Diamanti: il vero uomo squadra (e capitano) del Bologna

Manuel Minguzzi speaker di Alma Radio (www.almaradio.it)

La Juve voleva Diamanti, ma Alino ha detto no. Questo abbiamo letto ieri sulle pagine del Resto del Carlino.Il nostro fantasista ha stoppato tutto sul nascere, ha impedito che la trattativa partisse dicendo che lui si trovava bene qui e che non voleva andare da nessuna parte. Badate bene, lo sottolineo, lo ha cercato la squadra campione d’Italia (che molto probabilmente lo diventerà anche quest’anno) e che disputa la Champions League. Invece il nostro Alino è rimasto volentierii a lottare per salvarsi in una squadra che vede nebbia nel suo futuro e che lo scudetto lo rivedrà (se va bene) tra trenta o quaranta anni. In un calcio professionistico che a tratti diventa mercenario trovare un calciatore che ai suoi interessi economici e di prestigio predilige quelli dello stare bene con se stessi e con una città intera non è poco. Lo dico senza mezzi termini, anche a costo di risultare impopolare: la fascia di capitano andava lasciata a lui anche dopo il ritorno di Portanova. Diamanti ha sempre mostrato di tenere alla maglia del Bologna sia in estate (ricorderete la telenovela col Brescia), durante tutto il campionato e ora anche nella sessione invernale di calciomercato. Se avesse voluto andare via lo avrebbe fatto, dopo la grande stagione scorsa e gli europei credo avesse non pochi estimatori in giro per l’Italia e per l’Europa. Certo, con una società in tensione finanziaria la paura che un giorno Diamanti sia costretto ad andarsene c’è ma almeno ci ha dimostrato che se un giocatore vuole restare può imporsi e farlo. Questo mi porta a pensare che Diamanti a tutti gli effetti sia diventato la bandiera del Bologna, il giocatore rappresentativo e leader di uno spogliatoio che non è nuovo a spaccature. Forse lo era anche prima, ma ora ne sono sicuro. E’ innegabile che Alino abbia sempre mostrato una certa integrità morale, vi ricorderete frasi sibilline tipo “E’ facile fare la bandiera a dieci milioni l’anno” rivolta a Totti e che forse non abbia per niente gradito la decisione di ridare quella fascia da capitano a Daniele Portanova. Il difensore ha dato tanto per questa maglia, nessuno lo nega, ma anche Alino che, con tutto rispetto per Portanova, avrebbe tranquillamente potuto andare a prendere molti più soldi in giro per l’Italia dall’alto del suo talento. Molto probabilmente un giorno se ne andrà anche lui, per adesso merita una menzione speciale. Sperando che sia da esempio a tanti.

 

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