Con il Carpi la più difficile. E Donadoni…

Con il Carpi la più difficile. E Donadoni…

Contro i biancorossi la partita tecnicamente più complicata. Tavecchio apprezza Donadoni, ma il favorito per la panca azzurra è…

Il derby si avvicina, anche se per alcuni non è considerato tale. Rivalità più accesa con Modena e Cesena, ma per quanto successo nel recente periodo anche la sfida al Carpi inizia ad accendere le fantasie dei tifosi. Il tre a zero del Cabassi da queste parti non è stato dimenticato, una partita che sancì la promozione biancorossa e la sofferenza rossoblù, poi culminata con altrettanto sofferti playoff. A Bologna si attendeva solo una cosa: salire in Serie A e prendersi la rivincita con ben altri interpreti. La sensazione generale era di un Carpi momentaneamente padrone, ma grazie agli investimenti di Saputo il sentore che la situazione si sarebbe capovolta in Serie A c’era. Infatti, nonostante l’avvio choc, è andata proprio così. In uno spunto del maggio scorso scrissi: “spero che tra qualche mese andremo a Carpi e Frosinone a vincere nettamente senza bisogno di aiuti e con autorità sul campo, forti di una società ricca che avrà costruito una rosa competitiva al cospetto di chi – probabilmente – lotterà per salvarsi fino all’ultima giornata. Da una parte noi, un club che in un modo o nell’altro prima o poi tornerà grande con i danari canadesi, dall’altra chi sta vivendo un sogno ad occhi aperti che per essere coltivato necessita di risorse e blasone. Difficile trovarli se non si hanno già a disposizione”. Peccato solo per quella sconfitta al Matusa, ma la speranza si è in parte tradotta in realtà.

Se il Bologna ha sofferto, prendendo sberle sia a Carpi che a Frosinone, la Serie A ci riconsegna una situazione pronosticabile anche nel momento più buio della scorsa Serie B. Il Bologna ha fatto strada grazie agli investimenti di Saputo, Frosinone e Carpi sono rimaste sostanzialmente ferme a quel livello, da vertici della Serie B ma da ultime posizioni in Serie A. Ultimamente si è parlato un po’ troppo di traverse e fortuna e a chi ci ha visto da fuori occorre ricordare che ‘legno non è gol’, e i rossoblù sono risaliti in massima serie. Una sfortuna per chi era partito per salvarsi, perché avere a che fare con il Pescara sarebbe stato diverso: ovvero la proposizione di una lotta meno impari e con un’altra candidata alla retrocessione. Il Carpi avrebbe avuto bisogno della stagione no di una squadra impronosticabile (il Verona) e della vittoria finale contro le altre neopromosse. La promozione del Bologna ha complicato i piani, con il Pescara sarebbe stato tutto più giocabile. E allora, la partita di domenica rappresenterebbe una rivincita su tutta la linea, per i tifosi rossoblù presi a male parole al Cabassi, per il ‘tifo’ biancorosso a favore del Pescara, per la supremazia rossoblù e per chiudere il cerchio battendo il Carpi la seconda volta in Serie A.

Tutto bello, tutto molto romanzato, ma per nulla facile. Il Carpi metterà il classico pullman davanti alla porta e partirà in contropiede. Serve la massima qualità, la massima determinazione e la giusta lucidità. Non sarà una bella partita, proprio per questo motivo servirà tutta la pazienza del caso per scardinare una difesa comunque arcigna e rodata. Girare il pallone con qualità e velocità, sbagliando poco e prestando la massima attenzione alle verticalizzazioni avversarie. Dal punto di vista tecnico-tattico una delle partite più difficili per il Bologna.

Chiusura su Donadoni. La stima di Tavecchio nei suoi confronti è nota, l’annata di Parma ha fornito all’Italia calcistica un tecnico tutto d’un pezzo che fungerebbe anche da spot per la Nazionale maggiore. Donadoni ha chiuso malissimo la sua avventura sulla panchina azzurra, silurato dal ritorno – poi rivelatosi disastroso – di Marcello Lippi. Ma dirigenti e presidente sono cambiati e Donadoni godrebbe di più autonomia. C’è però il Bologna, una società in forte rilancio, un feeling unico maturato con il proprietario Saputo che nel corso dei mesi ha guadagnato la fiducia di Donadoni grazie ad un modo di fare concreto e corretto, un profilo morale – quello del canadese – di un’altra categoria rispetto a quello del presidente federale, più volte incappato in scivoloni grotteschi per quanto assurdi. Il fatto che Tavecchio voglia Donadoni non significa che il viceversa. E poi c’è Mancini, profilo più internazionale rispetto al mister bergamasco e forse vicino alla fine della sua avventura nerazzurra. Più volte, inoltre, Mancini ha ribadito la sua attrazione verso la panchina azzurra. Al momento è lui il favorito per la successione di Antonio Conte.

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