Era impossibile perderla, ora sono tutti in discussione (e Saputo batta un colpo)

Era impossibile perderla, ora sono tutti in discussione (e Saputo batta un colpo)

Un modesto e mediocre Palermo sbanca Bologna, ormai terra di saccheggi da parte di chiunque decida di passare in gita esplorativa da queste parti. E dire che il Bologna forse ha giocato una delle sue migliori partite stagionali, soprattutto in avvio quando le sortite rossoblù hanno avuto i contorni dell’assedio. Il 4-2-3-1 sembrava funzionare, almeno fino a quando la solita, inesorabile e puntuale ingenuità bolognese non ha consentito ai rosanero di infilzare la spada sul fianco, addirittura permettendo al lucido Vazquez di stoppare in area, guardare Mirante e beffarlo con un preciso tocco di sinistro. Se poi il Bologna prende gol – e perde la partita – per via di un rimessa laterale evitata che ha spalancato l’autostrada di fronte ai palermitani, abbiamo il quadro grottesco della situazione. Inoltre, quando si commette un errore, bisognerebbe avere la voglia e la determinazione per rimediare in qualche modo, se non la posizione perduta, almeno una che possa essere d’aiuto ai compagni. Invece, il buon Masina, che di certo non è un brocco ma che continua a fare errori, rimette in gioco un pallone inutile e non ha la prontezza di intervenire a centro area quando i suoi compagni, sbilanciati, hanno perso le loro posizioni. Ovvio, errore di tutti: Ferrari e Rizzo a destra si fanno buggerare da Hiljemark mentre Rossettini e Gastaldello risultano fuori posizione in mezzo, ma l’errore – ahinoi – è a monte. Lecito ora farsi delle domande, perché il Bologna da mesi prende gol in fotocopia e quasi sempre per infilate laterali, un problema che Rossi non solo non ha eliminato ma nemmeno limitato. Bisognerebbe poi aprire un capitolo a parte sulle scelte e sulla gestione delle sostituzioni, ma sarebbero sempre le solite discussioni da bar senza una controprova. Di sicuro, la scelta di lasciare in panchina Marios può lasciare perplessi. Però, cari tifosi, ogni domenica ripetiamo le stesse cose e questo è il sintomo più grave di tutti. Se si trovassero nuovi difetti, almeno significherebbe aver risolto quelli vecchi.

Quel che più conta invece è tutto ciò che questo Bologna continua testardamente a ripetere, ovvero errori sistematici, recidivi, che forse testimoniano un deficit strutturale che in estate, probabilmente miope, non ero riuscito a percepire. Non è tutto qui, perché le attenuanti per Delio Rossi ci sono state, evidenti, per il primo mese, ma ad ottobre inoltrato qualsiasi scusante perde inevitabilmente di senso. Con Delio Rossi, responsabile certo ma non l’unico, entrano nell’occhio del ciclone tutti quanti. In questi casi chi ne fa le spese è sempre il mister, ma un ultimo posto in classifica non è mai colpa di un solo personaggio. Il Bologna presenta tre teste dirigenziali sotto la figura di Saputo, troppe in tutti i sensi. Difficile innanzitutto trovare un pensiero comune, da qui anche la difficoltà nel reperire e proporre decisioni rapide. Questo è il momento in cui, con un drammatico ultimo posto in classifica, tutti i protagonisti devono avere il coraggio di guardarsi allo specchio assumendosi le proprie responsabilità, abbandonando alibi, attenuanti o tutto ciò possa essere visto come una giustificazione. E’ necessario spogliarsi di chiacchiere, indossando gli abiti dei fatti.

Partendo da Corvino, il quale non potrà più presentarsi in conferenza stampa chiedendo tempo, arzigogolando concetti obsoleti data l’ormai criticità della situazione. Il suo lavoro nel presente non sta dando risultati e se il pensiero del d.s (responsabile dell’area tecnica) non pone in discussione il mercato estivo, allora – da dirigente – pretenda una decisione immediata sull’allenatore. Con tre punti in classifica non ci si può più sottrarre ad un cambiamento e il pensiero comune basato sul ‘serve pazienza’ non può trovare diritto di cittadinanza. Non serve più la difesa ad oltranza del lavoro svolto, perché sette sconfitte su otto non sono difendibili. Fenucci dovrà iniziare a prendere atto della situazione, abbandonare i ricorsi storici leccesi e fare affidamento sulla realtà dei fatti, quella che propone un Bologna allo sbando e incapace di trovare soluzioni ai propri mali. Da qui la necessità di prese di posizione nette, anche se queste dovessero portare ad un esonero. Perché una scossa dovrà pur servire e cambiare qualcosa è la prima idea che viene in mente quando, continuando a far sempre le stesse cose, si ottengono i medesimi risultati. Poi c’è Saputo, colui che investe, spende e vede il suo denaro sperperato per un triste ultimo posto in classifica. In momenti così delicati, tocca al capo supremo innanzitutto chieder conto ai suoi sottoposti e, aspetto non secondario, palesarsi in città per affrontare la crisi da vicino, dalle mura di Casteldebole e non da oltreoceano tramite comunicazioni via etere. Serve la sua presenza, la sua personalità, quella di un personaggio poco propenso alle figure di melma e a risultati così scadenti. In Canada, con i Montreal Impact, l’allenatore è già saltato tempo fa. Tutti dicono che a Saputo perdere piace poco, figuriamoci essere ultimissimo. E allora un po’ di rabbia di chi comanda la baracca può sicuramente risvegliare animi, scuotere un ambiente ormai depresso e fornire la scintilla che serve a far ripartire il motore. Se davvero qualcuno pensa che il Bologna possa uscire da questo drammatico momento semplicemente lasciando scorrere i giorni come se nulla fosse successo, beh, forse non ha piena coscienza di quel che sta succedendo. Il Bologna sta sprofondando, rimanere inermi è l’unica cosa da non fare.

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