Come fai sbagli

Come fai sbagli

‘Donadoni dovrebbe cambiare’, ‘Donadoni dovrebbe far giocare Tizio, sostituire Caio e dare fiducia a Sempronio’, ma qualsiasi cosa si fa rischia di non andare bene

Da sempre il calcio si basa su un pilastro fondamentale: l’identità di squadra. Tutti gli allenatori provano ad ottenerla utilizzando i giocatori che meglio possono costruirla e interpretarla. E’ così adesso per Donadoni che per più di un mese ha impiegato più o meno gli stessi uomini. In fin dei conti, la missione di un mister è quella di trovare un undici convincente da riproporre costantemente, perché cambiare sempre è sinonimo di confusione oppure di una identità non ancora trovata. Il Bologna però sta attraversando un momento di flessione tecnico-fisica-mentale, una cosa normalissima all’interno di una stagione lunga e sfibrante (soprattutto per chi ha dovuto rimontare). E nonostante una cavalcata impressionante basta una sconfitta a San Siro (non al Cabassi di Carpi) per far ripiombare la squadra nella critica. Si dirà: “Donadoni non cambia mai”, ma se per caso lo avesse fatto e poi il Bologna si fosse inceppato, le critiche sarebbero arrivate copiose per una sperimentazione a salvezza acquisita che avrebbe compromesso la lotta all’ottavo posto.

Quale sarebbe stata l’opinione generale se nelle ultime 4 partite Crisetig avesse preso il posto di Diawara? “Ah, sono salvi, adesso fa giocare quelli che son stati sempre in panchina”. Invece no, Donadoni è andato avanti con i fautori del momento magico (con qualche sostituzione: Mbaye a destra, Maietta per Marios in mezzo) proprio anche per non dare l’impressione di una squadra appagata e pronta ad andarsene in vacanza. E quando i risultati vengono meno, gli assenti hanno sempre ragione. Brienza deve giocare di più (vero, ma noi lo vediamo negli ultimi minuti fresco contro gli avversari stanchi), Diawara è in calo e per questo dovrebbe sedere in panchina (come se le alternative fossero Pirlo e Xavi) e l’attacco è spuntato. Ma il Bologna è una squadra, e se il Bologna ha una flessione non è detto che i panchinari possano assorbirla o limitarla. Fondamentali anche gli stimoli mentali, perché è normale perdere un pizzico di fame quando il frigo si riempie e la cena – per diverso tempo – è stata sazia e soddisfacente.

E allora non è il momento di esagerare con le critiche verso squadra e allenatore, perché il nono posto è stato mantenuto, la squadra è in leggera difficoltà ma non in zona retrocessione e la cavalcata trionfale non può essere dimenticata per via di una sola sconfitta. Si pretende troppo verso una squadra che dopo 10 partite era data per spacciata, l’abitudine al risultato positivo pone tutti nella condizione di voler chiedere sempre di più ma, per come costruito quest’anno, anche il Bologna presenta limiti invalicabili, altrimenti sarebbe in lotta per lo scudetto. Lasciamo lavorare l’allenatore, crescere questi ragazzi che ancora tanto possono imparare e migliorare, ad esempio come uscire indenni da una flessione e come affrontare momenti opachi che non consentono brillantezza di giocata e pensiero. Se Diawara dovesse far posto ad una riserva, non imparerebbe a convivere con i frangenti di difficoltà. Giocando, seppur non ai suoi soliti livelli, non farà altro che accumulare esperienza. E se il ragazzo gioca qualche partita appannata, forse avremo anche più possibilità di trattenerlo. La vita è sempre così: come fai sbagli….anche quando le cose vanno benone.

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