Come passare dalle lavatrici rotte a Saputo nel giro di un anno

Come passare dalle lavatrici rotte a Saputo nel giro di un anno

Potrebbero scriverci un manuale: come diventare ricchi in 365 giorni. Ultimamente vanno molto di moda i guru della mente che grazie a corsi o lezioni su come impostare il pensiero del tuo cervello riescono a farti cambiare vita nel giro di uno schiocco di dita. Sei depresso, povero, single e vuoi buttarti da un ponte? Fai un paio di incontri con questi tizi e improvvisamente ti senti un altro, o semplicemente approcci la vita con fare diverso. Bè, il Bologna è passato dalle lavatrici rotte alla tv ultrapiatta e in hd in un anno. “Un giorno vengono due signore e mi dicono che la lavatrice è rotta e le maglie vengono lavate a mano”, lo racconta Joey Saputo nell’intervista a Repubblica, a testimoniare come il Bologna si era ridotto dopo la dolorosa retrocessione targata Guaraldi. Nemmeno gli elettrodomestici, un po’ come gli appartamenti sgangherati che qualche agenzia immobiliare ti vuole rifilare con arredamenti di seconda mano. E qui, ancora adesso, mi chiedo: ma come abbiamo fatto a convincere Saputo? Bella domanda, anzi, una risposta c’è: Joe Tacopina, Andrew Nestor e Marco Di Vaio. Sì, ci ha provato il presidente con le fideiussioni da Trani ma senza di lui probabilmente anche Saputo sarebbe scappato a gambe levate, con una società con 40 milioni di debiti, stadio obsoleto e lavatrici rotte. Il patron dei Tampa Bay Rowdies ci ha messo qualche buona parolina e il capitano è entrato nella cerchia degli uomini di fiducia di Saputo e non si è potuto esimere da qualche consiglio. E allora, cari lettori, non dimenticatevi mai di come eravamo messi un anno fa, tenetelo ben presente in qualsiasi momento, anche tra quattro anni se – per caso – non dovessero soddisfarvi i risultati made in Saputo e Corvino. 

 

Lo sottolineo perché questa è una città strana. Può tranquillamente accadere che tra qualche mese qualcuno storcerà il naso per qualche acquisto, che un decimo posto in Serie A venga considerato deludente e che Pantaleo Corvino risulti un direttore sportivo bollito. Invece, dobbiamo solo avere pazienza e attendere che il processo di consolidamento del Bologna arrivi a termine. Non ‘se’ ma ‘quando’ lo farà. Perché dubbi sul fatto che Saputo ci riporterà in alto non ce ne sono più, è finito il tempo delle incognite, i prestitacci, i contrattoni inutili, la scarsa importanza a livello nazionale, le prese in giro, le delusioni. Insomma: siamo esattamente dove volevamo essere. Tutto questo, è doveroso ammettererlo, grazie anche a Filippo Fusco che è riuscito con le cessioni ad evitare il peggio e – al tempo stesso – a costruire una buona squadra, perché con questi presupposti la nuova proprietà ha potuto affacciarsi in una realtà a rischio ma non sparita, e se a giugno il Bologna si fosse estinto ora non saremmo giunti a questo punto. Fusco ha iniziato l’opera, Corvino l’ha completata anche se con più capitali alle spalle, alla fine – ancora una volta – si ritorna però sempre allo stesso punto: il merito per questo risultato è di tutti. C’erano due anime, è stato complicato assemblarle, ma per il bene del Bologna il gruppo e lo spogliatoio hanno fatto la differenza. 

 

A luglio dell’anno scorso salivo a Sestola, il clima era freddissimo ma di festa. C’erano tante facce nuove meritevoli di aver sposato un progetto a rischio fallimento. C’era però la voglia di chiudere col passato, con la retrocessione, i giocatori ceduti e quelli arrivati nel mercato di riparazione invernale, dimenticare Ibson, Friberg e il ‘mercato perfetto’. Anche Lopez era stato accolto con entusiasmo, sia in Piazza Maggiore durante la proiezione del film di Marrese, sia alla presentazione delle maglie. I tifosi si fidavano, peccato quel crollo finale. Poco importa ora, nel senso che in A ci siamo arrivati anche con il suo aiuto e ora tutto quello che occorre fare è ricordare i tempi delle lavatrici rotte quando qualcuno avrà anche solo in mente di additare Saputo come porta sfortuna. Aspetto con cui mi è già capitato di dover far fronte. Perché lo sappiamo, ci sarà qualcuno che sentenzierà che quell’acquisto è brocco o che quel giocatore è finito, i maidoguti, quelli che ‘o Europa o niente’ oppure ‘non vogliamo i prestiti’. Neanche io, ma è chiaro che non si può pretendere tutto subito. Chissà però che anche un Berardi in prestito autore di 13 gol in rossoblù non faccia dimenticare la formula di acquisto poco utile…Ricordare da dove si arriva è il primo passo per tarare correttamente le opinioni future, in attesa che Saputo – tra qualche anno – ci riporti tra le prime quattro d’Italia. A proposito, ieri, per chiudere con la ciliegina sulla torta, abbiamo avuto l’onore si entrare nel magazine mensile delle Fifa con una intervista al chairman, roba a cui ancora faccio fatica a credere. “Cercheremo di far tornare il Bologna ai successi di un tempo” ha affermato Joey, una frase che mi fa ricordare quella tipica di Guaraldi durante ogni sessione di mercato: “Non cederemo tizio, per caio il riscatto non è un problema e sempronio è voluto andare via”. Sembran passati secoli…

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