#ConquistiamocelA al Matusa

#ConquistiamocelA al Matusa

In effetti ancora mi chiedo cosa abbia trasformato il Bologna da brutto anatroccolo a cigno, da rospo a principe azzurro, insomma: come si è passati dal non saper segnare nemmeno con una matita a dipingere quadri alla Van Gogh? Non lo so (chi lo sa d’altronde) e sinceramente poco importa. Conta il fatto che in un qualche modo la squadra ce l’abbia fatta e varrebbe pure se qualcuno avesse chiamato Wanna Marchi e il Mago Do Nascimiento per farsi togliere il malocchio. Vale tutto. Vedete come è più bello ora il mondo anche se piove a dirotto? Si percepisce la bontà del paesaggio unito da tanti fiori che contribuiscono alla visuale in maniera nitida e non in modo diviso e disgregato. Prima avevamo qualche margherita sparsa in mezzo ad un prato fangoso in cui chi passava non aveva niente di meglio da fare che ammirare una autentica bruttura. Forse perché le scosse di assestamento invernali, con i nuovi arrivi, avevano provocato uno sciame sismico che probabilmente non sarebbe finito in tempo se non fosse arrivato un arbitro da Napoli a calmare gli animi interni, con una direzione di gara che invece ha provocato autentiche turbolenze fuori. I tifosi e la stampa hanno attaccato duramente l’arbitro, i giocatori hanno reagito vincendo in campo e dimostrando a tutti come le potenzialità per conquistare la Serie A siano rimaste intatte, anzi, siano notevolmente aumentate da venerdì a oggi. La Macumba sembra terminata e la truppa si presenterà al Matusa nel miglior modo possibile, la squadra ha fornito ampie garanzie di tenuta e tutti stanno fornendo un contributo tangibile; anche chi fino a qua aveva deluso. E così, in un campo fiorito sbocciato nel suo splendore, anche i petali più sgualciti stanno ritrovando una loro forma, un loro profumo e un loro colore, un assemblaggio di prim’ordine che inizia a destare la curiosità del tifo che ora si ritrova venti ragazzi trasformati e che sanno giocare al calcio e non una combriccola impaurita e incatenata ad un secondo posto assimilabile ad una prigione psicologica. Sì, non credo sia un caso, ovvero che una volta persa la seconda piazza la squadra abbia reagito, probabilmente perché è più facile arrivare alle spalle mettendo pressione alle avversarie piuttosto che subirla tutte le settimane. Il Bologna potrebbe essere assimilato ad un ciclista da velodromo, quello che effettua il surplace per far passare avanti l’avversario e poi, ciucciandone la scia, scavalcarlo di nuovo negli ultimi metri.

Torniamo quindi a respirare aria profumata, sperando che qualcuno non sia allergico al polline, e il Bologna dà l’impressione di avere nuova linfa in corpo con la possibilità – giocando in questa maniera – di potercela tranquillamente fare nonostante un inverno rigido che ha devastato il bel paesaggio collinare. Siamo alla quiete dopo la tempesta, anche se i rossoblù dovranno affrontare l’ultimo temporale a Frosinone in un Matusa poco ospitale e poco propenso all’accoglienza. Vedremo, la cosa certa è che ora vediamo ogni partita come la possibilità di vincere e mettere un’altra mattonella verso la Serie A e non l’ennesimo duro ostacolo da superare per una squadra sull’orlo del tracollo e della caduta. Prima anche un derelitto Varese ci faceva paura, ora vorremmo rigiocare al Cabassi per far vedere al Carpi di che pasta siamo fatti. Peccato sia troppo tardi. Non lo è per la seconda piazza, soprattutto perché il Bfc sembra riuscire nell’impresa di passare indenne la fase più dura del calendario, passando la patata bollente a Vicenza e Frosinone e alle loro rispettive ultime tre partite.

Merito di Lopez, dei giocatori, dei tifosi riappacificati o dell’arbitro Maresca che ha riacceso la scintilla? Difficile saperlo, magari questa rinascita è frutto di un insieme di cose, una sequela di miglioramenti generali che hanno permesso al Bologna di acquisire consapevolezza nei propri mezzi e in quello che è in grado di fare su un campo da calcio. C’è poi da considerare come i ragazzi abbiano reagito proprio nel momento di maggior difficoltà del mister, dimostrando finalmente in campo la volontà di voler blindare la panca del fidato timoniere. Ora ci si gioca tutto il due maggio al Matusa, una partita che vale una stagione contro una squadra che ha sì vinto a Terni ma con il fiatone e un gol forse irregolare (alla faccia di Lotito che non voleva le piccole in A…). Il Vicenza invece è colato a picco al Rigamonti al cospetto di una squadra ancora viva e il Carpi è ufficialmente in A. La Trasferta con la T maiuscola è dunque quella del 2 maggio, per fortuna non è il 5 che rievoca, storicamente, brutti ricordi. In un certo senso il destino è tornato in parte in mano nostra, ma manca ancora una piccola porzione. Forza e coraggio ragazzi, passa tutto dalla Ciociaria, la storia, la leggenda e il blasone. Un solo motto può esistere dopo la giornata di oggi: #ConquistiamocelA al Matusa!

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