Che roba la Serie B! Nel frattempo ha parlato Corvino…

Che roba la Serie B! Nel frattempo ha parlato Corvino…

La Serie B non è mai come te l’aspetti, la sorpresa è dietro l’angolo e stavolta a viverlo sulla propria pelle è lo Spezia di Nenad Bjelica. Pronostici buttati nel cestino dunque, venerdì sarà Avellino-Bologna. Non mi avventuro in previsioni vista la puntuale smentita del campo, ma per i rossoblù l’occasione si presenta su un piatto d’argento. Irpini che hanno giocato 120 minuti per larga parte in inferiorità numerica, con un espulso e cinque ammoniti a rischio squalifica per il ritorno della semifinale. Il computo totale con la doppia sfida contro il Bologna recita tre partite in una settimana per i lupi che dovranno, giocoforza, centellinare le energie. Inoltre, rigiocare tra tre giorni dopo aver fatto due supplementari può presentare il conto. Certo, giocare al Partenio non è mai facile, storicamente per il Bologna uno stadio nemico, ma l’occasione per il Bfc è solo lì da cogliere. Non sarà facile, soffriremo, ma non possiamo avere paura di questa semifinale. Prepariamoci alla lotta, anche se mi sento di guardare con ottimismo al futuro perché abbiamo tra le mani tutto quello che avevamo chiesto: semifinale contro la squadra più debole e con tanta stanchezza nelle gambe. Ecco, direi che non possiamo parlare di sfortuna.

Dall’altra parte del tabellone è arrivata la prima sorpresa di giornata. Il Perugia, a detta di tutti possibile finalista, esce subito per mano di un talentuoso Pescara. Nonostante il cambio di guida tecnica, gli abruzzesi si confermano squadra da trasferta, anche per via di un tridente offensivo di tutto rispetto per la categoria. Ad ogni modo, abbiamo la dimostrazione che anche un cambio di allenatore all’ultima giornata, a volte, può servire. Inoltre, appare del tutto evidente come fare pronostici possa rivelarsi la via più diretta per sbagliarli. Resto della mia idea, il futuro dipende esclusivamente da noi e da cosa saremo capaci di mettere in campo, se riusciremo ad onorare il nome che portiamo allora questo playoff terminerà come noi tutti ci auguriamo, altrimenti può succedere di tutto. Per dirla alla Corvino: servono la testa e le gambe giuste.

A proposito di Pantaleo Corvino, ieri in conferenza ha rivendicato il suo operato, lanciando qualche frecciatina a chi più volte nell’ultimo periodo lo ha criticato e sancendo come spartiacque stagionale il girone di ritorno. Corvino non parla di chi c’era prima, lo fa solo citando i giocatori usciti e sostituiti da chi è arrivato a gennaio. In effetti sulla carta non c’è paragone tra Paez e Gastaldello, tra Stojanovic e Da Costa e tra Betancourt e Sansone, dall’altra parte, è banale sottolineare come le previsioni non vadano in campo, bensì undici giocatori da amalgamare chimicamente il meglio possibile. Evidentemente sotto questo aspetto qualcosa non è andato. “Qualcuno ha creato ad arte pressioni mediatiche tra vecchi e nuovi” ha affermato categorico Corvino, un modo per prendere le distanze da chi è rimasto ancorato al Bologna che fu, senza rendersi conto che è il Bologna globale di adesso a tentare l’attacco alla Serie A. Bisognerebbe guardare l’involucro nella sua totalità e non se all’interno ci sono cioccolatini bianchi o neri. 

Come gli svizzeri, rimango nel mezzo. Proprio perché anche nel Bologna attuale ci sono giocatori portati da Filippo Fusco che contribuiscono in egual misura (e hanno portato il Bfc secondo, spendendo tante energie) a quelli acquistati da Corvino. Matuzalem, Buchel, Oikonomou, Masina e Maietta sono fondamentali per questo Bfc esattamente come lo sono (o lo possono diventare ) i Sansone Da Costa, Mancosu ed Mbaye. Non è facile unire due anime, soprattutto se i due partiti a Bologna sono fermi su posizioni diametralmente opposte. Corviniani e fuschiani non troveranno un punto comune, o forse sì: la Serie A. Altrimenti sarà guerra, i megafoni sanciranno la rottura del giocattolo ad opera del nuovo direttore sportivo, gli oppositori si scaglieranno sulla gestione precedente rea di aver lasciato strascichi all’interno delle sacre mura dello spogliatoio. Non ci sarà pace se il Bc rimarrà in cadetteria, sarà un fuoco incrociato di opinioni diverse, opposte, non conciliabili che porteranno ad una rottura pressoché totale. Anche perché il singolo elemento di contatto (che può essere solo la promozione) verrebbe meno se i rossoblù non vinceranno i playoff, e la presunta unità si scioglierà un po’ come la goccia del gelato che squagliandosi sporca bocche e mani dei bambini. Chissà dunque che almeno i giocatori non capiscano la situazione e decidano di restare uniti a dispetto delle polemiche o delle prese di posizione, chissà se davvero si riuscirà a passar sopra alle differenze di ingaggio (che fanno parte del mondo del calcio) e ai mugugni di chi voleva un rinnovo contrattuale. Forse è proprio per questo che apprezzo il lavoro di Delio Rossi, ovvero affidarsi a quei giocatori che reputa più utili alla causa da qui alla fine. Chi ha la mente sgombra gioca, chi lotta ed è il “ciuccio vivo” si prende la maglia al posto del “medico morto”. E’ l’unica soluzione, quella che può mettere pace a due partiti in guerra da mesi all’interno della piazza bolognese. Una guerra, ancora una volta, creata più per interessi personali che altro. Poi guardo Mbaye – il ragazzino nuovo arrivato – segnare e andare ad abbracciare Troianiello (il senatore portato da Fusco) e capisco che tutta questa divisione potrebbe non esserci.

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