare per tutta l’estate. Attenzione però, perché ai playoff il Bologna non parte certo battuto, anzi, spero proprio che in città si possa instaurare una mentalità diversa, comprendere cioè che i playoff non sono il male assoluto ma una concreta possibilità di salire in A dalla porta di servizio. Quelle che nessuno guarda mai e da cui nessuno si aspetta di veder sbucare la sorpresa. Spero accada, spero che tra qualche mese andremo a Carpi e Frosinone a vincere nettamente senza bisogno di aiuti e con autorità sul campo, forti di una società ricca che avrà costruito una rosa competitiva al cospetto di chi – probabilmente – lotterà per salvarsi fino all’ultima giornata. Da una parte noi, un club che in un modo o nell’altro prima o poi tornerà grande con i danari canadesi, dall’altra chi sta vivendo un sogno ad occhi aperti che per essere coltivato necessita di risorse e blasone. Difficile trovarli se non si hanno già a disposizione, perché gli scudetti, i trofei e la tradizione non si comprano al supermercato. Torneremo, questo è certo, non sappiamo se qualcuno sarà ancora lì ad aspettarci.

 

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