Dall’Ara: Bene la riduzione della capienza, a patto che abbia un senso

Dall’Ara: Bene la riduzione della capienza, a patto che abbia un senso

Difficile mettere tutti d’accordo, il mondo è bianco, nero, ma anche grigio. Qualcuno è preoccupato per il mercato, altri invece attendono con pazienza consapevoli che Saputo non ha la minima intenzione di retrocedere, mentre altri aspettano il grande nome che porti in automatico ventimila abbonamenti. In realtà in tanti la tessera l’hanno già sottoscritta, in questo momento come un atto di fede e non sulla base dell’effettivo valore della rosa. Manca il tridente titolare, manca qualche centrocampista e quei nomi che stuzzichino l’appetito dei tifosi. Ecco perché, al momento, sottoscrivere la tessera è sintomo di attaccamento, di voglia di rivedere la Serie A a Bologna e non il risultato di una analisi del mercato. O meglio, si possono ipotizzare le caratteristiche dei futuri acquisti, perché c’è un progetto tecnico che Rossi e Corvino stanno disegnando, ma i nomi, tolti i Mirante, Crisetig, Rizzo e Rossettini mancano ancora. In tutto questo, Saputo sa che sul mercato si deve fidare di Corvino e sa che, da qui a fine agosto, la squadra dovrà essere di buon livello se vorrà rivedere un colpo d’occhio al Dall’Ara di un certo tipo. Certo, ha ammirato la bellezza dell’impianto pieno durante la finale di ritorno con il Pescara, ma si sa, in pieno inverno, con una squadra attorno al tredicesimo posto e un avversario mediocre di fronte, gli spazi vuoti sarebbero ingenti e degni di nota. Qui si spiega la strategia di ridurre la capienza a circa 27 mila posti. Si spera di avvicinare i 20mila abbonati, il resto può essere completato dai tifosi occasionali che si recano allo stadio di tanto in tanto. L’idea mi trova d’accordo, perché per un Bologna che si riaffaccia alla Serie A con Saputo sarebbe una caduta di stile grave avere uno stadio mezzo vuoto, con i seggioli gialli a spuntare in mezzo agli impermeabili dei tifosi. Spero davvero che il nuovo Dall’Ara sia tutto rossoblù, non solo la tribuna centrale e i distinti, perché alla fine il risultato in stile ‘abito di Arlecchino’ sarebbe alquanto stonato. Speriamo bene.

 

Tornando alla capienza, trovo utile ridurla, anche perché difficilmente avremo stabilmente 30mila persone fisse allo stadio, l’importante è che tutto venga fatto con eleganza e buon senso. Spazi pubblicitari? Va benissimo, introitare denaro è un aspetto fondamentale, purché il risultato finale non sia un conglomerato di colori senza senso. In fin dei conti lo stadio è la casa non solo dei giocatori ma, soprattutto, dei tifosi. E’ per loro che andrebbe migliorata la struttura, sono loro i clienti del servizio e quindi sono i loro fabbisogni quelli che dovranno essere soddisfatti. Coprire tutto l’impianto non si può, rendere i bagni più agibili, i seggiolini più comodi e sradicare le piantine che imperterrite sorgono nei distinti sì. Credo che, a lavoro ultimato, si potrà essere contenti del risultato, nella speranza che davvero tutto il Dall’Ara stia per diventare rossoblù e non metà giallo. Chiaro, ci sarebbe piaciuto vedere un progetto tridimensionale per avere un’idea di quello che diventerà il Dall’Ara, non ci è stata fornita una immagine a lavori ultimati ma non credo proprio che Saputo voglia rendere orribile lo stadio di casa della squadra che comanda. O per dirla semplice: peggiorare ciò che già mestamente abbiamo proposto negli ultimi anni. Nel calcio conta anche l’immagine, e con la nuova proprietà si può star tranquilli. Passino le critiche sul mercato per un giocatore che non è venuto o uno che non piace (il calcio, in fin dei conti, è soggettivo) ma sparare giudizi preventivi su quello che sarà il nuovo impianto quando i lavori sono appena iniziati, mi pare decisamente eccessivo. Fidiamoci almeno in questo, Saputo sta spendendo soldi suoi per migliorare un Dall’Ara impresentabile. Pazienza se dovremo “sopportare” qualche sponsor in più.

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