Il grande ritorno di Pioli, ma non dovremo avere pietà

Il grande ritorno di Pioli, ma non dovremo avere pietà

Pioli torna al Dall’Ara dopo più di due anni, di fronte il suo passato e un allenatore molto simile a lui

Pioli torna al Dall’Ara, stadio in cui vinse l’ultima partita da allenatore rossoblù. Lo ricordiamo: uno a zero al Genoa con rete di un Diamanti in subbuglio. Salvò la sua panchina Stefano, le vacanze passarono indenni, ma al ritorno in campo il Bologna venne sconfitto a Catania senza colpo ferire. Non sappiamo se fu uno sciopero bianco, ma di fatto la squadra non giocò. Esonero a tardissima serata, il presidente era ancora in vacanza. Da lì in poi è storia nota, il mercato pessimo (Ibson…), i consulenti, l’arrivo di Ballardini e la cessione di Diamanti. Un film horror, incubi notturni per tutti i tifosi del Bologna. Cacciato Pioli quartultimo, alla fine sappiamo come è andata.

Ma Stefano risultò indenne dalle critiche. ‘Pioli non si tocca’, gridava il Dall’Ara, i colpevoli di quelle stagioni erano altri: il presidente, i calciatori desiderosi di andarsene e il direttore generale Zanzi. Che tempi…Ecco perché Pioli sarà accolto con onore, con un applauso convinto, con commozione. Con lui sono arrivati i risultati migliori degli ultimi dieci anni, oltre ai 51 punti un’altra stagione convincente da 45 e una salvezza tranquilla: l’unico vero obiettivo di un club che depauperava la rosa affidandosi alle capacità del tecnico. Infatti, nonostante le ultime dolorose perdite dell’estate 2013, Pioli riuscì a tenere in linea di galleggiamento il Bologna fino al suo esonero. Lui non è praticamente mai retrocesso. Sempre fuori dalla zona calda, anche quando qualche giocatore puntava i piedi. E così, mentre qualcuno continuava a criticarlo nonostante i buoni risultati, lui svolgeva il suo lavoro con dedizione, professionalità, con quel fare da gentiluomo che contraddistingue le persone perbene e pacate. Quelle che vengono accusate di scarsa personalità ma che in realtà ce l’hanno eccome.

Un po’ come Donadoni dunque, quello che ‘sorride poco’ e ‘non si concede allo spettacolo’, come se fossero queste le qualità che fanno di un uomo di pallone un buon tecnico. Non conta aver fatto 51 punti, non conta aver salvato una squadra costantemente depauperata, non conta aver continuato ad allenare una squadra fallita dopo averla portata ad una incredibile qualificazione in Europa. A volte il calcio non mostra riconoscenza. Gli allenatori lo sanno, ma sono consapevoli che la loro professionalità non passa inosservata all’occhio dei tifosi, quelli che trepidano e soffrono ogni maledetta domenica per la loro squadra del cuore. Sfortuna ha voluto che Pioli si sia ritrovato a lavorare con una società in crisi, attanagliata dai debiti e da scelte errate di gestione, il tecnico ha tentato di costruire un progetto ma non c’erano fondamenta abbastanza solide per portarlo avanti. Situazione inversa invece per Donadoni, che qui può godere delle spalle larghe di Saputo, di una dirigenza all’avanguardia e di un concreto progetto di rilancio.

Un altro aspetto lega Pioli e Donadoni: il Parma. Il parmense Pioli ha giocato e allenato i gialloblù, il bergamasco Donadoni ha vissuto le sue migliori stagioni proprio al Tardini. Domenica si ritroveranno e si stringeranno la mano, cordialmente, tra due gentiluomini e all’interno di uno stadio che ha apprezzato il lavoro di entrambi. Giocheranno simbolicamente tutti e due in casa. Sarà una bella sfida, di fronte due squadre comunque in ripresa e che amano giocare a calcio. La Lazio, inoltre, in trasferta ha un rendimento eccezionale e per i rossoblù non sarà facile. Vittoria contro Inter e Fiorentina per la truppa Pioli, biglietto da visita preoccupante. Ma una volta decretato il fischio di inizio, i sentimenti faranno spazio all’agonismo, alla voglia di vincere, al desiderio di riscatto del Bologna dopo la sconfitta contro il Chievo. E se anche vogliamo bene a Pioli, lo abbiamo apprezzato e applaudito, dovremo fare di tutto pur di batterlo. Durante i novanta minuti non si guarda in faccia a nessuno, prima e dopo spazio all’emozione.

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