Donadoni: finalmente il capitolo è chiuso, ma il manager non è soluzione giusta

Donadoni: finalmente il capitolo è chiuso, ma il manager non è soluzione giusta

Si chiude la vicenda Donadoni. No alla Nazionale, sposato il progetto Bologna. Desta perplessità l’idea manager in stile Premier

Roberto Donadoni sarà il tecnico del Bologna il prossimo anno. Lo ha ammesso lo stesso allenatore ieri e si parla anche di un colloquio telefonico con Tavecchio rispedito al mittente. ‘No grazie, resto a Bologna’, se volessimo riassumere brevemente. Questo confermerebbe le notizie uscite nelle ultime settimane, ovvero di una federazione molto interessata all’operato di Donadoni tanto da considerarlo la principale soluzione alla successione di Antonio Conte. Tavecchio voleva Donadoni, non è stato inventato nulla.

Ecco, il fatto che la federazione corteggiasse un tecnico sotto contratto con un club affiliato alla stessa è sicuramente criticabile, ma non risultano rapporti tesi tra le due dirigenze. Tavecchio cercava un c.t., ha cercato di capire se ci potesse essere la possibilità di arrivare a Donadoni ma non ha trovato trippa per gatti. E in linea di massima negli ultimi giorni in diversi hanno sostanzialmente sbattuto la porta in faccia alla Nazionale, tanto che uno dei candidati è diventato Fabio Cannavaro nonostante la sua carriera da allenatore non sia affatto decollata. Ma evidentemente non si tratta di rinnegare l’azzurro, forse semplicemente lo spessore di Tavecchio, unito alla gestione non esaltante dell’Era Conte, non convince i candidati. Bene così, Bologna ora sa con esattezza chi guiderà la squadra il prossimo anno e alla Nazionale arriverà un c.t. che farà discretamente senza particolari sussulti. Il talento italico al momento fatica, però dall’Under 21 di Di Biagio si può pescar bene per il futuro. Si dimentica poi una cosa: il commissario tecnico è un selezionatore, non un allenatore.

Tornando al Bologna, sui giornali si legge che il mister potrebbe avere una sorta di ruolo alla manager inglese. Non solo allenatore ma anche gestore del mercato. La soluzione non convince, il direttore sportivo nel calcio italiano è fondamentale, perché un allenatore potrebbe affidarsi a calciatori che già conosce inibendo quella che può essere la scoperta di nuovi talenti. Non perché non voglia i giovani, nella fattispecie Donadoni, ma semplicemente perché un allenatore occupato dagli allenamenti e dalle tattiche non può fare fede al dono dell’ubiquità e scandagliare il globo alla ricerca di talenti. Serve dunque un Ds con tutti i crismi del caso, ovvero una fitta ragnatela di osservatori e scout. E’ inutile negare come Corvino avesse già intrapreso questa strada, per lanciare il progetto di rilancio tecnico del club e consentire al Bologna di avere un futuro sereno. Cambiare direttore sportivo vorrebbe dire ricominciare da capo su alcuni aspetti: nuove metodologie di lavoro, nuovi osservatori, nuovi parametri sulla scelta delle giovani leve. Una parte del progetto verrebbe interrotta dopo solo un anno. Può essere un problema oppure no? Dipende dalla scelta del futuro Ds se Corvino uscisse di scena. Soprattutto, dipende l’idea del Donadoni manager è reale. Che l’allenatore dia indicazioni per il mercato, che la compagine societaria lavori di squadra e non singolarmente ci sta, che Donadoni diventi il Ferguson del Bologna probabilmente no. Non perché non possa esserne capace, ma semplicemente perché il calcio italiano non è adatto a tutto ciò.

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