Difesa e cazziatoni: ecco l’Italbasket di Messina

Difesa e cazziatoni: ecco l’Italbasket di Messina

Il ritorno di Ettore Messina alla guida della Nazionale riconsegna all’Italia una squadra piegata sulle gambe e concentrata in difesa.

Due partite e due vittorie, facile quella con la Tunisia, meno con la Croazia, ma l’Italia del basket è ancora viva. L’ha rigenerata forse Ettore Messina, che ha deciso di puntare sul suo famigerato marchio di fabbrica: la difesa. Certo, non è stato fatto nulla, ci sono le semifinali ed eventualmente la finale contro la Grecia per ottenere il pass, anche se gli ellenici dovranno fare i conti con la Croazia in semifinale, ma c’è qualcosa di cui rallegrasi. E sappiamo, inoltre, quanto conta in queste competizioni avere energie in più nel finale, avere un tabellone facile consente a chi ne beneficia di dosare benzina, ruotare uomini, centellinare minuti di gioco.

L’Italia dunque si è desta, perché se la Nazionale più talentuosa di sempre non è ancora riuscita a vincere nulla un motivo ci sarà. Siccome Gallinari è stanco di perdere, lo eravamo anche noi di vedere una squadra non concentrata dietro, nella zona di campo che di solito fa vincere le partite. Talento sì da una parte, ma gioco di squadra dall’altro, dove Messina picchia, urla, striglia, pretende. E fa bene, perché solo chi non ha fiducia nella propria squadra soprassiede ad errori o dimenticanze, chi ci tiene, chi ci crede, pretende perché è a conoscenza del potenziale che questa Italia può mostrare in campo. E allora se in difesa si riesce a mantenere gli avversari su percentuali basse, dall’altra parte del campo c’è tutta la qualità necessaria per trovare canestri facili e difficili, frutto di circolazione di palla oppure di un tiro forzato. L’Italia può tanto solo se dietro piega le gambe, comunica, gioca di squadra, si sostiene a vicenda e instaura la classica mentalità vincente ma votata al lavoro.

E’ quello che sta cercando di costruire Messina, un coach che può anche dirti di fare un palleggio arresto e tiro e non una entrata, che può cazziarti per una scelta sbagliata o semplicemente sostituirti appena commetti un errore. E’ un perfezionista, curatore dei dettagli, quelli che spesso fanno la differenza. Ma è la vera arma in più di una squadra cambiata in parte rispetto all’Europeo, con scelte nuove (Tonut ad esempio) e soprattutto con un approccio tattico completamente diverso. Prima si strisciano le ginocchia in difesa, poi si va dall’altra parte a far canestro muovendo la palla e con meno palleggi. E quella piccola parte di forzature, secondi eterni con la palla in mano, è compensata dalla difesa asfissiante che sta costruendo il coach. Ancora due partite e può essere Rio, dove realmente ci si potrebbe divertire.

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