Dall’Ara, diritto di scelta (ma occhio alle location)

Dall’Ara, diritto di scelta (ma occhio alle location)

Non c’è solo la questione abbonamenti (750 il primo giorno, record dal 2008) a tenere alta l’attenzione, ma anche tutto ciò che riguarda il discorso Dall’Ara. Andiamo con ordine. Come ho già scritto ieri, va benissimo la fede, la passione, il tifo, la Serie A e tutto il contorno, ma credo che ogni tifoso abbia il sacrosanto diritto di decidere in autonomia se sottoscrivere la tessera oppure no. Capisco chi storce il naso per i rialzi e comprendo le ragioni della società nel tirare un po’ la corda sui prezzi. Si offre un servizio, quest’anno più qualitativo rispetto alla B, di conseguenza – per usufruirne – è necessario pagare. E’ diritto da parte del proprietario – che nel frattempo ha ripianato per  40 milioni – alzare l’asticella dei prezzi, dall’altra parte è diritto dei tifosi decidere di non farlo e seguire, inizialmente, le partite da casa. Poi, lo sappiamo benissimo, se arrivasse qualche nome altisonante sul mercato chi in un primo momento ha optato per il no potrebbe cambiare idea. Così come è possibile che alcuni decidano di vedersi live solo qualche partita acquistando singolarmente i biglietti. Sono normali dinamiche che intercorrono tra la società e il pubblico. Insomma: non possiamo fare i conti in tasca alle persone. Ad ogni modo, la strategia del Bologna è chiara: nei Distinti si cerca di riempire la zona centrale, in modo tale che il colpo d’occhio dalle telecamere sia accettabile. Da qui l’idea di unificare il settore. 

 

Capitolo stadio. La società farà partire i lavori in estate per diminuire la capienza e rendere decente il Dall’Ara per la Serie A. Sono d’accordo sulla riduzione dei posti (39mila sono tanti da riempire) e con una capienza da meno di trenta consentirebbe un bel colpo d’occhio ad ogni partita. E questa è la mission societaria: evitare immensi spazi vuoti. Poi sì, bisogna fare attenzione alle metodologie che si adotteranno per portare a termine questa strategia: benissimo i pannelli pubblicitari, a patto che non raffigurino spettatori finti. Sarebbe abbastanza triste. Non credo succederà, ma credo che a fine agosto avremo un Dall’Ara abbastanza rivoluzionato. 

 

Lavoir propedeutici alla ristrutturazione totale dello stadio? Forse, ma non è detto. Riqualificare il Dall’Ara vorrebbe poter dire andare incontro ad un esborso economico probabilmente non sostenibile.  A quel punto, conta l’imprenditore e non la suggestione in questi casi, la società potrebbe virare su un’altra strategia. Perché è vero il fatto che il Dall’Ara, da sempre, è uno dei simboli di questa squadra, ma questo non significa che ci mette i soldi non butti un occhio alla classica tabella suddivisa tra costi e ricavi. Se costruire un impianto nuovo costerà molto meno che ristrutturare quello attuale, dovremo rassegnarci al fatto che la strada più romantica, suggestiva ed euforica dovrà essere abbandonata. Lo studio di fattibilità di cui si sta occupando Larry Smith Italia servirà proprio a trovare la strada migliore dal punto di vista economico. Parliamoci chiaro, nonostante preferisca di gran lunga continuare con il Dall’Ara, se Saputo – che ha spedito dal Canada più di un bonifico- dovesse decidere di cambiare rotta, troverebbe comunque il mio sostegno. Gli imprenditori non possono sfuggire alle leggi della Finanza e dell’Economia, quelle che ti impongono, a volte, di seguire la strada meno costosa e meno difficoltosa. Si può invece discutere sulla futura location di un ipotetico nuovo stadio. Evitiamo cattedrali nel deserto scomode da raggiungere e lontano dalla città, si trovi una zona comoda in prima periferia e facilmente accessibile dalle principali arterie cittadine. Tutto questo non solo per trovare il consenso da parte dei tifosi (ovvero i clienti dello stadio) ma anche per trovare terreno fertile nelle istituzioni. Altrimenti si rischierebbe un Romilia 2.

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