Favole, favolette e film horror

Favole, favolette e film horror

Essere tifosi del Bologna è dura di per sé, districarsi poi tra la miriadi di opinioni che emergono in queste ore ancora più complicato. Diciamo che in linea di massima in questa città si è perennemente alla ricerca di un colpevole e, a volte, se ne trova più di uno. Sì, tutti vengono gettati nel grande calderone delle responsabilità. L’ultima teoria è accusare la dirigenza di scarso coraggio, o meglio, inserire tra i responsabili di una ipotetica mancata promozione chi non ha ancora deciso per il cambio di guida tecnica. E’ chiaro ormai: Lopez piace a pochi, probabilmente nemmeno a Corvino. I risultati non sono esaltanti, il secondo posto in bilico più che mai e la condizione fisica della squadra imbarazzante, qualche motivo per cambiare ci sarebbe; peccato che non basti uno schiocco di dita per eliminare i problemi che attanagliano il Bologna. Mi spiego, è ovvio come la posizione del mister risulti pesantemente compromessa, ma lo è altrettanto comprendere come sostituirlo non sia facile. Per prima cosa bisognerebbe ingaggiare un allenatore che certificasse la promozione (tra l’altro con una rosa allo stremo dal punto di vista fisico) e secondo trovare un’anima pia disposta a farsi sette partite e poi ritornare nell’oblio degli allenatori dimenticati. E’ probabile che in caso di Serie A la società abbia già individuato un allenatore, ma chi deciderà di venire qui per sette partite potrebbe anche chiedere un rinnovo automatico in caso di raggiungimento dell’obiettivo, una situazione che porrebbe non pochi problemi alla dirigenza in estate.

Facile dunque pensare come il momento buono per stravolgere l’impianto tecnico fosse a dicembre, al termine della brutta sconfitta di Avellino, primo segnale della lenta e inesorabile caduta del Bologna. Dall’altra parte, però, è necessario capire come una proprietà appena insediata trovasse controproducente rivoluzionare tutto, con un allenatore non così inviso alla piazza e un gruppo di giocatori che, nonostante qualche inciampo, mostravano un discreto livello di gioco. Insomma, il Bologna a quei tempi coinvolgeva e convinceva decisamente di più rispetto a ora. Inoltre, non osiamo immaginare le critiche che avrebbe ricevuto Saputo se appena arrivato avesse fatto piazza pulita. Ricordiamo, giusto per sottolineare la situazione, come tanti si opponessero in quei giorni all’arrivo di Ilicic perché in quel ruolo giocava l’intoccabile Laribi. Ecco dunque che si spiega il motivo di questo non decisionismo,  solo la sfera di cristallo avrebbe potuto far comprendere a tutti quale sarebbe stata la decisione giusta. Col senno di poi sono capaci tutti.

Ora, fermo restando che tutta la squadra è con il mister (lo ha ammesso Maietta sabato) occorre capire al più presto quali problemi attanagliano il Bologna e cercare di limitare i danni il più possibile. Con questo si intende ritornare a vincere e rimanere secondi, nella speranza che Lopez sia in grado di farcela per evitare un altro scivolone sabato e. di conseguenza, non rischiare la panca. Sicuramente,  nessuno di noi tiferà contro il BFC sperando in un esonero, non sarebbe un atteggiamento coerente con la passione rossoblù che nutriamo fin dalla nascita. Così, dopo averci raccontato un sacco di favole tra gufi, mercato non all’altezza, allenatore intoccabile, ora ci viene proposto il film horror che pone al centro delle critiche anche la dirigenza. Porre nel mirino Fenucci, Di Vaio e Corvino equivale a farlo con Tacopina e Saputo, ovvero coloro che ci hanno messo professionalità e soldi per salvare il Bologna dal fallimento e che hanno scelto quei dirigenti. Se non è stato cambiato mister è perché chi ha versato 40 milioni evidentemente ha deciso di andare avanti così, probabilmente per costrizione e non per scelta, soprattutto per via del fatto che la proprietà si è ritrovata in un imbuto che ora è chiamata a gestire consapevole della difficoltà di cambiare allenatore. Davvero, ho come l’impressione che a volte questa piazza non meriti una dirigenza di primo livello se si è già passati – dopo pochi mesi e con un allenatore e una squadra non scelti da chi è subentrato al comando – a criticarla come nella peggiore delle retrocessioni. C’erano Guaraldi e Zanzi, ora Saputo, Corvino e Fenucci. O capiamo come certe dinamiche possano essere complicate oppure alcuni si meritano di ritornare al passato. Detto ciò, leggo in giro nomi di possibili allenatori da brivido, tutte guide tecniche ai margini da diverso tempo e con una carriera non certo esaltante alle spalle. Rendiamoci conto che Lopez è da esonero ma la scelta del possibile successore è anche più dura di quella di silurarlo. Nel calcio è necessario decidere con autorità e senza tentennare, ma anche pesare bene scelte che potrebbero diventare determinanti. Esonero sì, ci potrebbe stare, però è normale che la decisione sia ponderata e ragionata con tutta la lista dei pro e dei contro. Per quanto ci riguarda, l’unica favola che vorremmo vivere è quella della Serie A il 22 maggio.

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