CrediAmoci perché…

CrediAmoci perché…

Perché è nostro dovere. E’ la prima frase che mi è venuta in mente guardando l’iniziativa lanciata dal Bologna, quella che invita i tifosi sparsi in tutto il mondo a mandare un filmato di sostegno ai ragazzi in vista di questa ultima entusiasmante prova stagionale. Poi, sinceramente, avrei una gran voglia di festeggiare, di sentirmi soddisfatto e orgoglioso nel tifare per questa squadra. Poter dire a tutti: zitti, siamo in A. Nessun sfottò da parte di tifosi di altre squadre, nessuna invidia nell’ammirare formazioni meno blasonate in massima serie e – finalmente – quella sensazione di missione compiuta che lava via ogni tensione, ogni pressione e ogni sensazione emozionalmente negativa. Potersi buttare sul divano e sospirare di felicità, un po’ come quando si torna a casa stanchi la sera ma soddisfatti. Ci si lascia andare, in tutto. Il sospirone però ora dobbiamo farlo per buttare dentro ai nostri polmoni il massimo dell’ossigeno possibile, prepararci alla lotta, alla sofferenza, alla guerra sportiva. Tenersi pronti a tutto e predisporsi a fare di tutto pur di vincere. CrediAmoci perché non bisogna lasciare nulla di intentato, ogni piccola minima possibilità andrà colta senza paura, timore o fragilità. Lo so, ultimamente batto molto su questo tasto e i pezzi possono sembrare ripetitivi, ma da adesso non si scherza più, non c’è più tempo per cullarsi e affidarsi all’ultima disperata occasione rappresentata dai playoff. Negli ultimi mesi la post season è stata vista come una sorta di paracadute, quando si è iniziata a intravvedere la difficoltà nell’acchiappare la promozione diretta è stato messo in mezzo al mare in burrasca il salvagente dei playoff. “Se non sarà secondo posto li affronteremo per vincerli” si diceva, è vero ma ora quel momento è arrivato e il Bologna deve imparare a nuotare da solo se non vorrà affondare, aiuti non ce ne saranno più e di posti disponibili per la Serie A ne è rimasto uno solo. Toccherà a noi prenderlo.

 

Ieri Rossi ha sfoderato la solita saggia e dotta conferenza stampa. “Per giocare a calcio serve correre, altrimenti la palla la prendono gli altri”. E’ una sintesi perfetta, il Bologna deve correre, quantomeno provarci e mettere in campo tutto quello che ha. Può non bastare ma Rossi è anche lì per aiutare la squadra non a correre di più ma a correre meglio. Una squadra corta consente compattezza e spazi inferiori da coprire con la corsa, quella che il Bologna ha dimostrato di non avere o di avere meno rispetto alle avversarie. Dove non arriva la fisicità può arrivare la tattica, ma la determinazione, la rabbia e l’agonismo non si allenano perché fanno parte del bagaglio personale dei giocatori. O le hai o non le hai. Il Bologna è dunque una coperta corta che ha in dote un dato qualitativo migliore ed uno fisico peggiore, se riuscirà a mettere in campo una dose sufficiente del secondo allora nulla ci sarà precluso. Bisogna farlo, perché come dice il mister: “Dobbiamo pareggiare la determinazione dell’Avellino e poi vincere con la qualità la partita”. 

 

CrediAmoci perché può essere anche più bello farcela dalla via impervia, quella tortuosa che magari ti fa forare una gomma ma godere di un panorama indimenticabile una volta raggiunta la vetta. La soddisfazione sarebbe sicuramente maggiore e il prossimo anno saremmo in A esattamente come Frosinone e Carpi, le stesse che in questa stagione ci hanno preso a sberle in faccia. Nella storia questa Serie B verrebbe ricordata per la promozione e non per aver perso tre a zero al Cabassi, soprattutto, tra dieci anni potremmo essere da qualche parte in Europa e le altre di nuovo nelle serie minori. Il tutto a sancire e ristabilire la ritrovata importanza del nome che portiamo. Ecco perché i playoff sono un campionato a parte, un meccanismo che il calcio forse percepisce poco ma che invece andrebbe compreso fino in fondo per capire come davvero sia il caso di dare il 120%. Arriveranno momenti in cui sarà l’inerzia a farti andare avanti, la tua rabbia, la tua cocciutaggine nel conquistare un banale pallone a centrocampo che all’apparenza può valere poco ma che invece inciderà parecchio. Sono attimi, momenti di vita calcistica in cui la gamba non va tirata indietro. Gandhi diceva “La forza non deriva dalle capacita’ fisiche, ma da una volontà indomita”. Niente di più vero. CrediAmoci senza paura allora, perché mi rifiuto di pensare che il Bologna possa avere paura di una squadra incerottata e con 120 minuti nelle gambe. Rispetto, attenzione (anche per via delle provocazioni) ma soprattutto la consapevolezza di potercela fare. In sintesi: crediAmoci sul serio.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy